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(via scriptabanane)
(via scriptabanane)
Quello di andare al bar, prima dopo durante, un’importante funzione religiosa è un brutto vizio.
E pare lo si abbia tutti in questa famiglia. Tutti gli uomini almeno.
Non che si sia una famiglia particolarmente devota, ma perfino alle poche importanti funzioni, noi salutiamo tutti sul sagrato, strette di mano, pacche sulle spalle, saluti, abbracci. Poi mentre tutti cominciano ad entrare in chiesa, noi, un piccolo gruppo, ci fermiamo lì. Uno fa “Andiamo al bar”, e tutti ci giriamo e senza dire nulla a nessuno andiamo al bar e torniamo con comodo. Un po’ alla volta, che magari si nota di meno.
E per almeno tre di noi, so da chi abbiamo preso, gli altri sono “arrivati” tra noi già grandi, ma qualcuno ha fatto in tempo a conoscerne l’esempio, ma tre di noi sono cresciuti con l’idea della messa di Natale, a mezzanotte. A giocare a palle di neve sul sagrato, o nel giardino dell’oratorio, oppure al bar sotto la chiesa a salutare il barista rimasto lì da solo. D’altra parte la complicità di noi tre bambini rumorosi era utile per riuscire a sgattaiolare fuori con la scusa “Lo porto fuori, almeno non disturba.”
È un’impronta che ci hai lasciato addosso, che vedo in me, in mio fratello, in mio cugino. È la tua impronta. E la vedo anche nei cognati, negli acquisiti, quelli che hanno fatto in tempo a conoscere da te certi trucchi, e in quelli che sono entrati nella brigata dopo una durissima selezione (le donne della nostra famiglia devono avere una certa vocazione).
Ma siamo stati morigerati oggi, al funerale di tua suocera: al bar abbiamo tutti preso acqua, caffe, coca cola. Tu non avresti mai osato: L’acqua rovina i ponti!
Tu saresti andato diretto al bianchino.
In bianco e nero
Riprendo un articolo che mi pare ben scritto da Bioetica: La famiglia come “società naturale”. A futura memoria.
Contro la possibilità del matrimonio omosessuale viene spesso invocato da alcuni il primo comma dell’art. 29 della Costituzione:
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
L’aggettivo «naturale», si sostiene, limiterebbe l’applicazione dei diritti alle unioni eterosessuali; queste sole, appunto, sarebbero «naturali», nel senso di «normali» o di appartenenti a un mondo «naturale» contrapposto al mondo umano, ovvero a uno stato di natura contrapposto a quello di cultura. Questa però è una versione «ingenua» ed essoterica dell’argomento, contro la quale è fin troppo facile obiettare che «normale» è concetto troppo vago per avere una qualsiasi utilità morale o giuridica, e che l’omosessualità preesiste alla nascita della cultura e dell’uomo stesso (i famosi pinguini omosessuali…). In realtà, la versione originale del richiamo alla naturalità, quella che usano gli autori più smaliziati, è che per «natura» si deve intendere la finalità essenziale dell’uomo, una potenzialità intrinseca che tutti sarebbero tenuti a rendere attuale; per cui, per esempio, dall’esistenza di sessi opposti si deve dedurre che solo l’unione eterosessuale – l’unica conforme alla legge naturale, all’ordinamento essenziale del mondo – è buona. Tutto ciò che in natura o nella società contraddice questa finalità è per costoro un’aberrazione senza significato.
Ma esiste almeno un altro senso della parola «naturale»: ed è quello di pregiuridico, di qualcosa che precede lo Stato ed esiste indipendentemente da esso e dalle sue leggi. Con questa accezione si vuole il più delle volte rendere chiaro che fonte del diritto non è esclusivamente lo Stato, e che le leggi hanno una loro fonte di legittimazione antecedente, per cui ad esempio sarebbe giusto e doveroso condannare e combattere lo Stato che decretasse la liceità del furto o dell’omicidio. Se fosse questo il senso, non sarebbe certo immediato dedurre dall’art. 29 la proibizione del matrimonio omosessuale. Se tutti gli esseri umani aspirano «naturalmente» – cioè indipendentemente dalle concessioni dei loro governanti – a costruirsi una famiglia; se abbiamo esempi anche antichi di famiglie omosessuali (si pensi, per la stessa Italia, alle coppie costituite da donne omosessuali, comuni e non troppo nascoste anche in un passato non recentissimo); allora non si vede perché il dettato costituzionale non si debba applicare, nella mutata sensibilità odierna, anche al matrimonio omosessuale. Anzi sarebbe forse da considerare incostituzionale l’attuale limitazione; e non solo a norma degli artt. 2 e 3 della Costituzione, ma paradossalmente anche dello stesso art. 29, che parla della famiglia (senza ulteriori specificazioni) come di una associazione indipendente dallo Stato, che lo Stato non può disconoscere.
