Io con tutta la famigliola, ci troviamo in un aereoporto, arriviamo lì con macchine diverse, siamo un tantini. Ci troviamo direttamente al check in, eseguite rapidamente alcune formalità veniamo accompagnati direttamente al piccolo aereo.
Noi siamo una decina di persone circa. Io, fratello e sorelle, Ma+Pa, i cognati. Non c’è presenza di nipotame, quindi dovremmo essere a poco più di dieci anni fa.
Ci sono altre persone che prendono il nostro volo, in totale non saremo neanche trentina. Equipaggio compreso.
L’aereo è fatto strano, me ne accorgo una volta dentro. Lo spazio dei passeggeri lo prende per tutta la lunghezza, una scala scende al piano dell’equipaggio. Noi abbiamo i posti intorno al tavolo frontale. Sì, c’è un tavolo, con una panca che gli gira tutt’attorno. Gli altri posti poi sono normali, due a due sui lati del corridoio, ma non sono tantissimi.
In fondo al tavolo, sul muso dell’aereo c’è un vetro lungo. È molto bello.
Partiamo, destinazione un’isola egea, sorvoleremo Atene, ma non so se faremo scalo.
Mio fratello è un annoiato.
Mio padre a un certo punto chiede all’hostess se possiamo aprire il vetro per far cambiare un po’ l’aria. In effetti fa caldo. L’hostess scende dal comandante a chiedere il permesso, e torna dopo pochi istanti. Il vetro si apre come le finestre delle roulotte, incernirate in alto.
Rimaniamo così, a parlare del più e del meno. Non ricordo di preciso di cosa. Un sogno tranquillo.
Poi mi sveglio e me lo annoto. Erano quasi le sei.
Mentre io ero qua, ancora sveglio, la mam di là, nel mondo dei sogni, si è messa ad urlare, chiamando [mia sorella] L.
Ma nel sonno, sembrava quasi un latrato sommesso, se fossi stato già nel mio lettino iperboreo, può darsi che non l’avrei neanche sentita.
L’edificio sognato stanotte, da un’angolazione simile a quella del sogno.
E da una visione ravvicinata.
Era una specie di “copertura” per un’ampia piazza tra la tangenziale ovest, la fiera. e il raccordo dell’alta velocità con la linea ferroviaria esistente.
All’incirca qui:
Un’arcata si mostrava “sgombra” verso l’autostrada a sud, le altre due invece erano rivolte verso vari edifici del complesso, più bassi dall’arcata verso la fiera, e più alti e con densità maggiore verso nord, verso Rho. Mi pare ci fosse almeno un edificio molto alto.
Che sogni strani.
Sarà mica che lavoro troppo?
Ok, i miei sogni sono “vagamente” irreali.
Ho sognato che un sabato sera, dovevo andare con alcuni amici in un locale a 7° Milanese. Inspiegabilmente il ritrovo era proprio nella cittadina, appena fuori la tangenziale ovest. Comodo! Sono solo una trentina di km dalle case di ognuno degli amici che sarebbero stati presenti alla serata.
E infatti metà della gente si era persa, e in pratica arriviamo solo poche macchine al ritrovo.
Macchine… insomma… io ero arrivato in bicicletta, perché fa comodo farsi 30km in bicicletta per uscire il sabato sera. E ancora di più rientrate a notte fonda, senza luci, su una statale non illuminata. Geniale!
Soprattutto perché uno dei pochi amici giunti fin lì, M., è un mio condomino, quindi se invece di prendere la bicicletta, mi sedevo e aspettavo, lo avrei placcato mentre tirava fuori la sua auto dal box. Ma i miei sogni sono molto realistici, dicevo.
Tanto realistici, che dalla tangenziale, per andare a Settimo, bisognava salire su una lieve altura. Una collinetta. A circa metà strada, lungo i tornanti boschivi ( lungo la tangenziale ovest ci sono grosse aree boschive, lo sanno tutti ) c’è il punto di ritrovo: il parcheggio di un benzinaio con officina. Ovviamente chiuso, ma il parcheggio era di libero accesso.
Si aveva una vista splendida da questo piazzale, verso la tangenziale, la nuova fiera, i bellissimi edifici tra la fiera stessa e l’autostrada ( che ancora non esistono, ma nel sogno c’erano, e non c’entravano nulla con i progetti per l’area, c’era una specie di piazza coperta, con una forma simile al CNIT della Défense ma con alcune differenza, ma questo spero sarà argomento di un prossimo post ), e poi la città sulla sfondo. Insomma, la collinetta sulla quale nel mio sogno stava Settimo Milanese, era alta almeno 150 metri rispetto alla pianura circostante. Sìsì, sogni molto realistici.
