Ho finalmente trovato un traduttore carino, con tante bandiere colorate.
È dai tempi su blogspot che cercavo di realizzare qualcosa del genere, e ora ho trovato un plugin molto carino.
In effetti non credo serva a granché, probabilmente nessuno si sogna di venire qui a tradurre le pagine di questo piccolo blog in chissà quale strane lingue, ma perché no?
Poi le bandierine sono carine. Peccato solo per la sola Stars&Stripes per la lingua inglese, e l’Union Jack?
“Forse che quella che chiamiamo rosa cesserebbe d’avere il suo profumo se la chiamassimo con altro…”
-
Romeo e Giulietta (atto II, scena II) (via batchiara)
Ci ho pensato molto anche io. E’ un problema di traduzione. Il verso originale è:
What’s in a name? That which we call a rose
By any other name would smell as sweet. (II.ii, 1-2)
Juliet non pone la domanda: “la rosa profumerebbe di rosa se non si chiamase rosa?” La domanda è: “cosa c’è in un nome”?
E la risposta: quella che chiamiamo rosa con un altro nome profumerebbe ugualmente dolce.
Shakespeare non dice che la rosa se non si chiamasse rosa profumerebbe lo stesso di rosa. Dice che profumerebbe di qualcos’altro ma il profumo sarebbe ugualmente dolce.
(Probabilmente profumerebbe di Abelardo. Ho avuto una giornata intensa. )
(via byronic)
Era un po che non andavo a Milano in giornata, tranne i colloqui dell’altra settimana (zona Rubens e Centrale) non ci andavo da un mese. E in quelle occasioni non avevo preso la metropolitana, non ero passato in centro, o navigli o altro. Era un po’ diverso insomma.
Ieri invece mi sono preso il treno, nel primissimo pomeriggio, arrivato a Porta Garibaldi sono uscito, e mentre buttavo l’occhio al cantiere del grattacielo della Città della Moda (che cosa carina i numeroni giganti dei piani scritti sul muro di un ascensore esterno) ho telefonato all’Architetto. La sera prima mi aveva detto che era molto preso, e avrebbe avuto un aereo nel tardo pomeriggio, e non sapeva se faceva in tempo a vedermi, che forse non era il caso di andare a Milano per nulla, e che purtroppo non ci sono nuovi lavori all’orizzonte, etc… Quindi ho telefonato dalla stazione, fingendo di essere a Milano per altre cose, e chiedendogli se aveva tempo per vedersi, o se ci saremmo visti al suo ritorno.
Mi ha confermato un appuntamento per un’ora dopo.
Al che con un’ora a disposizione sono andato in Duomo. No, niente souvenir. Appena arrivato in Duomo ho telefonato a un’agenzia di lavoro lì in zona; mi avevano mandato un sms chiedendomi un appuntamento per un colloquio preliminare, per un posto da commesso-arredatore in un negozio in centro. Li chiamo mentre sono lì a un paio di isolati, nel caso li raggiungo subito, altrimenti mi ficcherò in uno dei negozi lì in zona a perdere tempo. Mi dicono di andare subito.
Il colloquio è semplice, rapido e indolore. Giusto il conoscitivo con l’agenzia. Detto fatto. In effetti l’annuncio chiedeva qualifiche migliori delle mie: esperienza di almeno un anno come venditore (manca); ottimo inglese (sufficente-discreto?) ho una laurea in architettura (questa ce l’ho!), ottimo Autocad (yeah!); ottimo Photoshop (bè, ottimo…); ottimo russo (mmm, no); ottimo tedesco (no, cioè conosco alcune parole universali come Gesamtwerk, ma è passata di moda, ma non credo di poter reggere un discorso. Al massimo ne potrei capire il senso generico. Con un po’ di allenamento.); ottimo spagnolo (no); etc…. Ma in fondo per mille euro netti, non credo stiano realmente cercando una persona che parli 30 lingue, con una laurea di architettura, e varie qualifiche professionali tali da permettergli di sedere al consiglio di amministrazione di Ikea International. Quindi mi candido convinto.