In che senso, dunque, la Costituzione parla di «società naturale»? È ovvio che nessuno dei Costituenti aveva in mente la possibilità del matrimonio fra omosessuali; ma la Carta – se vogliamo che la Costituzione sia viva e parli anche per l’oggi – va interpretata nel significato letterale del suo testo, senza restringere la denotazione dei termini da essa impiegati a quella intesa dagli autori originali. Tuttavia, quando – come in questo caso – esiste una controversia sulla connotazione di un’espressione, che può essere intesa in sensi anche opposti, pare inevitabile fare ricorso alle discussioni dei padri costituenti, per trovare un punto comune di partenza all’interpretazione.
Qui di seguito registro pertanto i più significativi interventi in sede di Assemblea Costituente, tutti rigorosamente di esponenti della Democrazia Cristiana. Mi sembra che le conclusioni da trarne siano abbastanza univoche.
Giorgio La Pira, 6 novembre 1946:
Sin dall’inizio dei lavori della Sottocommissione, nella stesura della Costituzione, si è detto che la fondamentale preoccupazione è quella di negare la teoria dei «diritti riflessi», che fu il fondamento dello Stato fascista. Lo Stato fascista, infatti, aveva come suo fondamento la teoria giuridica che tutti i diritti sono creati e concessi dallo Stato, che può ritirarli in qualunque momento. Negando questa teoria, si vuole affermare che lo Stato non fa che riconoscere e tutelare dei diritti anteriori alla Costituzione dello Stato, che sono diritti dei singoli, diritti delle società o comunità naturali. Con una dichiarazione come quella proposta, ci si ricollega alla cosiddetta tradizione giuridica occidentale che da Aristotile, attraverso il Cristianesimo, è arrivata fino ad oggi.
Affermando che la famiglia «è una società naturale» – oppure «di diritto naturale», secondo la proposta del Presidente – si afferma che la famiglia è un ordinamento giuridico e che lo Stato non fa che riconoscere e proteggere questo ordinamento giuridico anteriore allo Stato stesso.
Aldo Moro, 15 gennaio 1947:
La famiglia è una società naturale. Che significa questa espressione? Escluso che qui «naturale» abbia un significato zoologico o animalesco, o accenni ad un legame puramente di fatto, non si vuol dire con questa formula che la famiglia sia una società creata al di fuori di ogni vincolo razionale ed etico. Non è un fatto, la famiglia, ma è appunto un ordinamento giuridico e quindi qui «naturale» sta per «razionale».
D’altra parte, non si vuole escludere che la famiglia abbia un suo processo di formazione storica, né si vuole negare che vi sia un sempre più perfetto adeguamento della famiglia a questa razionalità nel corso della storia; ma quando si dice: «società naturale» in questo momento storico si allude a quell’ordinamento che, perfezionato attraverso il processo della storia, costituisce la linea ideale della vita familiare.
Quando si afferma che la famiglia è una «società naturale», si intende qualche cosa di più dei diritti della famiglia. Non si tratta soltanto di riconoscere i diritti naturali alla famiglia, ma di riconoscere la famiglia come società naturale, la quale abbia le sue leggi e i suoi diritti di fronte ai quali lo Stato, nella sua attività legislativa, si deve inchinare. Vi è naturalmente un potere legiferante dello Stato che opera anche in materia familiare; ma questo potere ha un limite precisamente in questa natura sociale e naturale della famiglia.
