È martedì e sono già stanco come se fosse venerdì.
Non arriverò vivo alla fine della settimana. E ho un aperitivo, anzi due. Un concerto poi mi pare. E ovviamente il lavoro.
Olè!
È martedì e sono già stanco come se fosse venerdì.
Non arriverò vivo alla fine della settimana. E ho un aperitivo, anzi due. Un concerto poi mi pare. E ovviamente il lavoro.
Olè!
Questo è uno strano weekend.
Venerdì sera L. è venuto a casa mia e siamo stati assieme quasi tutta la notte. Fino alla 5. In realtà alle 4 io mi sono addormentato.
Abbiamo lavorato tutto il tempo. Design, grafica e fotoritocco.
Lavorare assieme a L. è bello. Bellissimo, profondo e facile e divertente. Ma stare tanto assieme, con una scadenza inprorogabile a poche ore e non potersi fermare nemmeno un attimo, fino allo sfinimento… Ecco, non è esattamente un classico weekend assieme alla persona amata. È qualcosa di un po’ diverso.
L. alle 5 è andato a casa, e si è messo a lavorare ad altri progetti. Io invece sono andato a dormire, alle 11.30 mi sono svegliato, e ho iniziato a preparare e caricare sull’apposito sito i risultati del lavoro notturno.
La connessione era lenta, e nonostante i file fossero leggeri ci ho messo diverse ore. Ho chiamato anche l’assistenza di Teletu, è mi pare notevolmente migliorata. Non che abbiano risolto il problema, ma non mi hanno asfisiato al telefono con pubblicità delle loro offerte, anzi la voce preregistrata mi ha portato rapidissimamente attraverso le diverse scelte al call center relativo al mio problema, lì la voce mi ha comunicato il tempo di attesa stimato (più di 4 minuti) che si è rilevato abbastanza preciso. Mentre aspettavo non una musica inutile, ne un messaggio promozionale o di scuse eterne, ma alcune informazioni generiche relative ad alcune problematiche comuni relative proprio a quel settore, così seguendo le indicazioni del messaggio ciclico ho già correttamente impostato alcuni nuovi parametri dell’adsl senza interrompere la mia “precedenza acquisita”. L’operatrice ha verificato tutto e non riscontrando problemi mi ha inviato una mail con alcune possibili soluzioni, e un sms a cui nel caso non bastassero eventualmente rispondere per essere contattati da tecnici specifici. Le indicazioni erano simili a quelle già indicate sul sito, ma c’era qualcosa in più, qualche dato in più. Non si è risolto granché, ma dopo aver controllato tutti i parametri, non sono tanto sicuro che il problema sia della mia connessione, o di quella del sito dove stavo caricando i dati.
Fatto sta che finisco di caricare i dati verso le 16.30, al che esco con Mam che voleva fare degli acquisti importanti. Andiamo al centro commerciale e dopo alcuni tentativi Mam trova gli stivali definitivi. Tutta raggiante decide di prendersi anche delle scarpe basse. Mentre lei attende alla cassa io giro il negozio: l’hanno rinnovato completamente dall’ultima volta. Quando torno alla cassa Mam mi ordina di prendere delle scarpe anche io, perché c’è uno sconto del 50% sul terzo paio.
Rifacciamo quindi il giro del negozio, ne provo circa metà. E alla fine compro loro:

Un paio di Asics Whizzer black-white-silver. Il mio primo paio, qualcuno mi ha contaggiato alla fine.
Dopo il centro commerciale siamo andati in uno spaccio industriale non lontano da qui a vedere per i nuovi lampadari della sala. E dopo una lunga passeggiata dentro all’esposizione scegliamo un paio di modelli, non troppo costosi, uno medio, e alcuni esagerati per i quali non chiediamo nemmeno ai commessi. Chiaramente quelli poco costosi, in ultrasaldo lo erano perché ultimi pezzi, e a noi serviva la coppia. Quindi cediamo e chiediamo del modello a costo medio. E in effetti hanno gli ultimi due. E ci fanno pure uno sconto ulteriore al prezzo di ribasso. Perché siamo carini simpatici, squattrinati e dignitosi. Noi non chiediamo nulla, è la titolare che da sola continua ad abbassare il prezzo. Anche quando noi abbiamo già detto che li prendiamo. La adoro!
