
kml:petapeta:aspettandoellis:yellowblog:fishandmush:patanori:
an-k:applearts:szymon:enjoy search by Mario Amaya :)
- Zambardino riassume, e coglie. (via phonkmeister) (via hardcorejudas)
[…] “E’ come condannare il produttore del telefonino che ha fatto da detonatore a distanza” Se si iniziano a condannare i mezzi e non i responsabili, si arriverà a condannare il macellaio, che uccise il toro, che bevve l’acqua, che spense il fuoco, che bruciò il bastone, che picchiò il cane, che morse il gatto, che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò.
E’ un esercizio pericoloso, che tanto per cambiare decidiamo di fare in Italia, primi e unici al mondo, tanto per farci ridere un altro po’ dietro. Il che sarebbe tutto sommato ordinario, se il principio introdotto non minasse alla base l’intera concezione di rete che abbiamo costruito in quindici anni…”
- 30 seconds to Tambu · hate mail (via backtowhite)
kaw:
vaffanbrodo: nipresa: hneeta: curiositasmundi: bohemianrapsody:
Da fratello di persona con sindrome Down ho già avuto modo di esprimermi sulla vicenda, ma l’attualità mi costringe a tornarci ancora una volta.
In estrema sintesi, sono convinto che se quel video non fosse stato pubblicato su Google nessuno (neppure la famiglia della vittima) avrebbe saputo che alcuni delinquentelli avevano intrapreso l’amena attività di picchiare e dileggiare un disabile; o quantomeno lo avrebbero appreso solo se e quando il ragazzo avesse trovato il modo di raccontare cosa gli stava capitando (circostanza tutt’altro che scontata per una persona come lui), probabilmente con forte ritardo e quindi dopo altre vessazioni ed ulteriori percosse.
Da questo punto di vista, fermo restando il disagio che nasce sapendo che tutto il mondo ha potuto vedere le immagini di un disabile malmenato e insultato (disagio che nessuno, credetemi, può comprendere meglio di me), a quelli di Google bisognerebbe dare un premio, perché la pubblicazione del filmato ha documentato, e conseguentemente interrotto, una vicenda orribile che altrimenti sarebbe proseguita (nel silenzio più assoluto) per chissà quanto tempo.
A meno che, come spesso succede, non si ritenga che per considerare risolto un problema sia sufficiente non saperne nulla: il che, com’è noto, è efficacemente sintetizzabile con la parola “ipocrisia”.
“La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a provare l’ennesimo nuovo servizio di…”
-
Buzz
via malafemmena





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