



Domesticità
House in Ichijoji / Tadahiro Shimada
via ArchDaily
Sì, lo so è Natale, anzi è già passato.
Ma questo ultimo periodo è stato massacrante.
Lavorare tutti i giorni dal mattino presto fino a notte inoltrata per un’importante scadenza urgentissima (o sono due?); correre tra la cittadina meneghino-ticinese e la grande metropoli avanti e indietro; e poi le bellissime cene prenatalizie con gli amici, che ti ammazzano le ore di sonno però; e le corse per comprare i regali più belli del mondo, con i nervi a fior pelle.
In pratica sono riuscito a finire tutto che il cenone della vigilia era già cominciato. E non mi ero riposato un attimo.
Quando il parentado ha liberato casa mia, sono precipitato nel mio lettino a dormire il beato sonno dei giusti. Peccato che siano ricomparsi poche ore dopo tutti e molti altri per il pranzo di Natale, mentre io ero ancora sotto le coperte.
È iniziato l’ennessimo attacco alla mia sanità fisica e mentale, e diverse ore dopo quando se ne sono andati, devastati anche loro dalla maratona continua (quest’anno prima del solito in effetti), io sono riuscito solo a spogliarmi e a ficcarmi al caldo sotto le coperte. In pratica ne sono uscito rigenerato questa mattina.
Ed ora mi sto preparando per il pranzo di santo Stefano.
Non so se ne tornerò vivo.
È stato bello scrivervi.
Auguri a tutti, e buona dieta post feste.
Stamane per un piano malefico avrei dovuto andare all’Apple Store di Carugate, prima possibile. Quindi mi sono svegliato alle 6:50 per prepararmi in 40 minuti d’incoscienza.
Esco dalle calde coperte del mio letto, m’infilo subito una tuta e vado in cucina già armato di alcuni vestiti per prepararmi mentre faccio colazione. Apro l’acqua calda per risparmiare qualche minuto nella preparazione del caffè, ed è fredda. Freddissima. La fiamma pilota del boiler si deve essere spenta.
Metto su il caffè, prendo i fiammiferi ed esco a riaccenderla. Sul balcone le veneziane sono tutte chiuse per creare un microclima adatto alla mille piante presenti, salvandole dalle più rigide temperature notturne. Fa un freddo, procedo velocemente.
Servono solo tre tentativo per riaccendere il pilota. Ne frattempo zampetto da un piede all’altro come i fenicotteri, in modo da tenere i piedi possibile a contatto con il pavimento. Attraverso le veneziane chiuse sento il rumore della neve. E il traffico caotico in lontananza.
Rientro, vado in bagno, torno e il caffè è pronto. Mi siedo e lo bevo. Ho un po’ freddo alle mani, ma il caffè mi scalda rapidamente.
Lo’ mi telefona e mi dice che visto il tempo raggiungere Carugate sarebbe un’impresa: è meglio rinunciare. Posso tornare a letto quindi.
Comincio a sentire freddo al ventre. Forse ho preso un pelo troppo freddo anche dietro le veneziane chiuse. Mi infilo quindi sotto la doccia calda. Mi rintempro un po’, e mi metto a letto, sotto le mie coperte, che nel frattempo sono diventate fredde.
Rimango lì un’ora circa, poi mi rialzo e mi faccio un tea caldo, per darmi la botta finale di calore.
Ha smesso di nevicare.
Questo è uno strano weekend.
Venerdì sera L. è venuto a casa mia e siamo stati assieme quasi tutta la notte. Fino alla 5. In realtà alle 4 io mi sono addormentato.
Abbiamo lavorato tutto il tempo. Design, grafica e fotoritocco.
Lavorare assieme a L. è bello. Bellissimo, profondo e facile e divertente. Ma stare tanto assieme, con una scadenza inprorogabile a poche ore e non potersi fermare nemmeno un attimo, fino allo sfinimento… Ecco, non è esattamente un classico weekend assieme alla persona amata. È qualcosa di un po’ diverso.
L. alle 5 è andato a casa, e si è messo a lavorare ad altri progetti. Io invece sono andato a dormire, alle 11.30 mi sono svegliato, e ho iniziato a preparare e caricare sull’apposito sito i risultati del lavoro notturno.