Ah, dimenticavo, sono due simpatici UFO a forma di Smarties di Ideal Lux di vetro bianco.
Ora dovrò solo capire come montarli.
Ah, e chiaramente, avendo fatto la nottata stasera, non ci vedremo questa sera. Ecco questo forse è il più grosso difetto del lavorare assieme: ruba tempo allo stare assieme sul divano a guardare un film.
E stamane si va in comune a consegnare tavole integrative. A Milano.
Sveglia presto, treno regionale, mail di protesta per mancato rinnovo opzione internet sull’iPhone. Stazione Centrale, Gioia. Il Palazzo dei Folli.
Il Geometra, colui che con la sua potente firma mi permetterà di consegnare è stato sfrattato dal suo ampio ufficio, stracolmi di faldoni, per problemi all’impianto termico. Gli operai lo hanno occupato, coperto tutto con teli di plastica e nessuno, nemmeno i responsabili del piano hanno idea di quanti giorni ci vorrà. Nel frattempo nessun cartello indica il luogo del trasferimento, in un doppio corridoio iperaffollato di gente in attesa.
Un giovane sconvolto riesce solo a indicarmi che il Geometra è in un ufficio più avanti; pascolo avanti e indietro per il corridoio in cerca di un avviso, di un biglietto, un post-it. Nulla.
Elemosino un’informazione a un’impiegata, una che ne sa, si vede. Mi lascia in attesa al centro del nulla fa un paio di miracoli in alcuni uffici, torna e mi concede l’informazione segreta. Due porte più in là, in un ufficio piccino.
Mille persone in coda, ma solo tre per vedere il Geometra. Ho speranze e attendo.
Ogni tanto il Geometra esce e cerca spazi più consoni al suo lavoro, ma non ce ne sono, e torna alla scrivania assegnatoli temporaneamente. Attendo il mio turno.
E attendo.
Poi finalmente tocca a me entrare nell’affollato ufficio e avere un colloquio con il Geometra. Ed è un trauma. Quaranta minuti a spiegare come le tavole integrative e le tavole già consegnate risolvano molti dei dubbi precedenti. E nel frattempo scoprire che c’era stato un errore di comunicazione tale per cui tre tavole vitali avrebbero dovuto essere sostituite e nessuno ce lo aveva comunicato.
Consegna non autorizzata, riprovate la prossima settimana.
Matasse e gomitoli ingarbugliati. Nodi tortuosi.
Marionette pilotate da burattinai il cui naso sporge appena sotto il tendone del sipario.
La vita alle volte è strana.
Ultimamente faccio fatica a vivere nella mia solita pigrizia. Ciò ci provo lo stesso, ma rimango indietro con le mille e mille cose che devo fare. Devo.
Lavori e lavoretti. Pagati e non pagati. Perché si è giovani e fa curriculum. O perché magari se questa cosa passa poi ci sarà un bel po’ di roba da fare, lavori da sviluppare, etc… e magari qualcosa poi ne esce anche per me. O semplicemente perché un amico chiede un favore. O qualcuno un preventivo.
E corri di qui, e la mattina di là, e il pomeriggio prendi il treno, anzi lasciami direttamente in stazione, e sul treno apri il portatile. E controlla il regolamento, la legge, e questo e quello. E il mese prossimo… E con l’anno nuovo… Ma se mi rispondi prima di lunedì.
Un mondo ingarbugliato e disorganizzato, come una cesta di avanzi di gomitoli rovesciata. E sommersi in questo poliedrico ciarpame non si capisce più da che parte bisognerebbe iniziare a scavare per riuscire a tornare alla luce.
