Obama signs hate crimes bill into law – CNN.com
E in Italia?
Colpo di stato militare in Honduras.
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite chiede di non riconoscere il governo golpista dell’Honduras a tutti i paesi del mondo.
Molte nazioni sudamericane e del mondo (Italia e tutti i partener europei compresi) ritirano gli ambasciatori.
L’Organizzazione degli Stati Americani ha deciso di sospendere l’Honduras fino a quando non sarà riammesso il legittimo presidente Zelaya.
Gli Stati Uniti “mettono in pausa” gli aiuti all’Honduras, la Casa Bianca non è disponibile a riconoscere un governo che stia in piedi con il supporto armato, senza rispetto per le regole democratiche.
Alcuni presidenti sudamericani (Argentina ed Equador in testa) tenterranno di accompagnare il presidente Zelaya in Honduras per riprendere le proprie cariche.
Studio Aperto, non ha trovato nulla di meglio da dire che non siano gli auguri al Presidente del Senato Honduregno, Micheletti, di origini bergamasche, per il suo nuovo incarico di Presidente della Repubblica, tralasciando di dire che ciò è avvenuto grazie a un golpe militare, e non una procedura democraticamente trasparente.
E che intanto in Honduras, il nuovo governo di Micheletti ha sospeso di diritti civili, imposto il coprifuoco e censura con l’appoggio dell’esercito tutti gli oppositori al golpe militare.
Non è fantastica questa informazione d’avantguardia?

Quella maglietta è meravigliosa.
Una copertina del New York Times con gigantografia di Obama, indossata da Darius di DNA models per il servizio di Matthew Lyn pubblicato da FantasticMag.
Ah, è una maglietta Altru.
E costa solo 32$!!!
Ma anche quella del Bauhaus è bellissima!
THE WHITE HOUSE
Office of the Press Secretary___________________________________________________________
For Immediate ReleaseJune 1, 2009LESBIAN, GAY, BISEXUAL, AND TRANSGENDER PRIDE MONTH, 2009
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BY THE PRESIDENT OF THE UNITED STATES OF AMERICA
A PROCLAMATION
Forty years ago, patrons and supporters of the Stonewall Inn in New York City resisted police harassment that had become all too common for members of the lesbian, gay, bisexual, and transgender (LGBT) community. Out of this resistance, the LGBT rights movement in America was born. During LGBT Pride Month, we commemorate the events of June 1969 and commit to achieving equal justice under law for LGBT Americans.LGBT Americans have made, and continue to make, great and lasting contributions that continue to strengthen the fabric of American society. There are many well-respected LGBT leaders in all professional fields, including the arts and business communities. LGBT Americans also mobilized the Nation to respond to the domestic HIV/AIDS epidemic and have played a vital role in broadening this country’s response to the HIV pandemic.
Due in no small part to the determination and dedication of the LGBT rights movement, more LGBT Americans are living their lives openly today than ever before. I am proud to be the first President to appoint openly LGBT candidates to Senate-confirmed positions in the first 100 days of an Administration. These individuals embody the best qualities we seek in public servants, and across my Administration — in both the White House and the Federal agencies — openly LGBT employees are doing their jobs with distinction and professionalism.
The LGBT rights movement has achieved great progress, but there is more work to be done. LGBT youth should feel safe to learn without the fear of harassment, and LGBT families and seniors should be allowed to live their lives with dignity and respect.
My Administration has partnered with the LGBT community to advance a wide range of initiatives. At the international level, I have joined efforts at the United Nations to decriminalize homosexuality around the world. Here at home, I continue to support measures to bring the full spectrum of equal rights to LGBT Americans. These measures include enhancing hate crimes laws, supporting civil unions and Federal rights for LGBT couples, outlawing discrimination in the workplace, ensuring adoption rights, and ending the existing “Don’t Ask, Don’t Tell” policy in a way that strengthens our Armed Forces and our national security. We must also commit ourselves to fighting the HIV/AIDS epidemic by both reducing the number of HIV infections and providing care and support services to people living with HIV/AIDS across the United States.
