CGIL Pride 2010

via River blog



Roma è gay

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watkin:

E’ importante che io racconti cosa è accaduto nella manifestazione di protesta contro l’ultima aggressione omofoba a Roma; ed è importante che io lo faccia adesso, anche se sono scosso da quanto è successo, da una serie di eventi che mi hanno visto protagonista. Prego di poter raccontare con obiettività quanto è accaduto. Perchè e per chi lo faccio, sarà chiaro in seguito.

Non eravamo più di 100 persone, e forse di meno. Il corteo, che secondo gli organizzatori si sarebbe dovuto svolgere camminando sui marciapiedi, in modo da non dare fastidio, è partito dal Coming Out, quindi ha fatto via del Fagutale (quella della casa di Scajola) e si è fermato alla fine della stessa, prima della piazzetta che dà su via San Francesco di Paola, nel punto dove è avvenuta l’aggressione.

Lì gli organizzatori hanno fatto presente che non era possibile proseguire fino al bar che si era rifiutato di prestare soccorso, perchè loro non volevano essere considerati responsabili di nessun gesto di violenza. Alla fine si è deciso salomonicamente di sciogliere la manifestazione lì e di raggiungere comunque questo bar, dove chi voleva sarebbe andato lì a dare un fazzolettino, ringraziando sarcasticamente per la solidarietà. Molti dei presenti si sono procurati un fazzolettino.

Siamo arrivati al bar, che bar non era, bensì la gelateria di Via Cavour che sta tra appunto via San Francesco di Paola (dove c’è il ristorante indiano che fa angolo) e la fermata della metro.

Lì, sono stati dati i fazzolettini, e c’è stato un coro di scherno, al grido di vergogna vergogna.

A quel punto è piombato il presidente dell’Arcigay di Roma, Fabrizio Marrazzo, che si è messo ad urlare “Ma che fate, ma che ne sapete? Non è questo il bar! Adesso chiedete scusa! Dovete chiedere scusa”

La cosa ci ha raggelato. A quel punto è cominciata una discussione, a cui Marrazzo non partecipava, in cui c’era chi sosteneva che fosse quello il bar, e chi diceva di no. Allora io, parlando a voce un po’ alta, ho fatto presente che il bar era un altro, perchè effettivamente poco più su, proprio in corrispondenza della fermata della metro, c’è un bar bar, e non una gelateria, quindi era probabilmente quello il bar incriminato.

Mi si è così avvicinato un ragazzo, di poco più di venti anni, che mi ha detto che invece era quello il posto. Gli ho chiesto cosa ne sapesse, e mi ha detto: “Perchè io ci ho accompagnato qui Simone”.

In effetti, avrei potuto anche non chiedergli perchè lo sapesse. Mi sarebbe bastato vedere i suoi occhi. Gli occhi di un ragazzo di poco più di venti anni, neri neri e tristi, che soccorre un suo amico pestato a sangue, che lo porta in una gelateria in cui non gli prestano soccorso, e che ora, nella manifestazione di solidarietà, vede il presidente dell’Arcigay, quindi anche il suo presidente, dire che non è quello il posto.

Così, io mi sposto verso lo spiazzo immediatamente antistante il locale, e dico al gruppetto che discute che il locale è proprio quello; quando mi chiedono cosa ne sappia, gli indico l’amico di Simone, identificandolo appunto come tale.

Per me sarebbe finita lì, e me ne vado raggiungendo il bordo dell’assembramento, giusto dicendo che a certa gente piace proprio prenderlo in culo a prescindere, quando sulla mia strada incrocio Fabrizio Marrazzo.

A quel punto gli dico (dico? diciamo parlo a voce alta): “Bravo, complimenti! Fai proprio bene il presidente dell’Arcigay! Complimenti! Continua così! Ma non ti vergogni?”

Lui nemmeno credo capisca di cosa parlo, e allora ancora più incazzato “Il bar è questo!”

Lui mi chiede cosa ne sappia io, e io sbraitando “Me l’ha detto l’amico di Simone! Quello che l’ha accompagnato qui mentre sanguinava!” Diciamo che da questo momento il mio tono di voce si sentiva abbastanza in giro per tutta via Cavour.

Marrazzo mi fa: “Ma ci saranno gli interrogatori per stabilire come sono andate le cose!”