Lodovico Benvenuti, 17 marzo 1947:
Qui, onorevoli colleghi, abbiamo la restaurazione del diritto naturale sulla forma positiva. Il concetto è evidente: prima dello Stato, indipendente dallo Stato, esiste un diritto acquisito dei cittadini, e della famiglia in particolare, che resiste al diritto dello Stato, di fronte al quale lo Stato non ha libertà di scelta; nel quale, quindi, il diritto dello Stato non può e non deve intervenire; e, ove lo faccia, lo farà in virtù della forza di coazione di cui è munito, ma violando il diritto. Non dimentichiamo, onorevoli colleghi, l’articolo 147 del Codice civile fascista, ove si diceva che l’educazione e la istruzione della prole devono essere conformi al sentimento nazionale fascista: il che significava che i genitori italiani, per essere in regola con la legge, dovevano educare i loro figliuoli a detestare la libertà e a servire l’oppressione. Queste sono le aberrazioni a cui può arrivare una legislazione, quando dimentichi che la famiglia è una società di diritto naturale.
Umberto Merlin, 15 aprile 1947:
Noi diciamo che questo concetto è affermato con le parole «la famiglia è una società naturale», per dimostrare questa semplice verità che la famiglia ha dei diritti primordiali, propri, che lo Stato non deve concedere come una graziosa concessione, ma che deve semplicemente riconoscere perché sono preesistenti alla sua organizzazione.
Camillo Corsanego, 22 aprile 1947:
Però quello che importa è di affermare nella Carta Costituzionale che lo Stato non crea i diritti della famiglia, ma li riconosce, li tutela e li difende perché la famiglia ha dei diritti originari, preesistenti, e lo Stato non deve fa altro che dare loro la efficace protezione giuridica.
Il legislatore non può «il libito far licito in sua legge». Qui noi stiamo costruendo una Carta costituzionale la quale codifica, cioè dà forma giuridica, ai diritti di libertà: diritti di libertà della persona, diritti di libertà del lavoro, diritti di libertà umana, diritti della famiglia che sono anteriori alla legge positiva scritta. Non facciamo qui la disquisizione teorica sulla esistenza, e sul significato che gli studiosi danno alle norme di diritto naturale; è certo che la legge scritta deve conformarsi a certe norme che preesistono al legislatore, che sono anzi le sue ispiratrici. Avviene questo anche quando si codificano norme particolari, quando per esempio nel Codice penale si pone la discriminante della legittima difesa e si dice che si può impunemente uccidere il fur nocturnus che viene durante la notte a turbare i nostri sonni, a rubarci il nostro peculio. Che cosa fa il legislatore in questo caso? Il legislatore non fa altro che dare formula giuridica a un diritto preesistente, Ulpiano stesso fin dai suoi tempi lo aveva insegnato: vim vi repellere licet idque ius naturae comparatur.
Noi siamo contro il concetto fascista: «tutto per lo Stato, tutto nello Stato, nulla contro lo Stato», e respingiamo la dottrina totalitaria la quale, considerando lo Stato unica fonte di diritto, vorrebbe che individui ed enti possedessero solo quel tanto di diritti che allo Stato – feudo del partito dominante – piacesse consentire.
Rimane da notare una cospicua incongruenza dell’art. 29: se la famiglia è una società naturale, che precede il diritto organizzato, com’è possibile che la si affermi fondata sul matrimonio, che è invece tipicamente un istituto dei diritto positivo? Della contraddizione si era accorto Piero Calamandrei, che – senza che nessuno intervenisse a contraddirlo – così parlava nella seduta del 23 aprile 1947:
Dal punto di vista logico ritengo che sia un gravissimo errore, che rimarrà nel testo della nostra Costituzione come una ingenuità, quello di congiungere l’idea di società naturale – che richiama al diritto naturale – colla frase successiva «fondata sul matrimonio», che è un istituto di diritto positivo. Parlare di una società naturale che sorge dal matrimonio, cioè, in sostanza, da un negozio giuridico è, per me una contraddizione in termini.
E concludeva, saggiamente:
Ma tuttavia, siccome di queste ingenuità nella nostra Costituzione ce ne sono tante, ce ne potrà essere una di più […].