These issues affect not only the LGBT community, but also our entire Nation. As long as the promise of equality for all remains unfulfilled, all Americans are affected. If we can work together to advance the principles upon which our Nation was founded, every American will benefit. During LGBT Pride Month, I call upon the LGBT community, the Congress, and the American people to work together to promote equal rights for all, regardless of sexual orientation or gender identity.
NOW, THEREFORE, I, BARACK OBAMA, President of the United States of America, by virtue of the authority vested in me by the Constitution and laws of the United States, do hereby proclaim June 2009 as Lesbian, Gay, Bisexual, and Transgender Pride Month. I call upon the people of the United States to turn back discrimination and prejudice everywhere it exists.
IN WITNESS WHEREOF, I have hereunto set my hand this first day of June, in the year of our Lord two thousand nine, and of the Independence of the United States of America the two hundred and thirty-third.
BARACK OBAMA
www.whitehouse.gov/the_press_office/Presidential-Proclamation-LGBT-Pride-Month
Traduzione:
LA CASA BIANCA
Ufficio Stampa del Segretario___________________________________________________________
Per immediata pubblicazione1 Giugno 2009MESE DEL PRIDE LESBICO, GAY, BISESSUALE E TRANSESSUALE 2009
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DAL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA
UNA PROCLAMAZIONEQuarant’anni fa, mecenati e sostenitori di Stonewall Inn di New York City resistetterò alle molestie della polizia che era diventate troppo comuni per i membri della comunità lesbica, gay, bisessuali e transessuali (LGBT). Da questa resistenza è nato in America il movimento dei diritti LGBT. Durante il Mese del Pride LGBT, noi commemoriamo gli eventi del mese di giugno 1969 e ci impegnamo a raggiungere l’equità in giustizia sotto la legge per gli Americani LGBT.
Gli Americani LGBT hanno fatto, e continueranno a farli, grandi e durevoli contributi che continuano a rafforzare il tessuto della società Americana. Ci sono molti ben-rispettati LGBT leader in tutti i campi professionali, incluse le arti e le comunità d’affari. Gli Americani LGBT hanno mobilitato anche la Nazione a rispondere sulla epidemia interna di HIV/AIDS e hanno svolto un ruolo fondamentale per ampliare la risposta di questo paese alla pandemia.
È dovuto non poco alla determinazione e alla dedizione del movimento per i diritti LGBT, che molti Americani LGBT oggi vivono apertamente la loro vita come mai prima d’ora. Sono orgoglioso di essere il primo Presidente a appoggiare candidati apertamente LGBT per la conferma del Senato agli incarichi nei primi 100 giorni di un’Amministrazione. Queste persone rappresentano la migliore qualità che cerchiamo in pubblici dipendenti, e in tutta la mia Amministrazione – sia nella Casa Bianca che nelle agenzie federali – i dipendenti apertamente LGBT stanno facendo il loro lavoro con professionalità e distinzione.
Il movimento dei diritti LGBT ha realizzato grandi progressi, ma c’è molto lavoro da fare. I giovani LGBT dovrebbero sentirsi al sicuro di imparare senza il timore di molestie, e alle famiglie e agli anziani LGBT dovrebbe essere permesso vivere la propria vita con dignità e rispetto.
La mia Amministrazione ha collaborato con la comunità LGBT per proporre un ampio ventaglio di iniziative. A livello internazionale, mi sono unito agli sforzi delle Nazioni Unite per depenalizzare l’omosessualità in tutto il mondo. Qui negli Interni, io continuo a sostenere misure volte a portare l’intero spettro della parità dei diritti agli Americani LGBT. Tali misure comprendono il rafforzamento delle legi per i crimini di odio, supporto alle unioni civili e diritti Federali per coppie LGBT, proibire la discriminazione sul posto di lavoro, assicurare i diritti d’adozione, e terminare l’attuale politica “Don’t Ask, Don’t Tell” in un modo da rafforzare le nostre Forze Armate e la nostra sicurezza nazionale. Dobbiamo anche impegnarci a combattere l’epidemia di HIV/AIDS sia riducendo il numero di infezioni da HIV sia fornendo assistenza e servizi di sostegno alle persone che vivono con l’HIV/AIDS negli Stati Uniti.