A questo punto io urlo: “Gli interrogatori? Interrogatori? Cazzo c’entrano? Questa è una manifestazione politica! Cosa ti serve sapere di più, che quello che ti dice l’amico della vittima? Vergognati!”

Marrazzo si fa piccolo piccolo, e non sa cosa dire, allora si avvicina un suo amico, che con un tono smorfioso (certa gente ha un senso del ridicolo tutto suo) mi dice: “Non ti permettere sai? Come ti permetti?”

E io “Come mi permetto? Come mi permetto? E che pensi che sono venuto qua a fare la bella statuina? Mavatteneaffanculo a te e all’amico tuo! Brutti stronzi!”

Siccome ero molto alterato, ho poi interrotto la discussione. Ho salutato i presenti, e quando me ne sono andato ho incrociato nuovamente l’amico di Simone.

Gli ho detto grazie per quello che ha fatto, e gli ho augurato una pronta guarigione per Simone.

Io, per me, non cerco proprio niente. Non avrei fatto tutta questa  discussione feroce se non ci fosse stata una ulteriore e palese ingiustizia che si stava compiendo sotto i miei occhi, un atto di prepotenza da parte di uno, Fabrizio Marrazzo, che per il ruolo che ha dovrebbe innanzitutto difendere i gay, piuttosto che chiederci di scusarci.

Invece Marrazzo ha voluto spacciarsi per uno che sa tenere la folla, ha cercato di accreditarsi come uno tramite cui bisogna passare se si vuole evitare il peggio, per cui intanto ci ha chiesto di chiedere scusa per una contestazione, peraltro civilissima e di breve durata, che invece era nel giusto.

Marrazzo non si è preoccupato di scoprire come fossero andate le cose. Si è messo invece a farfugliare di interrogatori, come un questurino di cui il mondo gay non ha decisamente bisogno. Io posso pensare al senso di smarrimento e di scoramento che l’amico di Simone ha provato quando ha visto questo spettacolo sotto i suoi occhi. Ma come, questi dovrebbero essere qui per Simone, e invece fanno questa politica di bassissima lega sulle carni del mio amico?

Ecco, questo mi ha fatto imbestialire oltre ogni limite. Non so nemmeno come ti chiami, amico di Simone, ma quello che ho visto nei tuoi occhi mi ha portato a mettermi in mezzo. E se ripenso ai tuoi occhi, e se immagino quello che hanno visto pochi giorni fa proprio davanti a quella gelateria, non mi vergogno di dire che sono tornato a casa tremante. Perchè ringraziando il cielo provo ancora delle emozioni e non vivo e non voglio vivere alle spalle e sul dolore di nessuno.

Credo che voi che mi leggete, sappiate quanto io poco ami le luci della ribalta. Però credo che esista un momento in cui il dovere civile fa premio su tutto. Per cui vi prego, di dare la massima diffusione che potete a questo resoconto, che se pecca di qualcosa è solo per le emozioni che mi attraversano, non per calcoli politici.

Non cerco niente, manco delle hit per il blog, per cui riportatelo come volete, purchè sia in forma integrale: metteci un link, copiate il testo, mettetelo su Facebook (io non ho Facebook!), su Twitter o per mail, leggetelo al telefono ai vostri amici e chiedete a loro di fare lo stesso. Non per me, ma per quegli occhi.

no no, ma continuiamo così che stiamo vedendo così tanti risultati che davvero non so da dove iniziare

“Per dire no a tutto questo, per dire no all’ennesima aggressione, per far capire all’ultima vittima di questi crimini che non è sola, per far capire a quei delinquenti che non siamo disposti a tollerare ulteriori violenze, stasera ci sarà una fiaccolata contro l’omo-transfobia in via San Giovanni in Laterano, alle ore 21:30. Con urgente preghiera di diffusione con ogni mezzo.”

- Fiaccolata stasera a Roma « Uguali Amori
“Roma, grattacielo più basso per compiacere il Vaticano Il grattacielo Eurosky, in corso di edificazione all’EUR, sarebbe stata la costruzione più alta di Roma, superando la cupola di San Pietro. Qualcuno ha storto il naso, e il progetto è stato dunque modificato, abbassando l’altezza dell’edificio quanto basta per confermare il primato della basilica vaticana.”

