La Gru è sempre stato un origami fondamentale nella cultura giapponese, è uno dei più semplici, e nel contempo uno dei migliori auguri di lunga vita se regalato.
Per questo è diventato uno dei simboli di Hiroshima e dei bambini vittime del bombardamento. Una duratura richiesta di pace.
Nel parco dell’esplosione diversi monumenti vengono quindi ricoperti di gru per ricordare, e per dare un segno.
C’è chi ne porta una sola, e chi ne porta centinaia, o anche migliaia, legate assieme in lunghe corone.
Per non dimenticare.

Google logo per “celebrare” la notizia della scoperta dell’anello mancante (missing link) tra le scimmie “evolute” e le altre specie.
Si trarrebbe di un lemure: Ida. Classificato come Darwinius Masillae, in riferimento al centenario di Charles Darwin e al luogo del ritrovamento il pozzo di Messel, o Grube Messel, vicino a Frankfurt am Main.
Personalmente dopo vari problemi a comprendere i meccanismi spiegati da Darwin, (ero piccino quando me l’hanno spiegato la prima volta, non avevo abbastanza basi di statistica, biologia e genetica per comprenderlo a livello logico) una volta compreso il discorso principale de L’evoluzione della specie, non riesco a comprendere l’assoluta frenesia di richiedere “l’anello mancante”.
La scienza spiega il concetto in modo logico, il più semplice ed economico possibile. Ha una serie di riscontri, a livello genetico e mitocondriale, nonche fossile. Continua a ritenere la teoria di Darwin la migliore possibile, e la più credibile, ma continua anche a perfezionarla e correggerla. Come qualsiasi teoria scientifica, non può essere omni comprensiva: non è fede, è scienza.
Eppure c’è un congruo numero che si lamenta, che vuole l’anello mancante. Quale esattamente? Di anelli mancanti ce ne saranno milioni e milioni. Vogliono un albero genealogico completo, con tutti i certificati di nascita fino alla prima sequenza di amminoacidi del brodo primordiale?
Non comprendo. La maggior parte dei corpi dei nostri avi, non ha lasciato traccia alcuna, sono pochissimi i cadaveri che si conservano con la fossilizzazione, e ancor meno quelli che rimango ibernati, o protetti e conservati in altro modo.
E nessuna specie mantiene in se stessa una profonda identicità. Nessuna specie con riproduzione esclusivamente sessuata almeno. Ogni individuo è diverso dagli altri, anche per dimensione cranica, o per lunghezza dei denti. La scienza indica per ogni specie, delle misure “medie”, ma questo non dovrebbe in alcun modo negare che la transizione fosse già in corso, da testa piccola e piatta a grossa e sferica.
Mi sfugge quanti anelli mancanti bisognerebbe trovare per convincere della verosimilitudine della teoria dell’evoluzione, gente disposta a credere ciecamente poi nell’arca di Noè.
Quanto l’importanza di un’opera d’arte è contenuto nell’opera stessa, nella sua fisicità, nella sua materia?
E quanto è contenuto nella sua storia, nel significato che assume nella vita e nella storia dell’artista, del committente, del momento storico in cui viene eseguita, e in quelli che ha attraversato?
Quanto nel suo messaggio, o nei riferimenti incrociati con altre opere d’arte, con la storia, con il mondo?
In order to promote its Art School, MASP Museum framed a text that had been printed on canvas and hung it on a wall in the place of a work of art. The text is about the painter’s life, his experiences, his disillusions, his temperament and served to explain his style, and to transport the viewer to the historical moment in which the work was executed.
The copy says: Get the whole picture.
Al fine di promuovere la sua Scuola d’Arte, il MASP Museum ha incorniciato un testo stampato su tela e appeso su un muro al posto di un opera d’arte. Il testo è sulla vita del pittore, le sue esperienze, le sue disillusioni, il suo carattere ed è servito per spiegare il suo stile, per trasportare l’osservatore al momento storico in cui è stato eseguito il lavoro.
Il copy dice: Con tutta l’immagine.
Il MASP è il Museu de Arte de São Paulo, in Brasile.
Quest’oggettimo meraviglioso mi è venuto in mente l’altro giorno, quando ho trovato le foto di centrotavola improbabili conservati nelle ville lombarde, memorie di un tempo che fu.
L’opera forse tra le più famose di Benvenuto Cellini, preziosissima e raffinitassima, è in effetti una saliera da tavola, che noi troveremmo ora vagamente pacchiana.
Così non era nel ’500 per la tavola del re di Francia, evidentemente.
Ora la Sogenannte Saliera è conservata al Kunsthistorisches Museum ( www.khm.at ) di Vienna.
Ho finito di leggere la scorrevole biografia di Louis XIV le Roi-Soleil, scritta da Max Gallo.
Piacevole libro di divulgazione storica, non eccessivamente colto, e neanche di profondità “psicologiche” suggestive, che però credo renda bene gli intenti e parte del carattere del sovrano di Francia.
Facendo ripetizioni di storia, in questi giorni, più volte mi sono passate davanti agli occhi le foto di questo splendido mosaico di Pompei: la battaglia di Isso, dove Alessandro Magno quasi riesce a raggiungere Dario III.
Il gruppo macedone è in gran parte rovinato, ma la parte dell’imperatore persiano, è ancora in buone condizioni. La casa del fauno, nel quale il mosaico era collocato, è stata costruita nei secoli I° aC e I° dC, ma il mosaico probabilmente riproduce un dipinto più antico, forse addirittura di Filosseno di Eretria, per Cassandro, il generale di Alessandro che risulto tra i vincitori nelle lotte successive alla morte del grande condottiero.
Il dipinto originale potrebbe quindi essere datato intorno al 300aC, solo 33 anni dopo la battaglia stessa.
Ma a sorprendermi, non è la possibile verosimiglianza dei ritratti, quanto la perfezione delle anatomie, specie quelle dei cavalli, così perfette, anche nella loro riproduzione bidimensionale e nei loro effetti cromatici, nel pelo che si fa lucido e cangiante.
E’ meraviglioso. Sembra tratto dai disegni di Raffaello per qualche prezioso arazzo, non da un antico dipinto perduto.
Ahinoi.