La connessione era lenta, e nonostante i file fossero leggeri ci ho messo diverse ore. Ho chiamato anche l’assistenza di Teletu, è mi pare notevolmente migliorata. Non che abbiano risolto il problema, ma non mi hanno asfisiato al telefono con pubblicità delle loro offerte, anzi la voce preregistrata mi ha portato rapidissimamente attraverso le diverse scelte al call center relativo al mio problema, lì la voce mi ha comunicato il tempo di attesa stimato (più di 4 minuti) che si è rilevato abbastanza preciso. Mentre aspettavo non una musica inutile, ne un messaggio promozionale o di scuse eterne, ma alcune informazioni generiche relative ad alcune problematiche comuni relative proprio a quel settore, così seguendo le indicazioni del messaggio ciclico ho già correttamente impostato alcuni nuovi parametri dell’adsl senza interrompere la mia “precedenza acquisita”. L’operatrice ha verificato tutto e non riscontrando problemi mi ha inviato una mail con alcune possibili soluzioni, e un sms a cui nel caso non bastassero eventualmente rispondere per essere contattati da tecnici specifici. Le indicazioni erano simili a quelle già indicate sul sito, ma c’era qualcosa in più, qualche dato in più. Non si è risolto granché, ma dopo aver controllato tutti i parametri, non sono tanto sicuro che il problema sia della mia connessione, o di quella del sito dove stavo caricando i dati.
Fatto sta che finisco di caricare i dati verso le 16.30, al che esco con Mam che voleva fare degli acquisti importanti. Andiamo al centro commerciale e dopo alcuni tentativi Mam trova gli stivali definitivi. Tutta raggiante decide di prendersi anche delle scarpe basse. Mentre lei attende alla cassa io giro il negozio: l’hanno rinnovato completamente dall’ultima volta. Quando torno alla cassa Mam mi ordina di prendere delle scarpe anche io, perché c’è uno sconto del 50% sul terzo paio.
Rifacciamo quindi il giro del negozio, ne provo circa metà. E alla fine compro loro:

Un paio di Asics Whizzer black-white-silver. Il mio primo paio, qualcuno mi ha contaggiato alla fine.
Dopo il centro commerciale siamo andati in uno spaccio industriale non lontano da qui a vedere per i nuovi lampadari della sala. E dopo una lunga passeggiata dentro all’esposizione scegliamo un paio di modelli, non troppo costosi, uno medio, e alcuni esagerati per i quali non chiediamo nemmeno ai commessi. Chiaramente quelli poco costosi, in ultrasaldo lo erano perché ultimi pezzi, e a noi serviva la coppia. Quindi cediamo e chiediamo del modello a costo medio. E in effetti hanno gli ultimi due. E ci fanno pure uno sconto ulteriore al prezzo di ribasso. Perché siamo carini simpatici, squattrinati e dignitosi. Noi non chiediamo nulla, è la titolare che da sola continua ad abbassare il prezzo. Anche quando noi abbiamo già detto che li prendiamo. La adoro!
Ah, dimenticavo, sono due simpatici UFO a forma di Smarties di Ideal Lux di vetro bianco.
Ora dovrò solo capire come montarli.
Ah, e chiaramente, avendo fatto la nottata stasera, non ci vedremo questa sera. Ecco questo forse è il più grosso difetto del lavorare assieme: ruba tempo allo stare assieme sul divano a guardare un film.
Risveglio tormentato: due incubi a distanza di mezz’ora uno dall’altro mi hanno svegliato prima delle 7.00 e alla fine non ho più dormito.
Ero stranamente in giardino, di sera ma non ancora troppo tardi. Stava succedendo qualcosa in centro, ma non solo nella mia cittadina, ma dappertutto. Non so cosa l’avesse provocato, so che la situazione non mi piaceva. C’era una specie di Notte di San Bartolomeo, non mi era chiaro se solo per gli olandesi, o per gli stranieri in generale. So che pensavo che questo paese stesse malissimo, e che me ne sarei dovuto andare all’estero. E ne frattempo stavo seduto in giardino su una panchina. Mentre i rumori per le strade si facevano sempre più vicini. Forse stavo aspettando qualcuno, non lo so. Ho deciso di correre su in casa solo quando oramai la folla inferocita passava già davanti alla mia casa. Ma per fortuna il giardino era al buio, e così silenziosamente ma rapidamente corro al portone lo apro e mi chiudo dentro, e ringrazio il cielo sia quello nuovo blindato. Salgo senza accendere la luce, e finalmente arrivo a casa mia, entro e chiudo la pesante porta blindata alle mie spalle. Un giro, un altro e un botto contro la porta la fa sussultare. Qualcuno sta cercando di entrare, molte persone, probabilmente erano per le scale mentre c’ero anch’io ma non le avevo sentite. Sanno che io sono qui. E devo barricare le finestre. E non so se la porta reggerà.
Non so come farò ad arrivare al mattino, ma ce la devo fare, forse poi sarò salvo.
Mi sveglio, e penso subito a tutti le persone che conosco: la mia famiglia? dov’è la mia famiglia? nel sogno ero in casa da solo, saranno al sicuro? Spero siano andati da amici, penso a chi potrebbe nascondere mia madre. Penso ai nipotini. Poi realizzo che era solo un sogno. Che mam è due stanze più in là. Che stanno tutti bene. A fatica ma mi riaddormento.