-

Roma, grattacielo più basso per compiacere il Vaticano - UAAR Ultimissime

MicheleB. scrive:

14 maggio 2010 alle 16:40

Perfetto: si gioca a chi ce l’ha più lungo? Manifestazione priapistica di omaggio al dominio patriarcale di Santa Romana Chiesa. Se la Lega cel’ha duro, la Chiesa ce l’ha alto!
Eia eia alalà!

(via lucretia)



Settimana della cultura

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Sep 202009


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Porta Pia, Roma
Breccia e presa di Roma, 20 settembre 1870

Sep 022009

In un paese civile, le teste calde non mancano, gli idioti non mancano, le persone incivili e pericolose non mancano. Purtroppo non si può credere in un utopia dove tutti siano consapevoli, adulti, responsabili delle proprie azioni e delle proprie parole.
In un paese civile, gli attentati, piccoli e grandi, non mancano. Il razzismo, la xenofobia, il rancore religioso, l’omofobia e le tante piccole paure dell’ignoranza, non possono comunque venire debellate. Purtroppo. Rimangono in piccole nicchie, rimangono come “opinioni personali”, condannate dai più, ma non perseguitate. Almeno fino a quando non si trasformano in atti e parole violente contro le altre persone (non userei il riduttivo termine cittadini, le valutazioni qui inerenti non riguardano la cittadinanza, ma la persona umana in senso più ampio).
In un paese civile, qualche testa di cazzo, che lancia bombe carta contro delle persone fuori da un bar, da una moto di passaggio, può esistere. E sarebbe perseguito duramente per questo. Forse anche in Italia.
In un paese civile però, il Ministro delle Pari Opportunità sarebbe stato là dove una minoranza è stata così duramente attaccata di prima mattina. Forse la sera stessa, dato che l’evento è avvenuto nella capitale, sotto uno dei simboli della nazione nel mondo, e non in qualche angolo remoto del paese.
In un paese civile, non mancherebbe gli interventi di solidarietà e condanna, ufficiali ed immediati dei Ministri degli Interni e della Difesa, i quali verrebbero convocati con il Ministro delle Pari Opportunità e con altri colleghi direttamente dal Premier, preoccupato di simili atti di violenza a così pochi passi dai palazzi di Governo.
In un paese civile, il Primo Ministro, valuterebbe pubblicamente la propria adesione (anche personale e non istituzionale, a seconda dei paesi) a una manifestazione, a una fiaccolata, a un evento di vibrante protesta, contro le pericolose teste calde che minano la solidità democratica del paese. Che ne minano apertamente la sicurezza nelle strade.

In un paese civile, le istituzioni tutte, perfino quelle religiose, si direbbero indignate con atti pubblici e ufficiali per comportamenti così aggressivi e pericolosi, per tutti. Non solo per una minoranza.

Io aspetto i segni che questo sia un paese civile, intanto dall’alto ne vedo e ne sento pochi. E questo mi angoscia, perché rende tutte le istituzioni, pubbliche e religiose, complici silenziose di questi attentati alla libertà di tutti.
Schierandosi con omertà tra i “nemici” del Popolo, dello Stato, del Diritto, della Libertà Civili, delle minoranze, dei deboli e degli indifesi.

Se mancasse la condanna pubblica ed ufficiale agli attacchi, se mancano gli interventi atti a tutelare le minoranze pacifiche, perché esiste la Nazione? Qual è il suo scopo se rinuncia a tutelare le persone sul territorio?

[dimenticavo di sottolineare che la capitale in questione è Roma, il Paese che deve a questo punto dimostrare di essere civile è l'Italia, il Governo che deve dimostrare di non essere criminale e nazista è ovviamente l'attuale in carica, i Ministri citati sono Carfagna, Maroni, La Russa e il Premier è Berlusconi, l'attento è stato ieri sera in via San Giovanni in Laterano]


Non ho capito cosa abbia vinto ancora Michael Phelps, ma questa foto merita di essere ricordata.
Ci si potrebbe piazzare una tenda per una mezza dozzina di persone su quelle spalle…

Pride Roma 2

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Jun 152009


Secondo post per il Pride romano, dal blog ITALY ITALIA.
Un po’ di satira non ha mai ucciso nessuno. Possiamo anche dire il contrario?

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