È un po’ di settimane che faccio sogni strani: vicende normali, quotidiane, in cui fanno capolino particolari “inconsueti”.

Aldilà di incontri con parenti e amici in cui venivano rivelati segreti e novità sconvolgenti ed impossibili (cose del tipo “Ho trovato lavoro su Saturno, ma la mattina il traffico sugli Anelli è veramente fastidioso.“) poi al mattino non ricordo granché (anche l’esempio è inventato di sana pianta) tranne lo stupore e lo sbigottimento di fronte a certi accadimenti.

Una immagine però la ricordo chiara nella mia mente, anche perché nel sogno continuavo a dire che questa cosa era impossibile, e tutti a dire che invece era un evento insolito, ma non tanto raro. E io che non capivo che era tutto un sogno.

Iniziamo col dire che era un ritrovo a casa di mia sorella L., che eravamo poche persone, 5 o 6, per cena. Ecco! Nonostante fosse per cena, e fosse gennaio, avevamo finito di mangiare, riordinato e tutto, e la luce diurna entrava ancora dalle finestre, però il tempo non era estivo, almeno quello.

Al che mio cognato F. tira fuori una discreta anguria ancora integra, da mangiare tutti assieme. Tipico frutto invernale. E chissà come mai decide di tagliarla al volo, del tipo lanciandola in aria e tagliandola con un lungo coltello. Riuscendovi egregiamente.

Eccoci quindi al punto veramente bizzarro: l’anguria rovescia a cascata sul tavolo una valanga di castagne, come se fosse stata una pignatta riempieta. E in effetti c’è pochissima polpa rossa all’interno della buccia: uno strato sottile di appena un centimetro.

E tutte queste castagne (umide per altro, stavano dentro un anguria!) sparse ovunque sul tavolo e sul pavimento. Erano veramente tanto.

E di fronte alla mia incredulità mia sorella a spiegarmi che in effetti era cosa rara, ma possibile. Succedeva, mi raccontava, che per errore nelle angurie al posto dei semini mettessero delle castagne, dei maroni per la precisione, belli grossi e scuri, tanto scuri che evidentemente erano stato confuse coi semini neri delle angurie. Ma ovviamente non si erano sbagliati nel numero, così facendo l’anguria risultava completamente piena di castagne, e quasi del tutto priva di polpa.

Mentre mi spiegava questo, era tutta intenta a pulire tavolo e cucina, mentre gli altri ospiti stavano già preparando le castagne, perché ci saremmo mangiati quelle al posto dell’anguria.

Io stranamente non riuscivo a credere fosse possibile.

“Sogno un mondo in cui mi arrivano pacchi di libri gratis.”

- …aspetta un attimo. » Blog Archive » Vorrei svegliarmi e saper parlare norvegese (via lapupachasonno)



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Alexander is a Hufflepuff.

Salve.. mi chiamo Marco e ho 23 anni. Da circa un anno ho un’idea che mi tormenta la quale non trovo le risposte che mi servono e nessuno mi può aiutare.! Di notte mi capita di non riuscire a dormire a causa di tali pensieri.. focalizzo punti ben precisi per poi unirli con un tratteggio.. ed ecco che ho formulato la mia teoria! Si tratta di una teoria non affermata al 100% ma quel che metto in pratica basta e avanza per rendermi conto che quel che ho scritto in quei pezzi di carta potrebbero rivelarsi una scoperta importate per l’umanità se adeguatamente portata avanti!! Ho paura a parlarne; in quanto non posso divulgare a persone sbagliate.. Se potrei avere “contatti” di persone adeguate magari potrei parlarne.. . Nella mia teoria il “DNA” è una fonte di calcolo.. “definito criptato” io dispongo della chiave per avviare una ricerca importantissima.. aiutatemi per favore, indirizzatemi ad esperti e ve ne parlerò.. Vorrei tanto fare luce a questa storia..

(non ho cuore di moderarlo) Dna: ora tutto ha un senso / Scienza e tecnologia / Life / Mytech (via suzupearl)

ci sarà mica scritta la ricetta segreta dai ravioli di zucca di giovanni rana?