Si tratta di questioni che riguardano non solo la comunità LGBT, ma tutta la nostra Nazione. Fintanto che la promessa di uguaglianza per tutti rimane insoddisfatta, tutti gli americani ne sono interessati. Se riusciremo a lavorare insieme per portare avanti i principi sui quali la nostra Nazione è stata fondata, ogni americano ne beneficerà. Durante il Mese del Pride LGBT, invito la comunità LGBT, il Congresso e il popolo Americano a lavorare insieme per promuovere la parità di diritti per tutti, indipendentemente da orientamento sessuale o identità di genere.
ORA, QUINDI, IO, BARACK OBAMA, il Presidente degli Stati Uniti d’America, in virtù dell’autorità attribuita a me dalla Costituzione e dalle leggi degli Stati Uniti, con questo proclamo il Giugno 2009 come il Mese del Pride di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali. Mi appello al popolo degli Stati Uniti di respingere discriminazione e pregiudizio ovunque esse esistano.
IN FEDE DI QUESTO, ho apposto la mia firma questo primo giorno del mese di giugno, nel corso dell’anno di nostro Signore duemila nove, e dell’indipendenza degli Stati Uniti d’America il duecento trenta terzo.
BARACK OBAMA
Il messaggio per Nowruz al popolo Iraniano e alla sua leadership, da parte del presidente americano Barack Obama.
Nowruz è il primo giorno dell’anno iraniano, che inizia il primo giorno di primavera. Secondo il computo persiano questo è il 1388 dall’Egira, Hijra, la fuga di Maometto da la Mecca a Medina.
Eideh Shoma Mobarak

La copertina del The New Yorker per la vittoria di Obama alle presidenziali.
Il monumento nella capitale federale dedicato al presidente Abraham Lincoln, la cui gigantesca statua s’intravede dietro al portico del tempio, viene riflesso nella Reflection Pool, la vasca che lo separa dal Washington Memorial [ l'Obelisco ], nel lungo rettilineo che culmina con la cupola del Capitol.
Sopra tutto, nel cielo, una luna piena, in realtà una O dorata, esattamente allineata con Lincoln.
Ieri l’ho seguito su La7, con la traduzione simultanea, ma ero anche a lavoro, quindi lo vorrei rileggere, intanto lo posto qui, così poi con calma lo riguardo.
Oggi mi trovo di fronte a voi, umile per il compito che ci aspetta, grato per la fiducia che mi avete accordato, cosciente dei sacrifici compiuti dai nostri avi. Ringrazio il presidente Bush per il servizio reso alla nostra nazione, e per la generosità e la cooperazione che ha mostrato durante questa transizione.
Quarantaquattro americani hanno pronunciato il giuramento presidenziale. Queste parole sono risuonate in tempi di alte maree di prosperità e di calme acque di pace. Ma spesso il giuramento è stato pronunciato nel mezzo di nubi tempestose e di uragani violenti. In quei momenti, l’America è andata avanti non solo grazie alla bravura o alla capacità visionaria di coloro che ricoprivano gli incarichi più alti, ma grazie al fatto che Noi, il Popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati e alle nostre carte fondamentali.
Così è stato finora. Così deve essere per questa generazione di americani.
E’ ormai ben chiaro che ci troviamo nel mezzo di una crisi. La nostra nazione è in guerra contro una rete di violenza e di odio che arriva lontano. La nostra economia si è fortemente indebolita, conseguenza della grettezza e dell’irresponsabilità di alcuni, ma anche della nostra collettiva incapacità di compiere scelte difficili e preparare la nostra nazione per una nuova era. C’è chi ha perso la casa. Sono stati cancellati posti di lavoro. Imprese sono sparite. Il nostro servizio sanitario è troppo costoso. Le nostre scuole perdono troppi giovani. E ogni giorno porta nuove prove del fatto che il modo in cui usiamo le risorse energetiche rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro pianeta.