Fatto sta, che essendo molti in ritardo, dispersi per la piana sotto di noi, ci mettiamo ad aspettare sotto la pensilina del distributore, da lì, miracolosamente, qualcuno trova la chiave ( sotto lo zerbino? ) e quindi entriamo nell’officina per stare un po’ più al caldo.
Lì mi rendo conto che sarebbe assurdo tornarsene a casa a notte fonda con la bici, quindi inizio a pianificare di tornare con qualcuno e lasciare lì la bici. Magari dentro l’officina, così nessuno potrebbe rubarla. Poi mi rendo conto che se la lascio dentro, come faccio il giorno dopo a tornare a prenderla, cosa direi al proprietario dell’officina stessa? “Scusi sa, ieri sera quando abbiamo violato la sua proprietà privata ho lasciato qui la mia bicicletta, posso riprendermela?”
Quindi inizio la pianificazione per tornarmene a casa con la mia bicicletta ficcata in qualche bagagliaio.
Lì è suonata pietosa la sveglia.
Sogno giallo vacanziero.
Io e L. siamo in vacanza assieme, in Finlandia, in una località amena, e nell’albergo ci sono molti italiani, una trentina. Ne succedono un po’ di tutti i colori, dai furti di oggetti preziosi, a un tragico incidente, in cui perde la vita una bambina del posto.
La situazione dopo questa vacanza, è tutt’altro che rilassata, e siamo tutti contenti di prendere il nostro aereo per l’Italia. Tutto il gruppone di italiani.
Poco dopo il decollo però, il pilota ci informa che dobbiamo atterrare: è chiaro, qualcuno di noi non può lasciare il paese, forse addirittura c’è qualche sospettato.
Veniamo fatti atterrare in una località ancora più amena e sconosciuta, nessuno ci spiega niente, sappiamo solo che le autorità sono costantemente informate, ma che non muoveranno un dito per noi, fino a quando la situazione non sarà chiarita.
Veniamo quindi portati al paesino che ci ospiterà un porticciolo, arroccato su una bassa collinetta, ancora con le valigie appresso, sul molo, riesco a parlare con incredibili difficoltà di comprensione a un finlandese indigeno, che mi dice il nome del paesino Snim Marble.
Veniamo poi scortati in un grande albergo, e mentre attendiamo la nostra collocazione, in camere isolate, scopriamo essere presenti altri italiani, in villeggiatura in questo complesso. Non ci è permesso incontrarli, ma sentiamo giungere dal vicino salone le loro voci, che commentano i tg con le notizie dei molti incidenti di cui siamo stati testimoni noi durante le nostre vacanze. I giudizi sono inclementi, meno la voce di un uomo, che a un certo punto interrompe la discussione, ricordando che siamo un gruppo numeroso, che non è giusto fare di tutte le erbe un fascio, e che le autorità riusciranno a scoprire i colpevoli.
Riconosco la voce, ma nel sogno, so che non è la persona che conosco, sebbene sappia per certo, che ha anche la stessa faccia, senza averlo visto, s’intende.
Il sogno finisce così, con il sospetto nel nostro gruppo, chiuso in isolamento, vi siano ladri ed assassini.
Sognato nel lettino a castello della roulotte del camping, stamane e appuntato rapidamente sulla Moleskine, per non perderne traccia.
Io e L., andavamo insieme a una festa, sembrava un ristorante, ma forse era una villa, nel grande salone al piano terra, salutiamo gli amici ( Bergamo + altri ) e prendiamo posto nel lungo tavolo centrale, molti altri tavoli e tavolate tutt’attorno.
L. è piuttosto preoccupato: ci saranno anche i suoi genitori questa sera.
Arrivano poco dopo, di noi e i posti loro assegnati, sono esattamente davanti ai nostri.
Comincia la cena, l’atmosfera è un po’ tesa: tra i due lati del tavolo ci scambiamo solo poco parole, di cortesia per lo più. Intorno a noi, invece, tutti parlano tranquilli e spensierati, festosi perfino.
Prima del dolce, mentre i camerieri portano via i piatti, L.madre sta per dire qualcosa sulla “visibilità“, forse sarebbe un commento positivo, forse stizzito, ma non lo sapremo mai, viene interrotta: suo marito si alza, ed ad alta voce, attirando l’attenzione di tutti i commensali, i presenti nella vasta sala ammutoliti.
Inizia a declamare la gioia di vedere suo figlio felice, continuando a parlare gira intorno al tavolo, parla della felicità di suo figlio, parla di questa giovine coppia, l’imbarazzo è astronomico, nel silenzio della sala. Conclude con una specie di benedizione ponendo le mani sulle nostre sbigottite testoline.