Poi raggiungo lo studio dell’Architetto, mi parla dei problemi dello studio (me ne ero accorto, e anche il mio conto in banca) e dei lavori di grafica che sta seguendo, e del fatto che forse potrei seguirne qualcuno di quelli, per i quali però (e per tutti i lavori futuri) passerebbe a una retribuzione “a progetto”. Secondo le mie disponibilità temporali. Gli dico che mi sta bene. E che sto cercando altri lavori in giro. E che non si trova granché, anzi, se può far girare la parola sarebbe meglio…
Ecco, così alle 16.30 ero già in metropolitana, sulla strada di casa, il sole ancora alto, e Milano sembra bella, anche se faceva freddo. Arrivo in stazione Garibaldi, faccio un giro nei negozi di superficie, per poi scendere sottoterra e raggiungere il Passante S6 per tornare a casa, lì noto che il 16.49 non è sui tabelloni, e una volta agitata si lamenta davanti ai tornielli. Una voce registrata afferma in modo confuso che tutti i treni per Novara sono sopressi fino a nuovo ordine, per un “investimento” a Vittuone. La folla si disperde imbufalita, ma solo al terzo annuncio, quando riesce a comprendere ogni parola della voce confusa. Comprare un impianto “decente” no? Sembrava parlassero dentro a un tubo di acciaio lungo 100 metri…
Comunque medito sul da farsi, raggiungere Rho? E stare lì in attesa di cosa? Andare a Bovisa, ed aspettare Lo, andare con lui con le Ferrovie Nord e implorare di farsi portare a casa? Ma lui comunica via telefono, farà molto tardi. La soluzione si fa quindi drammatica: Molino Dorino! E prenderò l’autobus. Perfino più freddo, più lento, e scomodo, di un treno Trenitalia. Però più pulito.
Rientro a casa passate le 18.30, dopo un’odissea tra i mezzi meneghini di oltre due ore.
Mi hanno un po’ fatto passare la poesia. In più nel frattempo si è fatto buio pesto.
Non so se adorerei tornare a fare il pendolare per Milano, con tutti i guai che comporta, ma la grande metropoli ha tanti pregi rispetto alla piccola cittadina di provincia…
|
Non ci vuole una grande scienza per capire che la frase “Eideh Shoma Mobarak” [che chiude il video presidenziale e il relativo post] sia benaugurale. E basta googlicizzarla per ritrovare pagine di auguri di buon anno e buona primavera, il che in un calendario che fa del primo giorno di primavera l’inizio dell’anno è probabilmente ambivalente.
Ma ho provato lo stesso a farla tradurre dal Translate, anche se mancando iraniano o persiano, ho impostato il rilevamento automatico della lingua d’origine. Mi aspettavo desse un errore, e invece:
La traduzione da Persiano a Italiano non è ancora disponibile.
Sono rimasto piuttosto stupito, ho quindi tentato con l’inglese, che è la lingua ponte per tutto il sistema Translate [per tradurre da due lingue, effettua una prima traduzione all'inglese, e una ulteriore dall'inglese, facendo spesso casini]
La traduzione da Persiano a Inglese non è ancora disponibile.
Manca anche questa.
La traduzione da Persiano a Arabo non è ancora disponibile.
Idem.
La traduzione da Persiano a Cinese non è ancora disponibile.
La traduzione da Persiano a Francese non è ancora disponibile.
La traduzione da Persiano a Hindi non è ancora disponibile.
La traduzione da Persiano a Russo non è ancora disponibile.
La traduzione da Persiano a Spagnolo non è ancora disponibile.
La traduzione da Persiano a Turco non è ancora disponibile.
Idem come sopra.
Per citare solo le lingue più “probabili”, ma in effetti la risposta è la stessa con tutte le lingue attualmente attive.
Ma è evidente il software traduttore riconosca la frase come persiano, forse perché è una frase “facile” essendo un augurio standard, ma fa pensare sia in sviluppo un futuro ampliamento delle lingue attualmente disponibili.
Vaderland.
Su Flickr capita di inciampare in foto che rimandano a posti, che nonostante siano poco conosciuti, magari sono importanti. Sono stato ad Antwerpen poche volte in vita mia, ma è comunque una delle città dalle quali vengono le mie origini. Una terra dei padri, Vaderland.
Dovrei tornarci prima o poi.
























