Questi sono gli indicatori della crisi, soggetti ad analisi statistiche e dati. Meno misurabile ma non meno profonda invece è la perdita di fiducia che attraversa la nostra terra – un timore fastidioso che il declino americano sia inevitabile e la prossima generazione debba avere aspettative più basse.
Oggi vi dico che le sfide che abbiamo di fronte sono reali. Sono serie e sono numerose. Affrontarle non sarà cosa facile né rapida. Ma America, sappilo: le affronteremo.
Oggi siamo riuniti qui perché abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura, l’unità degli intenti rispetto al conflitto e alla discordia.
Oggi siamo qui per proclamare la fine delle recriminazioni meschine e delle false promesse, dei dogmi stanchi, che troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica.
Siamo ancora una nazione giovane, ma – come dicono le Scritture – è arrivato il momento di mettere da parte gli infantilismi. E’ venuto il momento di riaffermare il nostro spirito tenace, di scegliere la nostra storia migliore, di portare avanti quel dono prezioso, l’idea nobile, passata di generazione in generazione: la promessa divina che tutti siamo uguali, tutti siamo liberi e tutti meritiamo una possibilità di perseguire la felicità in tutta la sua pienezza.
Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, ci rendiamo conto che la grandezza non è mai scontata. Bisogna guadagnarsela. Il nostro viaggio non è mai stato fatto di scorciatoie, non ci siamo mai accontentati. Non è mai stato un sentiero per incerti, per quelli che preferiscono il divertimento al lavoro, o che cercano solo i piaceri dei ricchi e la fama.
Sono stati invece coloro che hanno saputo osare, che hanno agito, coloro che hanno creato cose – alcuni celebrati, ma più spesso uomini e donne rimasti oscuri nel loro lavoro, che hanno portato avanti il lungo, accidentato cammino verso la prosperità e la libertà.
Per noi, hanno messo in valigia quel poco che possedevano e hanno attraversato gli oceani in cerca di una nuova vita.
Per noi, hanno faticato in aziende che li sfruttavano e si sono stabiliti nell’Ovest. Hanno sopportato la frusta e arato la terra dura.
Per noi, hanno combattuto e sono morti, in posti come Concord e Gettysburg; in Normandia e a Khe Sahn.
Questi uomini e donne hanno lottato e si sono sacrificati e hanno lavorato finché le loro mani sono diventate ruvide per permettere a noi di vivere una vita migliore. Hanno visto nell’America qualcosa di più grande che una somma delle nostre ambizioni individuali; più grande di tutte le differenze di nascita, censo o fazione.Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniamo la nazione più prospera, più potente della Terra. I nostri lavoratori non sono meno produttivi rispetto a quando è cominciata la crisi. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e servizi non meno necessari di quanto lo fossero la settimana scorsa, o il mese scorso o l’anno scorso. Le nostre capacità rimangono inalterate. Ma è di certo passato il tempo dell’immobilismo, della protezione di interessi ristretti e del rinvio di decisioni spiacevoli. A partire da oggi, dobbiamo rialzarci, toglierci di dosso la polvere, e ricominciare il lavoro della ricostruzione dell’America.
Perché ovunque volgiamo lo sguardo, c’è lavoro da fare. Lo stato dell’economia richiede un’azione, forte e rapida, e noi agiremo – non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per gettare le nuova fondamenta della crescita.
Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano i nostri commerci e ci legano gli uni agli altri. Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologia in modo da risollevare la qualità dell’assistenza sanitaria e abbassarne i costi.
Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche.
E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. Possiamo farcela. E lo faremo.Ora, ci sono alcuni che contestano le dimensioni delle nostre ambizioni – pensando che il nostro sistema non può tollerare troppi grandi progetti. Costoro hanno corta memoria. Perché dimenticano quel che questo paese ha già fatto. Quel che uomini e donne possono ottenere quando l’immaginazione si unisce alla volontà comune, e la necessità al coraggio.
