“La signora Rice, proprio in questi giorni, se n’è uscita con questa dichiarazione sulla religione cattolica:
«È semplicemente impossibile per me di “appartenere” a questo rissoso, ostile, polemico, e meritatamente famigerato gruppo. Per dieci anni ho provato. Ho fallito. Sono un’esterna. La mia coscienza non mi consentiva nient’altro. (…) Sono fuori. Nel nome di Cristo, mi rifiuto di essere anti-gay. Mi rifiuto di essere anti-femminista. Mi rifiuto di essere contro il controllo delle nascite. Mi rifiuto di essere anti-democratica. Mi rifiuto di essere contro l’umanesimo laico. Mi rifiuto di essere contro la scienza. Mi rifiuto di essere contro la vita. (…) La mia conversione da atea pessimista, persa in un mondo che non capivo, a ottimista credente in un universo creato e sostenuto da un Dio amorevole è fondamentale per me. Ma seguire Cristo non significa seguire i suoi seguaci. Cristo è infinitamente più importante della cristianità e lo sarà sempre, non importa ciò che il cristianesimo è, è stato, o può diventare.»”

-

Anne Rice

via wally rainbow valeriano elfodiluce



Fivefingers

You are the technology

via adsoftheworld

Jul 162010

“Ho 39 anni e vengo dal mondo delle aziende.
Dopo una laurea in economia aziendale ed un paio di stage, comincio la mia avventura prima in una multinazionale americana e poi, a 28 anni, in Red Bull, l’azienda produttrice dell’omonimo energy drink.
E’ il 1999 e la filiale italiana è appena stata costituita. Siamo 12 persone e tutto da creare. Mi butto in quest’avventura con passione ed entusiasmo, passo 10 anni molto belli ed intensi. L’azienda cresce, le cose vanno bene. Credo che molto sia anche merito mio.
Dopo aver accantonato l’idea per un po’, perché non era mai il momento giusto, a 37 anni io e mio marito decidiamo di provare ad avere un bambino.
Resto incinta a marzo 2008 e continuo a lavorare fino all’ottavo mese senza sosta. Sono fatta così, il lavoro mi piace e la gravidanza mi dà un’energia senza eguali.
Anzi, a dirla tutta dovrei entrare in maternità il 24 novembre, ma poi nei giorni successivi partecipo ad una riunione aziendale, nell’ultimo mese (il nono) lavoro da casa e il 18 dicembre presenzio ad un altro meeting (avendo il termine il 25 dicembre).
Lo faccio senza problemi; è il mio lavoro, mi piace.
E poi non riesco a restare con le mani in mano.
Mia figlia nasce il4 gennaio 2009.
Anche dopo la sua nascita resto in contatto con i miei collaboratori e con la direzione di Red Bull; ricevo report periodici, partecipo alle riunioni. In agosto interrompo la maternità per lavorare, su esplicita richiesta del mio capo.
Rientro a tutti gli effetti il 30 settembre.
Dopo neanche un’ora vengo convocata dal direttore generale, il quale mi dice che per motivi di budget la mia posizione non è più prevista.
Peccato si fossero dimenticati di dirmelo prima, quando pur pagata dall’INPS lavoravo per loro…
Non sono licenziabile: mia figlia non ha neanche 9 mesi ed io sono un impiegato quadro.
Quindi mi fanno un’offerta economica per convincermi ad andarmene.
Io rifiuto. Per orgoglio.
Sono sempre stata un po’ naif sotto alcuni punti di vista.
Ingenuamente ho sempre pensato che essere una persona onesta ed una gran lavoratrice mi avrebbe messo al riparo dalle intemperie. Non avendo fatto niente di male, voglio tornare a svolgere il mio lavoro. Peccato non sia possibile.
Mi trasferiscono in un locale al pianterreno, a cinque piani di distanza dal resto dell’azienda, riadattato per l’occasione ad ufficio.
Mi affidano un progetto inesistente, già realizzato in precedenza da un’agenzia esterna.
Resisto poche settimane: 5 kg in meno, un attacco di panico con conseguente “gita” al pronto soccorso e relativo colloquio con lo psichiatra mi convinco a dare le dimissioni e scambiare la mia libertà con una buonuscita.
Ad un certo punto ho scelto di raccontare la mia storia, perché in questi mesi ho conosciuto molte donne che, una volta rientrate al lavoro, sono state gentilmente (e spesso non gentilmente) accompagnate alla porta.
Oppure hanno visto il loro ruolo ridimensionato, le loro scrivanie spostate, vivendo un disagio quotidiano proprio a causa della maternità. Credevo che le discriminazioni fossero episodi sporadici, più unici che rari.
E invece ho scoperto che in Italia è un vero e proprio problema sociale.”

-


Donne e lavoro: il sottile confine che separa dalla discriminazione

(giusto per ricordare che il problema in Italia non è solo Berlusconi, all’Estero fanno gli asili nelle aziende, qui da noi funziona così). (via blondeinside)

Come mi ha detto una persona domenica “Sì, vogliono mettere a parimerito l’età pensionabile, ma prima dovrebbero garantire le stesse possibilità”

(via prezzemolo)

(via 3n0m15)



tommaso:

adoro questa donna (e non credo di essere il solo)



perochan:

red blooded woman 08

watkin:

(via milesadrift)

io ho sul computer un vasto archivio di foto salvate da internet: stavo salvando questa quando il browser mi ha proposto come cartella (quella dove avevo salvato l’immagine precedente) quella di Ratzinger. ho salvato lì anche questa

(via stardustmelody)

La gentile ministra Gelmini, giusto giusto in coincidenza con il Primo Maggio, dice che è un privilegio quello delle “donne normali”, che dopo il parto possono stare a casa dal lavoro.

Chiarisco una cosa alla gentile ministra Gelmini. Date le sue dichiarazioni e le sue sopraffine capacità, sarebbe meglio per l’Italia che a lei venisse concesso un privilegio ancor maggiore e restasse a casa almeno finché la figlia non diventa maggiorenne.



- La ministra Gelmini non perde occasione per stare zitta. (via sweetpotatopie) (via batchiara) (via emmanuelnegro) (via hardcorejudas)


placidiappunti:

Mantegazza: Eppure molte donne non hanno mai portato l’acqua in alcune recondite regioni…per pudore.
Dio buono! Quale impudico pudore! Quale ircino e cornuto pudore!
Ma qui mi pare di sentirmi giungere alle orecchie un coro di voci gentili che con diverse favelle, ma tutte soavi, mi dice:
Ma dottore, anche?
E il dottore risponde:
Anche là, proprio anche !
E il coro che grida ancora:
Ma dottore, anche allora?
Sì, anche allora: e allora più che mai.

da Come si lavavano i nostri Avi http://www.placidasignora.com/2010/04/30/anche-la-come-si-lavavano-i-nostri-avi/



kidskidskids:

heartdisney:tinyvessels:“I never look back, darling. It distracts from the now.”



Ringraziamo…

via Fratello Abbate on FF

© 2010 bybblog Suffusion WordPress theme by Sayontan Sinha