E poi, ci si rende conto che c’è qualcosa di strano. E qualcosa di strano c’è sempre. Scorgono coincidenze del tutto prive di alcun senso.
Non ha senso che finito di spiegare a un amico S. per l’eventuale acquisto di un immobile che non corrisponderà alle sue esigenze di spazi, lui ti chieda, come se si aspettasse fosse possibile e naturale, che tu sappia come sistemare allora l’attuale vecchio immobile, dove comprare materiali e mobilio estremamente di settore.
A te? Con un lauretta breve in mano e una firma non ancora “omologata” all’albo? Una cosa introvabile, impossibile. Qualcosa che probabilmente lui del settore conosce molto meglio di te.
Ma non ha assolutamente senso che un altro amico, L., qualche giorno prima, ti abbia chiesto un consiglio per un sito internet di un’attività, e tu non sappia bene cosa fare, dire, proporre. E quando finalmente lo senti per dirgli che non sai se puoi fare qualcosa per lui, lui insista, anzi ti chieda di andare avanti, di prendere tutto il tempo che vuoi, che non c’è fretta, etc… e che rifiuti il tuo no.
Anzi ti dica che c’è un sito di un suo amico da curare, e non solo il sito, ma anche la possibilità di collaborazione poi ai lavori “materiali”.
E così, come per caso realizzi all’improvviso che le attività delle imprese di questi due siti da sistemare, sono esattamente nel settore estremamente settoriale di cui sai poco, ma di cui ti ha chiesto il primo amico.
Non ha senso. Anzi, ne ha persino troppo! Nel giro di due settimane due possibili lavori, anzi tre, che sono uno dentro l’altro, da origini completamente diverse e che andrebbero a completarsi. Una dentro l’altra.
E non capisci proprio come sia possibile.
È troppo strano, sembra la sceneggiatura di un serial americano, in cui nell’arco di un’unica puntata due o tre colpi di scena vanno a sposarsi per bilanciarsi tra loro.
Ed è strano. Nel marasma di fili aggrovigliati, scoprire che due fili apparentemente lontani, forse dovrebbero andare insieme, è molto molto strano. Così all’improvviso. Soprattutto due fili che fino a un attimo prima non c’erano. Calati dall’alto da un registra un po’ brusco che vuole far avanzare la sua storia.
Ma le soluzioni deus ex machina hanno senso nella vita reale? Esistono veramente simili strane coincidenze? Fatico a crederlo, ma l’alternativa che sia tutto in qualche modo pilotato è ancora più sconcertante.
I fili della matassa sono ingarbugliati, non può esserci una logica in questo cascame. Eppure il modo in cui le situazioni compaiono a volte è assurdamente scongertante.
Ho una bellissima agenda. Un’agenda digitale sul mio MacBook. Sincronizzata con quella sul mio iPhone. E su quella online sul mio account Google. Google non manca di inviarmi sms per ricordarmi dei miei appuntamenti, si che io mai possa sbagliare. Ed ecco che la mia percentuale d’errore è sempre crescente.
Appuntamenti che si accavallano, litigano e si pestano, coi loro infiniti colori sulla tavolozza della mia settimana. E io che mi perdo. Non ho tempo per questo o per quello. Salto impegni che avevo preso, ma non segnato. O segnato per il giorno sbagliato. Pronastico incontri, trascuro lavori, lavoretti, amici e affetti.
Mi perdo nel caos elegantemente tabulato di un’agenda perfetta.
Anche se è vero che ora ho tante cose da seguire, forse troppe per le mie limitate capacità monotasking, mi dispiaccio di me stesso per i casini che creo, e non capisco come facciano le persone ben organizzate a gestire tutto.
E continuo a lottare contro una slavina di cose da fare.
Ecco, è stato un lunedì pesante.
Stamane mi sono svegliato presto, ho mandato tutte le fatture del mese in anticipo, sperando che così me le bonifichino prima della chiusura ad agosto. E simpaticamente l’ho scritto nelle mail, nel caso fingano di non capire che mi farebbero comodo, se decidessi di andare via qualche giorno.
