Quello di andare al bar, prima dopo durante, un’importante funzione religiosa è un brutto vizio.
E pare lo si abbia tutti in questa famiglia. Tutti gli uomini almeno.
Non che si sia una famiglia particolarmente devota, ma perfino alle poche importanti funzioni, noi salutiamo tutti sul sagrato, strette di mano, pacche sulle spalle, saluti, abbracci. Poi mentre tutti cominciano ad entrare in chiesa, noi, un piccolo gruppo, ci fermiamo lì. Uno fa “Andiamo al bar”, e tutti ci giriamo e senza dire nulla a nessuno andiamo al bar e torniamo con comodo. Un po’ alla volta, che magari si nota di meno.
E per almeno tre di noi, so da chi abbiamo preso, gli altri sono “arrivati” tra noi già grandi, ma qualcuno ha fatto in tempo a conoscerne l’esempio, ma tre di noi sono cresciuti con l’idea della messa di Natale, a mezzanotte. A giocare a palle di neve sul sagrato, o nel giardino dell’oratorio, oppure al bar sotto la chiesa a salutare il barista rimasto lì da solo. D’altra parte la complicità di noi tre bambini rumorosi era utile per riuscire a sgattaiolare fuori con la scusa “Lo porto fuori, almeno non disturba.”
È un’impronta che ci hai lasciato addosso, che vedo in me, in mio fratello, in mio cugino. È la tua impronta. E la vedo anche nei cognati, negli acquisiti, quelli che hanno fatto in tempo a conoscere da te certi trucchi, e in quelli che sono entrati nella brigata dopo una durissima selezione (le donne della nostra famiglia devono avere una certa vocazione).
Ma siamo stati morigerati oggi, al funerale di tua suocera: al bar abbiamo tutti preso acqua, caffe, coca cola. Tu non avresti mai osato: L’acqua rovina i ponti!
Tu saresti andato diretto al bianchino.
auguri a tutti i papà [al mio non posso farli da circa 14 anni].
Ieri ripensavo al fatto che la tua carnagione era perfino più chiara della mia. E le strane macchie rosa e fucsia per carenza di melanina che ti leopardavano quando in estate prendevi troppo sole. Perfino sulla pelata, sotto i pochi capelli.
Sì che tu non stavi mai a prendere il sole. Se ti mettevi su una sdraio era solo per dormire dopo pranzo, e di solito la mettevi all’ombra. O andavi direttamente dentro la roulotte.
Ma spesso giravi per il campeggio in costume. O peggio in costume ma con la canotteria bianca a righine. Infatti quasi tutte le estati avevi il segno delle spalline.
E poi cucinavi davanti alla griglia, anche lì ti abbronzavi tanto. Qualche volta mettevi un fazzoletto bagnato sulla testa.
Più difficile che tu ti abbronzassi facendo il bagno, dato che entravi in acqua oramai quasi al tramonto.
Forse quando organizzavi i giochi dei bambini su al campo, lì certo passavi le ore sotto al sole. Prima per i preparativi, poi per le gare.
Mi mancano un sacco i tuoi bolli fucsia.
Nessun altro si abbronza bene come te.
Oggi sono 5 anni.
L’altra mattina ho sognato di essere al lago. Al campeggio dove sono sempre stato, per tutte le estati della mia vita.
Scendevo dalla roulotte per andare a pranzare coi miei in riva al lago ( mai fatta una cosa del genere ) e li trovavo non su uno dei tavoli della riva, ma in acqua, “seduti” intorno alla nostra tavola da surf.
La vecchia tavola oramai è andata, spezzata dall’umidità, ma è stata compagna di giochi e nuotate per molti anni: non la usavamo per il wind surf, e ovviamente non ci sono cavalloni da cavalcare sul lago; si andava di braccia, planando sull’acqua. O facendo gare di tuffi, piroette. La si usava persino per prendere il sole in mezzo al lago.
Ma questo non c’entra col sogno.
La vecchia tavola era apparecchiata, come fosse un tavolo. Bottiglie, Bicchieri, posate, piatti, insalatiere, le solite cose che si possono trovare a un pranzo leggero in una assolata giornata estiva.
Padre, madre e fratello, stavano già “seduti” intorno alla tavola.
Seduti… insomma, nuotavano, seduti, in posizione abbastanza composta, come se ci fossero sedie. Ovviamente in posizioni “impossibili” da mantenere. ( Senza contare che la mam non è proprio capace di nuotare, figurarsi se può galleggiare stando seduta a pelo d’acqua. )
Fatto sta che mi metto anche io al mio posto attorno alla tavola e pranziamo, lasciandoci trasportare dalle lenti correnti del lago.
Finito di mangiare, notiamo che comincia ad arrivare gente per fare il bagno, e la mam si affretta a sparecchiare la tavola, non capisco bene dove metta la roba che toglie dalla tavola, e solo quando il babbo comincia a togliere i bicchieri dal tavolo, mi accorgo che sono bicchieri di vetro.
Noi in campeggio usiamo bicchieri di plastica.
E alcuni bicchieri sono rotti, visibilmente rotti, eppure non ci avevamo fatto caso, mentre stavamo mangiando e bevendo. Insomma, un mistero misterioso.
Il sogno finisce così, con io e mio papà che guardiamo i bicchieri rotti.
Il “vecchio” pa’, evitava sempre di stare troppo a lungo con gli adulti noiosi, diceva che così s’invecchia.
Preferiva andare in posti frequentati da giovani, parlare con giovani, non solo d’età, bastava che non facessero discorsi funebri.
Detestava i confronti dei malanni superati, discorsi sul passato che è tanto lontano e non torna. Se parlava del passato, voleva ricordare i momenti belli, divertenti, e non lo faceva con malinconia, ma con gioia.
Era una bella filosofia, chissà se riuscirò ( riesco ) a impararla anche io…
Mi manca tanto. Manca tanto a tutti.
