
Finalmente l’ultima puntata della lunga serie della campagna pubblicitaria australiana per una fiera alimentare: ogni paese rappresentato dalla propria bandiera composta con cibi tipici. Per il Vietnam un assortimento di frutta: licis (o lychee o lệ chi), dei rambutan (chôm chôm) e il frutto stellato (o starfruit o carambola o khế).

Continuando la campagna pubblicitaria australiana per una fiera alimentare: ogni paese rappresentato dalla propria bandiera composta con cibi tipici. Per la Svizzera un piatto di speck Viande Séchée e di formaggio emmentaler.

Mi stavo quasi dimentimenticando della campagna pubblicitaria australiana per una fiera alimentare: ogni paese rappresentato dalla propria bandiera composta con cibi tipici. Per il Giappone del 握り寿司, Nigirizushi al salmone, タイセイヨウサケ.

Ulteriore puntata della campagna pubblicitaria australiana per una fiera alimentare: ogni paese rappresentato dalla propria bandiera composta con cibi tipici. Per la Corea dei rotoli ripieni di riso e alghe Nori, 김밥 con le salse di accompagnamento.

Altra puntata della campagna pubblicitaria australiana per una fiera alimentare: ogni paese rappresentato dalla propria bandiera composta con cibi tipici. Per il Libano una fetta di pane Sajj, con verdure (soprattutto pomodori) e un rametto di prezzemolo.

Ennesima puntata della campagna pubblicitaria australiana per una fiera alimentare: ogni paese rappresentato dalla propria bandiera composta con cibi tipici. Per la Grecia olive e feta, condite con olio e spezie mediterranee.

Nuova puntata della campagna pubblicitaria australiana per una fiera alimentare: ogni paese rappresentato dalla propria bandiera composta con cibi tipici. Per l’India dovrebbero essere pollo al curry, riso, e verdure (non riesco ad identificarle, i’m sorry.)

Continuo imperterrito con la campagna pubblicitaria australiana per una fiera alimentare: ogni paese rappresentato dalla propria bandiera composta con cibi tipici. Per il Brasile, un piatto di frutta tropicale, una foglia di palma, fette di lime e di ananas, e quello che sembra un frutto della passione.
Una grossa campagna stampa di Greenpeace “contro” Kevin Rudd, il cui nome viene utilizzato come fosse una parolaccia, una parola sporca, un “dirty name”.
Kevin Rudd, è l’attuale Premier australiano, e sorprendemente su en.Wikipedia risulta essere uno dei capi di governo più ambientalisti, quindi le critiche di Greenpeace sembrano insensate.
Sul sito relativo alla campagna DirtyKev.org si scopre però il perché della critiche: a dicembre ci sarà a Copenhagen una conferenza internazionale sui cambiamenti climatici la COP15, per una revisione dei Protocolli di Kyoto.
Gli stessi Protocolli che dovrebbero essere rispettati, o quantomeno fortemente perseguiti dal Governo Australiano. E invece secondo Greenpeace c’è una contraddizione. L’Australia starebbe riducendo le proprie emissioni di CO2, ma nel contempo è in prima posizione per la produzione di carbone, coal.
Carbone che per motivi di inquinamento non viene utilizzato in Australia, ma esportato nei vicini Paesi in via sviluppo dell’Asia sud-orientale. Paesi che secondo i Protocolli hanno possibilità di crescità delle emissioni inquinanti.
Ovviamente il Governo Australiano tutela questo suo importante settore minerario, anche se questo significa ridurre le proprie emissioni interne, ed aumentare le emissioni dei propri vicini.
Questa piccola incoerenza di un Premier che è verde, ma solo nel proprio cortiletto [not in my back yard!] è all’origine della denuncia di Greenpeace, che cerca di smuovere Kevin Rudd dalle sue posizioni “inquinanti” in materia estera, perché sia coerente con quelle “ambientaliste” interne.
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Ma quale nazione nei gruppo dei G8 (quindi non “Paese in via di sviluppo”) sta puntando i propri sforzi per le energie pulite proprio sul carbone?