Poi sono andato dal collega, amico, Ing. qua vicino, e abbiamo concluso una certificazione energetica. per poi partire felici e guadenti verso l’astigiano, ma anche verso Torino. Abbiamo fatto un po’ di casino con le strade, ma alla fine siamo arrivati al casale oggetto del nostro nuovo lavoro. Un piccolo rilievo, per valutare quanto possano costare alcune opere di adeguamento: un vecchio casale, con il tetto che perde, e appoggia male sul solaio sottostante; un cedimento preoccupante di alcuni solai del piano terra; un cappottino sulla parete esposta a nord.
Ecco, questi rilievi, nelle cantine e nel sottotetto, hanno richiesto tutta la giornata. È stata dura, polverosa e sfiancante. Su e giù per scale e scalette. Misure, fotografie, note e osservazioni. Abbiamo finito tardi, per risparmiarci un viaggio per un nuovo rilievo. Ne è comunque in conto uno, per le misure che avremo dimenticato al primo giro, ma almeno il primo giro di tutto è fatto. Anzi, devo ricordarmi di invitare qualcuno a vedere i bellissimi posti dov’eravamo.
E poi ci abbiamo messo comunque quasi un paio d’ore a rientrare a casa. E così alla fine ho fatto tardi per la cena meneghina con gli amici, a cui avrei voluto andare, ma ero veramente troppo a pezzi per affrontare il viaggio in treno. Mi stupisce anzi che io sia ancora sveglio.
Ho veramente voglia di staccare da tutto per un po’, per qualche giorno almeno.
Ieri mi sono arrivate le comunicazioni dalla mia commercialista sulle tasse che devo pagare quest’anno. In effetti non sono tantissime, avendo pagato esageratamente l’anno scorso per coprire tutte le tasse del decennio. In compenso l’anno scorso non avevo pagato una voce “contributi” secondo una legge dell’anno (non me lo ricordo, ma non è importante). Quindi quest’anno pagherò più dell’anno passato. In compenso questo se tutto fila liscio avrei degli introiti fissi e non volatili come il secondo semestre 2009. Sperem!
In questi giorni poi mam mi ha chiesto di aiutare il bilancio famigliare, provedendo io a pagare una rata delle spese condominiali, praticamente il mio guadagno lordo di un mese. Ok, è giusto, non dò in casa un fisso mensile, ma qualcosa per coprire le spese grosse…
Ecco, ma ora faccio i conti, e noto che quei soldi sul conto corrente, nei prossimi mesi, fino a dicembre saranno molto risicati: devo risparmiare a più non posso.
Ecco, nel frattempo sempre mam, in attesa del versamento della pensione, mi ha chiesto dei soldi per la spesa. Ok, avevo dei contanti nel portafoglio… Ecco, avevo. Perché mam me li ha chiesti tutte le mattine i soldi per la spesa. Un giorno 50, uno 20, uno 10, etc… Ecco, nel giro di quattro giorni le ho dato circa 100€ per la spesa. In più devo pagare la megarata di condominio con i soldi guadagnati a maggio, e la mega rata delle tasse con i soldi guadagnati a giugno. Sempre mam, mi ricorda di non spendere nulla, di mettere da parte tutto, che tanto i soldi non mi servono perché la spesa la fa lei. Ma esattamente, se lo stipendio di maggio è già speso, e quello di giugno resta congelato fino al 16 quando verrà speso in una botta sola, io che soldi dovrei mettere da parte? E soprattutto cosa significa “che tanto ci pensa lei” se per la spesa mi chiede soldi ogni mattina? Quali soldi? Quelli della rapina in banca che evidenemente devo organizzare al più presto?
O da scrivere.
