Strade

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Aug 032011
 

La scorsa notte ho fatto un sogno. Brutto.
Nella mia città c’erano dei gruppi armati, delle squadracce. Attaccavano alcune persone, ne andavano cercando altre.
Io ero da solo, a qualche chilometro da casa, e pur sentendo le urle di chi scappava, le grida d’eccitazione di chi cacciava, vicine. Andavo verso casa, cercando di evitare di farmi notare, passando lontano dai luoghi in cui le violenze stavano avvenendo. Avevo paura, e pensavo che l’unica cosa che potevo fare era tornare a casa e dal rifugio sicuro forse avrei potuto denunciare la cosa: non poteva essere così ovunque! E sarebbe intervenuto qualcuno a salvarci.
Non ce l’ho fatta ad arrivare a casa. A un certo punto una gruppo di una ventina di uomini mi è sbucato alle spalle, non ho capito come avessero fatto, ma ho capito che mi avevano visto ed io ero la prossima vittima.
Ho continuato a camminare, ma oramai erano a meno di un passo da me.

Sep 062010
 

Io e Lo’ avevamo deciso di passare un sabato pomeriggio in piscina nel suo giardino, ma essendo una delle prime giornate fredde di questo settembre alla fine non ci eravamo nemmeno cambiati e stavamo a goderci l’ultimo sole vestiti sulle sdraio. Al rientro da alcuni acquisti i suoi genitori ci salutano da lontano, e mentre suo padre ritira la macchina, sua madre viene nel vicino capanno a prendere qualcosa. Io e Lo’ continuavamo a parlare del più e del meno, quando arriva in giardino una signora e Lo’ le indica il capanno, ma subito dicendomi che devo conoscerla mi invita ad alzarmi. Raggiunto il capanno troviamo la madre e l’amica che si salutano, e subito Lo’ si unisce a loro e mi chiama per presentarmi. Io cerco accanto al capanno i miei infradito e ne trovo due sinistre, il destro è mancante (o il contrario). Mi guardo attorno preoccupato della possibile figuraccia, fino a quando non noto lo sguardo divertito della madre: ha scambiato lei le scarpe per farmi uno “scherzo”. Nel frattempo Lo’ ignaro di tutto continua a chiamarmi irritato. Poi mi sveglio.

Aug 262010
 

Risveglio tormentato: due incubi a distanza di mezz’ora uno dall’altro mi hanno svegliato prima delle 7.00 e alla fine non ho più dormito.

Ero stranamente in giardino, di sera ma non ancora troppo tardi. Stava succedendo qualcosa in centro, ma non solo nella mia cittadina, ma dappertutto. Non so cosa l’avesse provocato, so che la situazione non mi piaceva. C’era una specie di Notte di San Bartolomeo, non mi era chiaro se solo per gli olandesi, o per gli stranieri in generale. So che pensavo che questo paese stesse malissimo, e che me ne sarei dovuto andare all’estero. E ne frattempo stavo seduto in giardino su una panchina. Mentre i rumori per le strade si facevano sempre più vicini. Forse stavo aspettando qualcuno, non lo so. Ho deciso di correre su in casa solo quando oramai la folla inferocita passava già davanti alla mia casa. Ma per fortuna il giardino era al buio, e così silenziosamente ma rapidamente corro al portone lo apro e mi chiudo dentro, e ringrazio il cielo sia quello nuovo blindato. Salgo senza accendere la luce, e finalmente arrivo a casa mia, entro e chiudo la pesante porta blindata alle mie spalle. Un giro, un altro e un botto contro la porta la fa sussultare. Qualcuno sta cercando di entrare, molte persone, probabilmente erano per le scale mentre c’ero anch’io ma non le avevo sentite. Sanno che io sono qui. E devo barricare le finestre. E non so se la porta reggerà.
Non so come farò ad arrivare al mattino, ma ce la devo fare, forse poi sarò salvo.

Mi sveglio, e penso subito a tutti le persone che conosco: la mia famiglia? dov’è la mia famiglia? nel sogno ero in casa da solo, saranno al sicuro? Spero siano andati da amici, penso a chi potrebbe nascondere mia madre. Penso ai nipotini. Poi realizzo che era solo un sogno. Che mam è due stanze più in là. Che stanno tutti bene. A fatica ma mi riaddormento.

