
È morto Ted Kennedy.
Senatore al Congresso per il Massachusetts dal 1962 alla morte. Fratello minore del Presidente degli Stati Uniti JFK assassinato a Dallas nel 1963, e di Bob, assassinato nel 1968 mentre era in corsa per la Casa Bianca.

La copertina del The New Yorker per la vittoria di Obama alle presidenziali.
Il monumento nella capitale federale dedicato al presidente Abraham Lincoln, la cui gigantesca statua s’intravede dietro al portico del tempio, viene riflesso nella Reflection Pool, la vasca che lo separa dal Washington Memorial [ l'Obelisco ], nel lungo rettilineo che culmina con la cupola del Capitol.
Sopra tutto, nel cielo, una luna piena, in realtà una O dorata, esattamente allineata con Lincoln.
Sarà che con i miei studi, ho approfondito quest’argomento, ma non mi capacito come mai molti italiani confondano i due principali edifici della capitale federale americana.
Sono entrambi bianchi, in parte progettati dagli stessi architetti, stesso periodo, sono a poca distanza uno dall’altro, e spesso viene mostrato uno o l’altro ai Tg senza specificare quale sia.
Ma uno è una grossa villa, al centro di un parco ampiamente boscoso, con due fronti, uno a “tempietto” rettangolare con timpano sopra e l’altro con il portico “tondo”, che custodisce la famosa Sala Ovale
L’altro è un imponente complesso dominato da una altissima cupola, posto sulla cima di una piccola collina alla quale si accede attraverso enormi scalinate.
La White House è una “casa”, lussuossima, enorme, con ali laterali che ospitano diversi uffici del Governo e sotterranei per i servizi segretti. Il Capitol è un enorme edificio pubblico, la sede del Congresso, un Campidoglio, un’ala per il Senato, l’altra per la Camera, e originariamente sede anche della Corte Suprema, ospitata dal 1935 in un edificio ai piedi della Capitol Hill.
A collegare il Capitol alla Casa Bianca, il viale della parata presidenziale, il Pennsylvania Avenue, sul palco temporaneo, costruito sulla scalinata del Campidoglio, di fronte alla Corte Suprema e al Congresso, giura il Presidente. La folla si ammassa sul lungo viale a prato, il National Mall, che termina nello spiazzo del Washington Monument, l’altissimo obelisco in memoria del primo presidente, il generale George Washington. Contemporaneamente la lieve altura dell’obelisco, è allineata anche con la Casa Bianca, nell’altra direzione.
Alla fine doveva succedere, è arrivata la condanna a morte per Mickey Mouse, Topolino.
Tale Sheikh Muhammad Munajid, ex-diplomatico saudita a WashingtonDC, avrebbe dichiarato in una trasmissione alla al-Majd TV, che essendo i topi animali impuri per il libro sacro del Corano, nel rispetto della legge islamica, non bisognerebbe permettere ai bambini di “contaminarsi” ( o predisponendosi ) presentando un animale impuro come un modello positivo.
E quindi, che dovrebbe essere ucciso, come un topo, se solo non fosse un cartone animato.
Anche negli Stati Uniti si discute sulla legittimità e sui limiti della satira.
Il New Yorker, una delle maggiori riviste settimanale americane, con una lunga tradizione satirica fin dal primo numero del 1925, è uscito questa settimana con questa copertina:
L’immagine è chiaramente ambientata nello studio ovale, quindi un Obama “neo”-presidente, in abiti “islamici” con la moglie Michelle, vestita e armata come una combattente ( islamica? ), un ritratto di Bin Laden alla parete e la Stars and Stripes che arde nel caminetto.
L’intento, dichiarato, è di criticare il razzismo e la xenofobia rivolta da alcuni media contro il candidato “nero”.
In effetti per via della fede islamica dei nonni paterni kenyoti, e del fatto che sua madre fosse si sia rispostata con un indonesiano e che quindi Obama sia cresciuto in Indonesia, paese a maggioranza mussulmana.
Ovviamente però è nato americano, altrimenti non potrebbe candidarsi alla presidenza.
E’ anche nato negli States, alle Hawaii: 50° stato dell’Unione dal 1959, due anni prima del lieto evento, ma questo non è richiesto dalla Costituzione Americana, anche se sicuramente il fatto che sia nato dentro i confini, ha un’importanza sull’opinione pubblica.
In Indonesia, ha frequentato una scuola cattolica, e all’età di 10 anni è rientrato negli Stati Uniti, dove ha completato gli studi; e attualmente si dichiara e professa cristiano. Ma l’ombra del dubbio viene fortemente calcata da una parte dell’opinione pubblica, della stampa, e probabilmente del mondo politico e “religioso”.
Obama viene spesso dipinto come mussulmano praticante e fedele, parte della popolazione, da alcuni sondaggi, sembra non sapere che si dichiari cristiano, una discreta parte crede abbia prestato giuramento per il senato di Washington, non sulla Bibbia, ma sul Corano. Etc…
Pare quindi il candidato abbia poco apprezzato la copertina del NewYorker, sebbene poi dal giornale vi sia stata una chiara presa di posizione di condanna verso chi strumentalizza una falsità per danneggiare il candidato alla presidenza. Insomma, la satira non è contro Obama, ma contro i suoi oppositori. Parte ( forse ) della Bible Belt, o comunque di orientamento religioso, non meno estremista di quello riscontrabile in Iran.
D’altra parte non esistono regole che stabiliscano la religione del presidente, ne costituzionalmente, sarebbe possibile farlo.
Anche se esiste pur sempre una regola non scritta: WASP, White AngloSaxon Protestant ( sottointeso Man ), che vorrebbe ai massimi livelli dello stato soltanto cittadini di origine inglese ( o con estenzioni a scozzesi, tedeschi, olandesi, irlandesi e francesi ) di religione protestante. E ovviamente di lingua madre inglese. Solo un presidente, Kennedy, è stato di una confessione religiosa diversa: era cattolico. E la cosa all’epoca aveva destato molta preoccupazione.
Ad Obama si potrebbe perdonare di non essere “bianco”, ma in tal caso deve essere protestante, o violerebbe ben due punti “richiesti” alla classe dirigente.
Allo stesso modo, alla senatrice Clinton, si poteva perdonare di essere donna, perché tutti gli altri punti erano soddisfatti.
Lo staff di Obama, sta quindi combattendo contro “l’islamizzazione” del condidato, e anche se l’intento dichiarato dal New Yorker era proprio di criticare gli “islamizzatori”, la cosa non è stata molto apprezzata in ambito democratico.
Però, a differenza di tristi precedenti italioti, non si è arrivati a una “censura” della satira, ma solo a una esplicita critica della stessa.
E anche a satire contro la satira.