Quel che i cinici non riescono a capire è che il terreno gli è scivolato sotto i piedi. Gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non sono più applicabili. La domanda che formuliamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funzioni o meno – se aiuti le famiglie a trovare un lavoro decentemente pagato, cure accessibili, una pensione degna. Laddove la risposta sia positiva, noi intendiamo andare avanti. Dove sia negativa, metteremo fine a quelle politiche. E coloro che gestiscono i soldi della collettività saranno chiamati a risponderne, affinché spendano in modo saggio, riformino le cattive abitudini, e facciano i loro affari alla luce del sole – perché solo allora potremo restaurare la vitale fiducia tra il popolo e il suo governo.
La questione di fronte a noi non è se il mercato sia una forza del bene o del male. Il suo potere di generare benessere ed espandere la libertà è rimasto intatto. Ma la crisi ci ricorda che senza un occhio rigoroso, il mercato può andare fuori controllo e la nazione non può prosperare a lungo quando il mercato favorisce solo i già ricchi. Il successo della nostra economia è sempre dipeso non solo dalle dimensioni del nostro Pil, ma dall’ampiezza della nostra prosperità, dalla nostra capacità di estendere le opportunità per tutti coloro che abbiano volontà – non per fare beneficenza ma perché è la strada più sicura per il nostro bene comune.
Quanto alla nostra difesa comune, noi respingiamo come falsa la scelta tra sicurezza e ideali. I nostri Padri Fondatori, messi di fronte a pericoli che noi a mala pena riusciamo a immaginare, hanno stilato una carta che garantisca l’autorità della legge e i diritti dell’individuo, una carta che si è espansa con il sangue delle generazioni. Quegli ideali illuminano ancora il mondo, e noi non vi rinunceremo in nome di qualche espediente. E così, per tutti i popoli e i governi che ci guardano oggi, dalle più grandi capitali al piccolo villaggio dove è nato mio padre: sappiate che l’America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che sia alla ricerca di un futuro di pace e dignità, e che noi siamo pronti ad aprire la strada ancora una volta.
Ricordiamoci che le precedenti generazioni hanno sgominato il fascismo e il comunismo non solo con i missili e i carriarmati, ma con alleanze solide e convinzioni tenaci. Hanno capito che il nostro potere da solo non può proteggerci, né ci autorizza a fare come più ci aggrada. Al contrario, sapevano che il nostro potere cresce quanto più lo si usa con prudenza. La nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità dell’umiltà e del ritegno.
Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta dai principi, possiamo affrontare le nuove minacce che richiederanno sforzi ancora maggiori – una cooperazione e comprensione ancora maggiori tra le nazioni. Cominceremo a lasciare responsabilmente l’Iraq alla sua gente, e a forgiare una pace duramente guadagnata in Afghanistan. Con i vecchi amici e i vecchi nemici, lavoreremo senza sosta per diminuire la minaccia nucleare, e respingere lo spettro di un pianeta che si surriscalda. Non chiederemo scusa per il nostro stile di vita, né ci batteremo in sua difesa. E a coloro che cercano di raggiungere i propri obiettivi creando terrore e massacrando gli innocenti, noi diciamo adesso che il nostro spirito è più forte e non può essere infranto. Voi non ci sopravviverete, e noi vi sconfiggeremo.
Perché noi sappiamo che il nostro retaggio “a patchwork” è una forza e non una debolezza. Noi siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e induisti e non credenti. Noi siamo formati da ciascun linguaggio e cultura disegnata in ogni angolo di questa Terra; e poiché abbiamo assaggiato l’amaro sapore della Guerra civile e della segregazione razziale e siamo emersi da quell’oscuro capitolo più forti e più uniti, noi non possiamo far altro che credere che i vecchi odi prima o poi passeranno, che le linee tribali saranno presto dissolte, che se il mondo si è rimpicciolito, la nostra comune umanità dovrà riscoprire se stessa; e che l’America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace.
Per il mondo musulmano noi indichiamo una nuova strada, basata sul reciproco interesse e sul mutuo rispetto. A quei leader in giro per il mondo che cercano di fomentare conflitti o scaricano sull’Occidente i mali delle loro società – sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno su quello che sapete costruire, non su quello che distruggete. A quelli che arrivano al potere attraverso la corruzione e la disonestà e mettendo a tacere il dissenso, sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno.