Infine, quale che siano le nostre conclusioni sul significato dell’art. 29, una cosa è certa: come ricordava l’appello di 23 costituzionalisti nel febbraio 2007, la Costituzione
non impone affatto alla Repubblica di riconoscere come famiglia solo quella definita quale «società naturale fondata sul matrimonio». […] Il riconoscimento giuridico di altre tipologie di famiglia non comporterebbe alcun disconoscimento dei diritti delle famiglie fondate sul matrimonio e non potrebbe quindi violare il disposto dell’articolo 29, primo comma, della Costituzione. Il fatto che la Costituzione garantisca in modo particolare i diritti della famiglia fondata sul matrimonio non può in alcun modo avere come effetto il mancato riconoscimento dei diritti delle altre formazioni famigliari.
Sì, lo so è Natale, anzi è già passato.
Ma questo ultimo periodo è stato massacrante.
Lavorare tutti i giorni dal mattino presto fino a notte inoltrata per un’importante scadenza urgentissima (o sono due?); correre tra la cittadina meneghino-ticinese e la grande metropoli avanti e indietro; e poi le bellissime cene prenatalizie con gli amici, che ti ammazzano le ore di sonno però; e le corse per comprare i regali più belli del mondo, con i nervi a fior pelle.
In pratica sono riuscito a finire tutto che il cenone della vigilia era già cominciato. E non mi ero riposato un attimo.
Quando il parentado ha liberato casa mia, sono precipitato nel mio lettino a dormire il beato sonno dei giusti. Peccato che siano ricomparsi poche ore dopo tutti e molti altri per il pranzo di Natale, mentre io ero ancora sotto le coperte.
È iniziato l’ennessimo attacco alla mia sanità fisica e mentale, e diverse ore dopo quando se ne sono andati, devastati anche loro dalla maratona continua (quest’anno prima del solito in effetti), io sono riuscito solo a spogliarmi e a ficcarmi al caldo sotto le coperte. In pratica ne sono uscito rigenerato questa mattina.
Ed ora mi sto preparando per il pranzo di santo Stefano.
Non so se ne tornerò vivo.
È stato bello scrivervi.
Auguri a tutti, e buona dieta post feste.
Io e Lo’ avevamo deciso di passare un sabato pomeriggio in piscina nel suo giardino, ma essendo una delle prime giornate fredde di questo settembre alla fine non ci eravamo nemmeno cambiati e stavamo a goderci l’ultimo sole vestiti sulle sdraio. Al rientro da alcuni acquisti i suoi genitori ci salutano da lontano, e mentre suo padre ritira la macchina, sua madre viene nel vicino capanno a prendere qualcosa. Io e Lo’ continuavamo a parlare del più e del meno, quando arriva in giardino una signora e Lo’ le indica il capanno, ma subito dicendomi che devo conoscerla mi invita ad alzarmi. Raggiunto il capanno troviamo la madre e l’amica che si salutano, e subito Lo’ si unisce a loro e mi chiama per presentarmi. Io cerco accanto al capanno i miei infradito e ne trovo due sinistre, il destro è mancante (o il contrario). Mi guardo attorno preoccupato della possibile figuraccia, fino a quando non noto lo sguardo divertito della madre: ha scambiato lei le scarpe per farmi uno “scherzo”. Nel frattempo Lo’ ignaro di tutto continua a chiamarmi irritato. Poi mi sveglio.
Risveglio tormentato: due incubi a distanza di mezz’ora uno dall’altro mi hanno svegliato prima delle 7.00 e alla fine non ho più dormito.
Ero stranamente in giardino, di sera ma non ancora troppo tardi. Stava succedendo qualcosa in centro, ma non solo nella mia cittadina, ma dappertutto. Non so cosa l’avesse provocato, so che la situazione non mi piaceva. C’era una specie di Notte di San Bartolomeo, non mi era chiaro se solo per gli olandesi, o per gli stranieri in generale. So che pensavo che questo paese stesse malissimo, e che me ne sarei dovuto andare all’estero. E ne frattempo stavo seduto in giardino su una panchina. Mentre i rumori per le strade si facevano sempre più vicini. Forse stavo aspettando qualcuno, non lo so. Ho deciso di correre su in casa solo quando oramai la folla inferocita passava già davanti alla mia casa. Ma per fortuna il giardino era al buio, e così silenziosamente ma rapidamente corro al portone lo apro e mi chiudo dentro, e ringrazio il cielo sia quello nuovo blindato. Salgo senza accendere la luce, e finalmente arrivo a casa mia, entro e chiudo la pesante porta blindata alle mie spalle. Un giro, un altro e un botto contro la porta la fa sussultare. Qualcuno sta cercando di entrare, molte persone, probabilmente erano per le scale mentre c’ero anch’io ma non le avevo sentite. Sanno che io sono qui. E devo barricare le finestre. E non so se la porta reggerà.