Rientro a casa. Mam è in cucina con sua sorella. Vado in camera mia e subito dopo in bagno. Nel mio bagno. Probabilmente sono stato via qualche giorno, perché trovo qualche sostanziale differenza. Nel mio bagnetto di due metri per due, sono stati fatti dei lavori a mia insaputa. Nella doccia è stato installato una specie di lavabo da bucato a bacinella, da poter metter e togliere all’occorenza. Un altro lavabo da bucato è stato messo sotto la finestra. Un bidet accanto al bidet esistente e ancora accanto
un lavapiedi praticamente in mezzo alla porta. Un nuovo wc di fronte al wc attuale, sostituendo il lavandino col piano con uno a colonna. E orribili piastrelle arancioni ovunque.
Torno in cucina a chiedere a mia madre cosa è successo, e le finge di non saperne niente. Dopo un po’ ammette di aver voluto mettere un lavatoio per lavare i panni a mano. Le chiedo quindi perché lo scempio di tutto il bagno, con tutti i sanitari doppi, e mi rispondere che l’idraulico l’aveva convinta fosse meglio così. Torno in bagno urlando le peggio cose, maledicendo l’idraulico, e pensando di chiamare tutta la famiglia e un buono psichiatra per valutare se mia madre ci stia ancora con la testa.
Le urla delle mie imprecazioni mi svegliano di nuovo.
Il cuore mi batte all’impazzata, e decido che non è il caso di girarsi ulteriormente nel letto cercando di riaddormentarsi.
Oggi la sorellina A. ha fatto il trasloco nella nuova casa. Che in verità non è ancora finita, ma il grosso dei mobili ora si trova nella casa nuova, mentre loro rimaranno un po’ da noi, un po’ in campeggio.
Stamattina quindi alle 9 mio cugino L. è passato a prendermi per andare nella nuova casa di A., dove abbiamo iniziato a sistemare e montare la nuova cucina Ikea, che si trovava già lì. Poi sono arrivati gli altri con il furgone, lo abbiamo scaricato, è arrivato Lore, e abbiamo rimontato mezza cameretta dei bambini, per poi tornare a lavorare in cucina.
(L’immagine è puramente esemplicativa:
la cucina è di questa linea, ma non è così)
Abbiamo fatto tutti assieme una pausa pranza dalla zia D. che aveva preparato un pranzo leggero: pasta con il nero di seppia, insalata di pollo, anguria e frutta varia, etc… ci siamo fermati alla seconda portata, perché poi non saremmo stati in grado di continuare a lavorare.
Io ho finito molto tardi, alle 20 passate, per sistemare alcune ultime cose, poi sono tornato a casa.
Ah, cosa molto importante, Lore mi ha portato il mio nuovo HD esterno: un My Passport Essential della Western Digital da 500GB. È tanto bellino, e il suo colore silver con Macco ci sta proprio bene
Ho scritto poco, molto poco, negli ultimi mesi, era così che mi andava di fare.
Una fase forse, ora le cose sono un po’ cambiate, ovvero non è cambiato nulla, solo la voglia di mettere per iscritto un po’ di azioni e pensieri. Fintanto che ne avrò voglia.
Fa caldo, ho appena cenato: pizza e birra. calda, ora è in freezer sperando di non dimenticarla. La pizza veniva da un pacchetto di pizze surgelate, 4€ per tre margherite, al nuovo discount sotto stazione Centrale, e a momenti perdevo il treno. Però ora ho di nuovo il frigo pieno (soprattutto di birre recuperate in cantina), dopo il saccheggio di mam ieri sera, quando è partita per il campeggio. E così sono a casa da solo anche quest’estate. Finalmente. E purtroppo.
In queste ultime settimane, dalla fine della scuola, abbiamo ospitato metà del nipotame, F. e B., ventiquattro ore su ventiquattro, così A. si risparmia circa 60km al giorno di autostrada, in più da settembre si trasferiranno anche loro nella cittadina di provincia ticino meneghina, dal loro paesotto ticino piemontese: tornano ad essere lombardi. Sono preoccupato per loro. Ma intanto la casa nuova è un cantiere, e stare qui permette ad A. di passare ogni giorno a sistemare qualcosa. Ma dato il grande caldo, si spostano tutti al lago, e A. dovrà risobbarcarsi di chilometri.
Io invece continuo a lavorare: l’amico ingegnere la mattina, il capo architetto-designer il pomeriggio, il capo-fotografo-imprenditore talvolta. E gli esami di stato, sto aspettando il risultato degli scritti.
E da ieri sera, anche casalingo, perché se quando mam torna (e farà visite a sorpresa) non sarà tutto perfetto, sarà un macello. Quindi stamane bucato, stasera spesa prima del rientro, e raccolta differenziata appena a casa, un po’ di riordino generale in giro.
Ora dovrei stendere, ma quasi quasi tiro fuori la birra dal freezer e mi metto a dormire sul divano…