Alla gente delle nazioni povere, noi promettiamo di lavorare insieme per far fiorire le vostre campagne e per pulire i vostri corsi d’acqua; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quelle nazioni, come la nostra. che godono di una relativa ricchezza, noi diciamo che non si può più sopportare l’indifferenza verso chi soffre fuori dai nostri confini; né noi possiamo continuare a consumare le risorse del mondo senza considerare gli effetti. Perché il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare con esso.
Se consideriamo la strada che si apre davanti a noi, noi dobbiamo ricordare con umile gratitudine quegli americani coraggiosi che, proprio in queste ore, controllano lontani deserti e montagne. Essi hanno qualcosa da dirci oggi, proprio come gli eroi caduti che giacciono ad Arlington mormorano attraverso il tempo. Noi li onoriamo non solo perché sono i guardiani della nostra libertà, ma perché essi incarnano lo spirito di servizio: una volontà di trovare significato in qualcosa più grande di loro. In questo momento – un momento che definirà una generazione – è precisamente questo lo spirito che deve abitare in tutti noi.
Per tanto che un governo possa e debba fare, alla fine è sulla fede e la determinazione del popolo americano che questa nazione si fonda. E’ la gentilezza nell’accogliere uno straniero quando gli argini si rompono, la generosità dei lavoratori che preferiscono tagliare il proprio orario di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto, che ci hanno guidato nei nostri momenti più oscuri. E’ il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi in una scala invasa dal fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire il proprio figlio, che alla fine decidono del nostro destino.
Forse le nostre sfide sono nuove. Gli strumenti con cui le affrontiamo forse sono nuovi. Ma i valori da cui dipende il nostro successo – lavoro duro e onestà, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo – tutto questo è vecchio. Sono cose vere. Sono state la forza tranquilla del progresso nel corso di tutta la nostra storia. Quel che è necessario ora è un ritorno a queste verità. Quel che ci viene chiesto è una nuova era di responsabilità – il riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo un dovere verso noi stessi, la nostra nazione, il mondo, doveri che non dobbiamo accettare mugugnando ma abbracciare con gioia, fermi nella consapevolezza che non c’è nulla di più soddisfacente per lo spirito, così importante per la definizione del carattere, che darsi completamente per una causa difficile.
Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.
Questa è la fonte della nostra fiducia – la consapevolezza che Dio ci ha chiamato a forgiare un destino incerto.
Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo – perché uomini, donne e bambini di ogni razza e di ogni fede possono unirsi nella festa in questo Mall magnifico, e perché un uomo il cui padre meno di sessanta anni fa non avrebbe neanche potuto essere servito in un ristorante ora può trovarsi di fronte a voi per pronunciare il giuramento più sacro di tutti.
Perciò diamo a questa giornata il segno della memoria, di chi siamo e di quanta strada abbiamo fatto. Nell’anno in cui l’America è nata, nel più freddo dei mesi, una piccola banda di patrioti rannicchiati intorno a falò morenti sulle rive di un fiume ghiacciato. La capitale era stata abbandonata. Il nemico avanzava. La neve era macchiata di sangue. Nel momento in cui l’esito della nostra rivoluzione era in dubbio come non mai, il padre della nostra nazione ordinò che si leggessero queste parole al popolo:
“Che si dica al futuro del mondo… che nel profondo dell’inverno, quando possono sopravvivere solo la speranza e la virtù… Che la città e la campagna, allarmate da un pericolo comune, si sono unite per affrontarlo”.
America. Di fronte ai nostri pericoli comuni, in questo inverno dei nostri stenti, ricordiamo queste parole senza tempo. Con speranza e virtù, affrontiamo con coraggio le correnti ghiacciate, e sopportiamo quel che le tempeste ci porteranno. Facciamo sì che i figli dei nostri figli dicano che quando siamo stati messi alla prova non abbiamo permesso che questo viaggio finisse, che non abbiamo voltato le spalle e non siamo caduti. E con gli occhi fissi sull’orizzonte e la grazia di Dio su di noi, abbiamo portato avanti il grande dono della libertà e l’abbiamo consegnato intatto alle generazioni future.