Rientro a casa. Mam è in cucina con sua sorella. Vado in camera mia e subito dopo in bagno. Nel mio bagno. Probabilmente sono stato via qualche giorno, perché trovo qualche sostanziale differenza. Nel mio bagnetto di due metri per due, sono stati fatti dei lavori a mia insaputa. Nella doccia è stato installato una specie di lavabo da bucato a bacinella, da poter metter e togliere all’occorenza. Un altro lavabo da bucato è stato messo sotto la finestra. Un bidet accanto al bidet esistente e ancora accanto
un lavapiedi praticamente in mezzo alla porta. Un nuovo wc di fronte al wc attuale, sostituendo il lavandino col piano con uno a colonna. E orribili piastrelle arancioni ovunque.
Torno in cucina a chiedere a mia madre cosa è successo, e le finge di non saperne niente. Dopo un po’ ammette di aver voluto mettere un lavatoio per lavare i panni a mano. Le chiedo quindi perché lo scempio di tutto il bagno, con tutti i sanitari doppi, e mi rispondere che l’idraulico l’aveva convinta fosse meglio così. Torno in bagno urlando le peggio cose, maledicendo l’idraulico, e pensando di chiamare tutta la famiglia e un buono psichiatra per valutare se mia madre ci stia ancora con la testa.

Le urla delle mie imprecazioni mi svegliano di nuovo.
Il cuore mi batte all’impazzata, e decido che non è il caso di girarsi ulteriormente nel letto cercando di riaddormentarsi.

Cose da dire

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Jun 242010
 

O da scrivere.
Devo ancora scrivere il post su alcune recenti divertente esperienze, quello nella sede del comune della grande metropoli la scorsa settimana, la prova di disegno dell’esame di stato di otto ore di martedì, e la prova scritta di ieri, la sorella A. con pargoli installati in casa nostra, mentre terminano i lavori per la loro nuova casa, e le vicissitudini connesse. Insomma un sacco di cose. Ma non trovo il tempo e la voglia di fare tutto. Sono stanchissimo, e avrei soltanto voglia di continuare a dormire. Ma stanotte è stata ricca di incubi: ero ancora alla prova di disegno e la tavola che dovevo copiare cambiava continuamente sotto i miei occhi, ero disperato e non sapevo come fare, mentre il tempo passava. E stamane mi sono svegliato con un grande grande mal di testa dalla cervicale e su su fino a una morsa stretta intorno alla sommità della testa. Un fastidio tremendo. Devo dormire di più, sì.

Angurie

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Jan 212010
 

È un po’ di settimane che faccio sogni strani: vicende normali, quotidiane, in cui fanno capolino particolari “inconsueti”.

Aldilà di incontri con parenti e amici in cui venivano rivelati segreti e novità sconvolgenti ed impossibili (cose del tipo “Ho trovato lavoro su Saturno, ma la mattina il traffico sugli Anelli è veramente fastidioso.“) poi al mattino non ricordo granché (anche l’esempio è inventato di sana pianta) tranne lo stupore e lo sbigottimento di fronte a certi accadimenti.

Una immagine però la ricordo chiara nella mia mente, anche perché nel sogno continuavo a dire che questa cosa era impossibile, e tutti a dire che invece era un evento insolito, ma non tanto raro. E io che non capivo che era tutto un sogno.

Iniziamo col dire che era un ritrovo a casa di mia sorella L., che eravamo poche persone, 5 o 6, per cena. Ecco! Nonostante fosse per cena, e fosse gennaio, avevamo finito di mangiare, riordinato e tutto, e la luce diurna entrava ancora dalle finestre, però il tempo non era estivo, almeno quello.

Al che mio cognato F. tira fuori una discreta anguria ancora integra, da mangiare tutti assieme. Tipico frutto invernale. E chissà come mai decide di tagliarla al volo, del tipo lanciandola in aria e tagliandola con un lungo coltello. Riuscendovi egregiamente.

Eccoci quindi al punto veramente bizzarro: l’anguria rovescia a cascata sul tavolo una valanga di castagne, come se fosse stata una pignatta riempieta. E in effetti c’è pochissima polpa rossa all’interno della buccia: uno strato sottile di appena un centimetro.

E tutte queste castagne (umide per altro, stavano dentro un anguria!) sparse ovunque sul tavolo e sul pavimento. Erano veramente tanto.

E di fronte alla mia incredulità mia sorella a spiegarmi che in effetti era cosa rara, ma possibile. Succedeva, mi raccontava, che per errore nelle angurie al posto dei semini mettessero delle castagne, dei maroni per la precisione, belli grossi e scuri, tanto scuri che evidentemente erano stato confuse coi semini neri delle angurie. Ma ovviamente non si erano sbagliati nel numero, così facendo l’anguria risultava completamente piena di castagne, e quasi del tutto priva di polpa.

Mentre mi spiegava questo, era tutta intenta a pulire tavolo e cucina, mentre gli altri ospiti stavano già preparando le castagne, perché ci saremmo mangiati quelle al posto dell’anguria.

Io stranamente non riuscivo a credere fosse possibile.