Parte qualche applauso, qualche brindisi, e penso che vorrei essere a un trilione di km da lì.
Finita la cena, la gente si è dispersa per il parco e per la grande villa. Io e L. giriamo per il piano superiore, la madre non ha più parlato, la ritroviamo in un salottino in lacrime, volge le spalle alla porta, due o tre persone sono già con lei, e ci hanno fatto genno di non entrare. Non ancora.
Lei non ci nota, è verso un omone grande e grosso, seduto su una poltrona lì vicino, calvo e coi baffi neri, che le porge continuamente dei kleenex.
La festa tuttto intorno continua.
Non so se sia un sogno bello o brutto. Non so cosa possa significare per L.
O se comunque sarà mai possibile una cosa del genere. Magari meno imbarazzante, ecco.
Ma soprattutto ho avuto modo di pensare in questo lungo weekend: Sono arrabbiato. Sono nervoso. Agirei d’impulso e magari sbaglierei. E probabilmente con mia madre l’ho fatto in passato. ( Ok, non su questo argomento. )
Ma mi sono reso conto che siamo diversi io e L., e che lui dovrà trovare la sua strada per affrontare la discussione con i suoi, perché è solo così che riuscirà a trovare una soluzione sua, corretta, definita.
Ed è quello di cui ha bisogno.
Anche se potesse volerci molto tempo. ( Secondo i miei standard, uff! )
L’altra settimana, ho fatto un sogno. Me lo ricordo ancora perché l’ho raccontato il giorno stesso a Lo’, e perché era molto realistico. Anche se inverosimile.
Ho sognato che dopo una notte con un forte vento estivo ( da nord tra l’altro… ) mi alzavo e andavo in cucina, e dalla finestra vedevo l’albero del mio giardino, squarciato dalle raffiche notturne.
La punta ( che in realtà è stata tagliata anni or sono ) si era spezzata e “pendeva” quasi perfettamente orizzontale. E nonostante da dritta fosse stata di circa un metro, ora era lunga più di 15, ed arrivava fino all’albero davanti all’altra palazzina.
Incuriosito per lo strano fenomeno, sono sceso in giardino, e ivi giunto, ho notato che anche un altro albero ( in realtà tagliato da decenni ) era stato spezzato dal vento, cadendo verso est. E sventrando il salotto dell’appartamento al piano rialzato. Quindi ho realizzato che anche l’appartamento al primo piano doveva essere stato colpito e ho alzato lo sguardo, e con grande stupore ( ma sono pirla? sono uno sull’altro!!! ) anche il mio salone, al secondo piano era danneggiato. Ma i danni erano decrescenti verso l’alto. Comunque troppo grandi perché quell’ala del palazzo fosse recuperabile. E mi sono chiesto cosa avrei potuto fare a quel punto.
Ma mentre ero ancora nel giardino, con il naso all’insù, mi sono svegliato.
Sogno strano di questa mattina:
Ero in un supermercato, in una stazione della metropolitana.
Stavo accompagnando un’amica d’infanzia, che non vedo da almeno 5 anni, A.
Ero andato nel reparto frigo a prendere un prodotto, venduto in sacchetti multipli tipo le mozzarelle, ma con i colori della redbull: argento, blu e rosso. Erano disposti in un frigo a cestello nel mezzo della corsia. E dal frigo stava uscendo uno scorpione. Non tanto piccolo, anzi piuttosto grosso. Circa 10 cm.
Aveva delle chele lunghe e sottili, un corpo piuttosto tozzo e liscio. Una coda sproporzionata, grossa e ancor più tozza. Sembrava un piccolo carro armato. Ma la cosa migliore erano i colori. Era metallizzato! Anzi, era glitterato e metallizzato! Ed Era color argento, con le chele e coda in smalto rosso e le zampe blu elettrico.
Nonostante la mia fobia per gli artopodi, era bellissimo, e sono rimasto ad osservarlo mentre si allontanava da me e dal frigo dal quale era sbucato per attraversare rapidamente la corsia, scatenando il panico degli altri clienti.
Era evidentemente uscito da una delle confezioni del banco frigo, ma quella che avevo afferrato sembrava intatta, quindi potevo stare tranquillo e l’ho gettata nel carrello della mia amica.
Un attimo ci stiamo dirigendo alle casse, ma il supermarket è in preda al caos, mi giro a vedere cosa succede, e mi rendo conto che è iniziata la caccia allo scorpione. Poverino, era così colorato.