Nella jungla.
Ero con un gruppo di persone, forse perduti forse semplicemente folli, in un luogo sperduto. Ci viene detto di raggiungere il paese più vicino, ci viene indicata la strada, e ognuno va per se, quasi tutti a piedi. Sarà un viaggio di alcune ore, sufficentemente pericoloso, ma pare sia l’unica strada.
M’incammino da solo, non conosco nessuno. In un primo momento sono alle spalle di un gruppetto rumoroso, ma poi li perdo di vista.
Solo lungo la strada nella foresta, circondato d’alta vegetazione del sottobosco, incontro lei, la tigre. È una cacciatrice, io una possibile preda. Mi osserva per un po’ e poi se ne va, pare non le interessi poi tanto per fortuna. Posso riprendere la mia strada.
Cammino a lungo senza incontrare nessuno, poi mi accorgo di essere seguito: un giaguaro. Sono stato fortunato al primo incontro, ma pare proprio che il giaguaro mi veda come un interessante pasto. Devo cercare di nascondermi, o di scappare, o di difendermi.
Ma con me non ho nulla, e sono solo a piedi lungo questo lungo e impervio sentiero nella jungla. Posso solo proseguire, e sperare che il giaguaro trovi una preda più desiderabile di me.
Intanto mi segue, a distanza, ma percettibile ai miei sensi. Sempre un po’ più vicino, ma senza fretta.
All’improvviso davanti a me, dal folto della vegetazione spunta inspiegabilmente la tigre, la stessa del primo incontro. Non so perché ma comprendo che è venuta apposta per aiutarmi a scappare. Mi aggrappo al suo collo e lei inizia a correre, con me sulla schiena, mentre il giaguaro ci segue.
Continuo ad osservare il giaguaro dietro di noi, mentre la tigre corre lungo il sentiero, la nostra unica speranza sembra essere quella di seminarlo in fretta. E in effetti siamo più veloci di lui, ma non abbastanza: lo stiamo distanziando ma troppo lentamente, e ci stiamo avvicinando al villaggio, dove non potrei entrare a dorso di una tigre con un giaguaro alle spalle.
Mi volto a guardare ancora una volta il giaguaro, e lo vedo tuffarsi nel folto della vegatazione laterale. Forse ha desistito, o forse ci prepara un aguato. Lo dico alla tigre, per quello che può valere, e mi guardo attorno, cercando di valutare il pericolo.
La strada in effetti fa un’ampia curva su se stessa, verso destra, il giaguaro potrebbe aver tagliato per sorprenderci più avanti, e per un attimo lo intravedo lontano, alla nostra destra, ci sta sorpassando.
Riesco a far rallentare la tigre, e procedendo lentamente riusciamo ad individuare il posto dell’aguato e a sorprendere noi il giaguaro. La tigre lo atterra rapidamente, ma non si feriscono tra loro. Il giaguaro a terra mi guarda docile, ammansito.
Io devo andare, il villaggio è oramai vicino, ma si sta facendo tardi.

Che sogni del cavolo non faccio la domenica mattina.

Ho sognato, di essere immobile nel mio letto, e di non riuscire a muovermi, nemmeno di riuscire a girare la testa. Sogno frequente.
Non riuscivo neppure ad aprire gli occhi, come se stessi dormendo. Però vigile, conscio dei movimenti e dei rumori per casa, e fuori. È una strana sensazione, e non capisco mai quanto sia veglia, e quanto sonno mentre faccio questi sogni.
Ma questa volta, per la prima in tantissimo tempo, il sogno era diverso. Qualcuno è entrato nella stanza, e con un agile balzo è salito sul mio letto. Un gatto. Non potevo vederlo, ma era un gatto.
Lentamente ha risalito il letto, circospetto, fino ad arrivare alla mia faccia, fuori dal lenzuolo leggero che mi copriva stamane. Mi ha annusato, e poi mi ha leccato la faccia. Anzi la bocca, le labbra.
E io non potevo muovermi. Ma ha fatto un leccata sola. verticale, nel mezzo del labbro inferiore. Dolcemente, anche se con quella linguetta un po’ ruvida. Poi non so come, se n’è andato.
Se avessi un gatto penserei di non aver esattamente sognato. Ma il gatto sarebbe l’intruso già caduto dal balcone, e la porta della mia camera, in teoria avrebbe dovuto essere ben chiusa a quell’ora.

Misteri felini.

Io con tutta la famigliola, ci troviamo in un aereoporto, arriviamo lì con macchine diverse, siamo un tantini. Ci troviamo direttamente al check in, eseguite rapidamente alcune formalità veniamo accompagnati direttamente al piccolo aereo.
Noi siamo una decina di persone circa. Io, fratello e sorelle, Ma+Pa, i cognati. Non c’è presenza di nipotame, quindi dovremmo essere a poco più di dieci anni fa.
Ci sono altre persone che prendono il nostro volo, in totale non saremo neanche trentina. Equipaggio compreso.
L’aereo è fatto strano, me ne accorgo una volta dentro. Lo spazio dei passeggeri lo prende per tutta la lunghezza, una scala scende al piano dell’equipaggio. Noi abbiamo i posti intorno al tavolo frontale. Sì, c’è un tavolo, con una panca che gli gira tutt’attorno. Gli altri posti poi sono normali, due a due sui lati del corridoio, ma non sono tantissimi.
In fondo al tavolo, sul muso dell’aereo c’è un vetro lungo. È molto bello.
Partiamo, destinazione un’isola egea, sorvoleremo Atene, ma non so se faremo scalo.
Mio fratello è un annoiato.
Mio padre a un certo punto chiede all’hostess se possiamo aprire il vetro per far cambiare un po’ l’aria. In effetti fa caldo. L’hostess scende dal comandante a chiedere il permesso, e torna dopo pochi istanti. Il vetro si apre come le finestre delle roulotte, incernirate in alto.
Rimaniamo così, a parlare del più e del meno. Non ricordo di preciso di cosa. Un sogno tranquillo.
Poi mi sveglio e me lo annoto. Erano quasi le sei.

Mentre io ero qua, ancora sveglio, la mam di là, nel mondo dei sogni, si è messa ad urlare, chiamando [mia sorella] L.
Ma nel sonno, sembrava quasi un latrato sommesso, se fossi stato già nel mio lettino iperboreo, può darsi che non l’avrei neanche sentita.

L’edificio sognato stanotte, da un’angolazione simile a quella del sogno.

E da una visione ravvicinata.

Era una specie di “copertura” per un’ampia piazza tra la tangenziale ovest, la fiera. e il raccordo dell’alta velocità con la linea ferroviaria esistente.
All’incirca qui:

Un’arcata si mostrava “sgombra” verso l’autostrada a sud, le altre due invece erano rivolte verso vari edifici del complesso, più bassi dall’arcata verso la fiera, e più alti e con densità maggiore verso nord, verso Rho. Mi pare ci fosse almeno un edificio molto alto.

Che sogni strani.
Sarà mica che lavoro troppo?