Devo ancora scrivere il post su alcune recenti divertente esperienze, quello nella sede del comune della grande metropoli la scorsa settimana, la prova di disegno dell’esame di stato di otto ore di martedì, e la prova scritta di ieri, la sorella A. con pargoli installati in casa nostra, mentre terminano i lavori per la loro nuova casa, e le vicissitudini connesse. Insomma un sacco di cose. Ma non trovo il tempo e la voglia di fare tutto. Sono stanchissimo, e avrei soltanto voglia di continuare a dormire. Ma stanotte è stata ricca di incubi: ero ancora alla prova di disegno e la tavola che dovevo copiare cambiava continuamente sotto i miei occhi, ero disperato e non sapevo come fare, mentre il tempo passava. E stamane mi sono svegliato con un grande grande mal di testa dalla cervicale e su su fino a una morsa stretta intorno alla sommità della testa. Un fastidio tremendo. Devo dormire di più, sì.
Diegozilla: Lo italico uèbb (via lapitzi) (via marikabortolami) (via curiositasmundi)
Non riesco a capire perché, ma da noi parlare di soldi sembra impossibile, forse un antico retaggio cattolico che vede nei soldi il male. Nel resto d’europa è normale vedere annunci di lavoro tipo “Cercasi impiegato/a, stipendio €25.000 anno”. O cartelli di affitto con ben indicato il costo mensile.
Da noi invece i soldi sono un tabù, addirittura consigliano, in un colloquio di lavoro, di non chiedere quanto sarà lo stipendio, che sennò fai “brutta figura”. Ah già, meglio fingersi sorpresi: “dai, ma mi pagate anche? Pensavo di fare volontariato…”.
(via lollodj)
(via lucretia)
Ultimamente il lavoro ha ripreso un po’ a ingranare: sono quasi tutte le mattine con un mio amico ingegnere, i pomeriggi sono a Milano dall’architetto, dove seguo alcune vecchie pratiche, e dei lavori di grafica per una azienda esterna, e ancora un lavoro che mi gestisco tutto da solo, per il quale sono stato consigliato dall’architetto stesso. Tutti lavori per i quali fatturo direttamente la mia parte al cliente, e non più a intermediari.
I pagamenti sono al momento abbastanza precisi e regolari. Probabilmente non generosi, ma almeno ho qualche lavoro da seguire, e vengo pagato per farlo.
Però l’architetto ha l’ultima fattura che gli avevo intestato nel 2009 ancora scoperta (dice che neanche lui è stato pagato per quei lavori), e per via dei mancati pagamenti di quel periodo, avevo smesso di andare a lavorare da lui. Ora ci sono tornato, perché ci sono nuovi lavori e nuovi metodi di pagamento.
Eppure questi soldi me li deve ancora, e se appena cito l’architetto per un qualsiasi motivo Mam salta subito su a dire “Ti deve ancora i soldi della fattura x!” o cose del genere.
Nonostante lei non sia informata nel dettaglio degli accordi, nonostante a me danno visibilmente fastidio i suoi commenti frecciata su quell’argomento.
Sinceramente, più che continuare a chiedere i soldi che mi sono dovuti, e più che continuare a lavorare se vengo pagato, non capisco cosa vuole io faccia? Ho cercato altri lavori, e non ne ho trovati, e questo ora ha reingranato, e mi semprerebbe stupido interrompere le redittizie collaborazioni di oggi “in attesa” di un singolo pagamento sul quale purtroppo non ho certezze.
Fatto sta che stasera all’ennessima frecciata di mam, mentre la cena era quasi pronta, mi sono risentito, ho risposto male, abbiamo litigato, e alla fine ho cenato da solo in camera mia, una cena veloce, che mi sono preparato mentre litigavamo, diversa da quella che stava preparando lei.
Ora lei è ovviamente offesa e arrabbiata, ma lo sono anche io.
Non è colpa mia se non guadagno “sogni a palate”, e non è colpa mia se l’architetto non mi ha pagato una fattura, e stranamente non mi fa piacere sentirmelo rinfacciare.
E mi sembra anche stupido litigare con lei per queste cose, ma proprio non capisco perché lei debba rinfacciarmi un mancato pagamento, che io ancora richiedo.