Non so come farò ad arrivare al mattino, ma ce la devo fare, forse poi sarò salvo.
Mi sveglio, e penso subito a tutti le persone che conosco: la mia famiglia? dov’è la mia famiglia? nel sogno ero in casa da solo, saranno al sicuro? Spero siano andati da amici, penso a chi potrebbe nascondere mia madre. Penso ai nipotini. Poi realizzo che era solo un sogno. Che mam è due stanze più in là. Che stanno tutti bene. A fatica ma mi riaddormento.
Rientro a casa. Mam è in cucina con sua sorella. Vado in camera mia e subito dopo in bagno. Nel mio bagno. Probabilmente sono stato via qualche giorno, perché trovo qualche sostanziale differenza. Nel mio bagnetto di due metri per due, sono stati fatti dei lavori a mia insaputa. Nella doccia è stato installato una specie di lavabo da bucato a bacinella, da poter metter e togliere all’occorenza. Un altro lavabo da bucato è stato messo sotto la finestra. Un bidet accanto al bidet esistente e ancora accanto
un lavapiedi praticamente in mezzo alla porta. Un nuovo wc di fronte al wc attuale, sostituendo il lavandino col piano con uno a colonna. E orribili piastrelle arancioni ovunque.
Torno in cucina a chiedere a mia madre cosa è successo, e le finge di non saperne niente. Dopo un po’ ammette di aver voluto mettere un lavatoio per lavare i panni a mano. Le chiedo quindi perché lo scempio di tutto il bagno, con tutti i sanitari doppi, e mi rispondere che l’idraulico l’aveva convinta fosse meglio così. Torno in bagno urlando le peggio cose, maledicendo l’idraulico, e pensando di chiamare tutta la famiglia e un buono psichiatra per valutare se mia madre ci stia ancora con la testa.
Le urla delle mie imprecazioni mi svegliano di nuovo.
Il cuore mi batte all’impazzata, e decido che non è il caso di girarsi ulteriormente nel letto cercando di riaddormentarsi.
La giornata comincia sotto i migliori auspici: dopo il diluvio di ieri il sole brilla nel cielo, il profumo di caffè sale dalla cucina, gli uccellini cinguettano felici. E mi sono svegliato in tempo per fare tutto quello che avevo in programma: passare da mia sorella per dare da mangiare al gatto, farmi barba e doccia ed essere pronto per le 10:30 per andare in quel di Bergamo per un fiducioso pranzo.
E invece…
Il cibo del gatto non era dove avrebbe dovuto essere, e in oltre venti minuti di ricerche non è stato possibile trovarlo e ho dovuto dargli il cibo del cane. (solo successivamente ho scoperto che con penisola mia sorella intendeva bussola.
Tornato a casa alla 10:30 (ora d’incontro previsto) mam ha provveduto a farmi perdere ulteriore tempo. Comunque con poco più di mezz’ora di ritardo ero pronto e aspettavo l’arrivo di Lo’, il quale invece mi comunica di avere qualche problema alla macchina, in preda allo sconforto propongo di tornare a letto ad aspettare giornate migliori, ma Lo’ insiste e mi convince ad aspettarlo fiducioso.
Due ore dopo finalmente arriva, con un’altra macchina, e partiamo per Bergamo. Arrivano lì con un enorme ritardo quindi, ma l’accoglienza dei padroni di casa e delle loro biondissime Labrador risollevano rapidamente il morale.
Lo splendido pranzo, la bellissima casa (nonostante qualche “pecca” indipendente dalla volontà dei proprietari), l’ospitalità meravigliosa, le chiacchiere conviviali, i giochi danzanti e canori, tutto ha trasformato una serie di sfortunati eventi in una giornata piacevolissima.
Questo post arriva un po’ in ritardo, ed è stato scritto a pezzi sul nuovo iPhone, quindi può darsi ci sia qualche errore e incoerenza. Ma il mezzo è fantastico e col tempo spero di riuscire ad utilizzarlo al meglio.