Mi rigiro e la mia amica non c’è più. E’ corsa col carrello fuori dalla uscita. Mi rendo subito conto che non può aver fatto in tempo a passare alla cassa, e che quindi sta probabilmente approfittando della situazione per risparmiare un bel po’ di soldi. Onde evitare di essere fermato al suo posto, mi metto a correre anche io, la raggiungo sulla rampa mobile verso il parcheggio, e l’aiuto a trasferire la spesa nel bagagliaio in tutta fretta, poi abbandoniamo lì il carrello con la monetina e saliamo in macchina.
Mi sono svegliato così, mentre eravamo in fuga nel parcheggio.
Sarà almeno in parte legato al fatto che quando eravamo piccoli lei rubava la caramelle al bar?
Stamane ho fatto un brutto sogno.
Brutto brutto.
Ero davanti a uno schermo. Dove veniva trasmessa una vecchia registrazione.
Una brutta registrazione, la persona che amo era nel video, e stava male; altri gli facevano male, e le loro voci fuori campo erano cattive, e sadicamente divertite.
Non potevo fare nulla per lui, per farli smettere, perché era una vecchia registrazione. E allora avrei voluto spegnere perché era orribile non poter far nulla, ma non ho spento, perché ho pensato che sapendo cosa era successo, forse avrei potuto capirlo, aiutarlo.
Era un sogno molto strano, e molto brutto. E mi sono svegliato con un terribile mal di testa.
Ma cosa cavolo ho bevuto ieri sera?
Ohi ohi.
Ho sognato anche stamane.
Sognavo che portavo il cane a fare la sua passeggiatina serale, strada deserta, asfalto bagnato, luci dai lampioni.
Shary ( il mio cane, morta un paio di anni fa, ormai molto anziana ) appena fuori dal cancello si mette allegramente a correre verso il prato, io seguendola, passo davanti alle villette di alcuni vicini, e da un balcone si affaccia una signora, lamentandosi che il cane non ha il guinzaglio. La solita rompicoglioni. Solo che lei non abita in quella casa, anzi, non abita in questa via, paese, etc… è una delle vicine del campeggio. E anche lì rompe i coglioni.
Comunque la ignoro e seguo il cane, che altrimenti rimarebbe da solo al prato.
Shary fa tutto quello che deve fare, e torniamo indietro, di nuovo il cane corre avanti per aspettarmi al cancello ( anche se negli ultimi anni non lo faceva più… ), quindi la vicina rompicoglioni, anche se è l’una di notte, si riaffaccia al balcone a lamentarsi che il cane non ha ancora il gunzaglio. E no, mia cara rompicoglioni, se non avevo il gunzaglio al ritorno, e non ne ho trovato nascosto uno sotto l’edicola della madonna all’angolo, evidentemente non posso avercelo adesso che sto tornando. Sono passati solo 5 minuti, è notte, il guinzaglio è su in casa, difficile io possa evocarlo. E comunque qui non c’è nessuno. E comunque quel cane è cieco. E non ha i denti: glieli hanno tolti perché era malata. Ma soprattutto, ti pagano per rompere così tanto i coglioni?
Il discorso lo faccio senza fermarmi davanti al suo balcone, e quindi alzando la voce perché lei possa continuare a sentirmi. Mi sente però anche un’altra vicina, che si stava pettinando i capelli davanti alla finestra aperta, e che capito con chi sto parlando, anche senza averla vista, mi sorride e saluta in silenzio.
Raggiunto il cancello, entro nel giardino, ma il cane non mi seguo, anzi si allontana seguendo una traccia odorosa, ma sento uno strano rumore, e da dietro la curva appare un camion, sembra una pulizia stradale, viaggia lentamente, ma corro lo stesso in strada a chiamare il cane, che si deve essere nascosto dietro a una macchina parcheggiata, e non la trovo.
Continuo a cercarla, mentre il camion passa, e non è un lavaggio strade, stanno lanciando qualcosa per strada, ma non mi curo di loro. Solo quando si sono allontanati sento il cane che piange, e lo raggiungo.
Il cane si tiene con le zampe anteriori il piede di una zampa posteriore, come farebbe una persona. Mi avvicino e l’abbraccio, Shary, piangente, mi riabbraccia, ancora come se fosse un essere umano. Solo notevolmente peloso e con un tartufo nero sulla punta del muso. Ah, e con lunghe orecchie pendule. E la coda, ovviamente.
Controllo il piede, pardon la zampa, e scopro che ha un taglio su un dito. Cioè, è tagliato per il lungo, una metà del dito è li per terra, si vede la carne, e l’osso. Ma non c’è spargimento di sangue. Non c’è sangue.
E Shary mi stringe forte mentre piange, e non so come consolarla, allora raccolgo da terra in un fazzolletto il pezzo di dito e mi dirigo verso casa, per chiedere aiuto al resto della famiglia.
E mi sono svegliato così.