 
“Sogno un mondo in cui mi arrivano pacchi di libri gratis.”

- …aspetta un attimo. » Blog Archive » Vorrei svegliarmi e saper parlare norvegese (via lapupachasonno)

(via aliform)

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Nov 092009
 



(via aliform)

 



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(via yerawizardharry)

Alexander is a Hufflepuff.

 

Salve.. mi chiamo Marco e ho 23 anni. Da circa un anno ho un’idea che mi tormenta la quale non trovo le risposte che mi servono e nessuno mi può aiutare.! Di notte mi capita di non riuscire a dormire a causa di tali pensieri.. focalizzo punti ben precisi per poi unirli con un tratteggio.. ed ecco che ho formulato la mia teoria! Si tratta di una teoria non affermata al 100% ma quel che metto in pratica basta e avanza per rendermi conto che quel che ho scritto in quei pezzi di carta potrebbero rivelarsi una scoperta importate per l’umanità se adeguatamente portata avanti!! Ho paura a parlarne; in quanto non posso divulgare a persone sbagliate.. Se potrei avere “contatti” di persone adeguate magari potrei parlarne.. . Nella mia teoria il “DNA” è una fonte di calcolo.. “definito criptato” io dispongo della chiave per avviare una ricerca importantissima.. aiutatemi per favore, indirizzatemi ad esperti e ve ne parlerò.. Vorrei tanto fare luce a questa storia..

(non ho cuore di moderarlo) Dna: ora tutto ha un senso / Scienza e tecnologia / Life / Mytech (via suzupearl)

ci sarà mica scritta la ricetta segreta dai ravioli di zucca di giovanni rana?

La tigre e il giaguaro

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Jul 122009
 

Nella jungla.
Ero con un gruppo di persone, forse perduti forse semplicemente folli, in un luogo sperduto. Ci viene detto di raggiungere il paese più vicino, ci viene indicata la strada, e ognuno va per se, quasi tutti a piedi. Sarà un viaggio di alcune ore, sufficentemente pericoloso, ma pare sia l’unica strada.
M’incammino da solo, non conosco nessuno. In un primo momento sono alle spalle di un gruppetto rumoroso, ma poi li perdo di vista.
Solo lungo la strada nella foresta, circondato d’alta vegetazione del sottobosco, incontro lei, la tigre. È una cacciatrice, io una possibile preda. Mi osserva per un po’ e poi se ne va, pare non le interessi poi tanto per fortuna. Posso riprendere la mia strada.
Cammino a lungo senza incontrare nessuno, poi mi accorgo di essere seguito: un giaguaro. Sono stato fortunato al primo incontro, ma pare proprio che il giaguaro mi veda come un interessante pasto. Devo cercare di nascondermi, o di scappare, o di difendermi.
Ma con me non ho nulla, e sono solo a piedi lungo questo lungo e impervio sentiero nella jungla. Posso solo proseguire, e sperare che il giaguaro trovi una preda più desiderabile di me.
Intanto mi segue, a distanza, ma percettibile ai miei sensi. Sempre un po’ più vicino, ma senza fretta.
All’improvviso davanti a me, dal folto della vegetazione spunta inspiegabilmente la tigre, la stessa del primo incontro. Non so perché ma comprendo che è venuta apposta per aiutarmi a scappare. Mi aggrappo al suo collo e lei inizia a correre, con me sulla schiena, mentre il giaguaro ci segue.
Continuo ad osservare il giaguaro dietro di noi, mentre la tigre corre lungo il sentiero, la nostra unica speranza sembra essere quella di seminarlo in fretta. E in effetti siamo più veloci di lui, ma non abbastanza: lo stiamo distanziando ma troppo lentamente, e ci stiamo avvicinando al villaggio, dove non potrei entrare a dorso di una tigre con un giaguaro alle spalle.
Mi volto a guardare ancora una volta il giaguaro, e lo vedo tuffarsi nel folto della vegatazione laterale. Forse ha desistito, o forse ci prepara un aguato. Lo dico alla tigre, per quello che può valere, e mi guardo attorno, cercando di valutare il pericolo.
La strada in effetti fa un’ampia curva su se stessa, verso destra, il giaguaro potrebbe aver tagliato per sorprenderci più avanti, e per un attimo lo intravedo lontano, alla nostra destra, ci sta sorpassando.
Riesco a far rallentare la tigre, e procedendo lentamente riusciamo ad individuare il posto dell’aguato e a sorprendere noi il giaguaro. La tigre lo atterra rapidamente, ma non si feriscono tra loro. Il giaguaro a terra mi guarda docile, ammansito.
Io devo andare, il villaggio è oramai vicino, ma si sta facendo tardi.

Che sogni del cavolo non faccio la domenica mattina.

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