48h

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Aug 162011
 

“È un po’ che non sei arrabbiato con me.”
“Mmm, quarantotto ore?”
“Appunto!”

 

Tra poche ore si parte destinazione mare.
È stata una settimana frenetica e sconbussolante, ma si dovrebbero esser sistemati i lavori più importanti, e correndo a destra e sinistra si dovrebbe anche aver riordinato tutti i bagagli.
Si va in treno a Torre del Lago, si sta lì alcuni giorni, poi si va in Veneto per un meeting internazionale di grandi glorie.
Io ho già la schiena bruciata a seguito di una domenica a Finale Ligure (il mare era splendido) sotto l’ombrellone con protezione 45: oggi sotto la doccia ho fatto una muta integrale della pelle. C’è una perfetta riproduzione di me ancora lì in bagno. Almeno Mam si sentirà meno sola durante la mia assenza.
Piccoli appunti sparsi della settimana.
Gli sportelli “Milano Facile”, sono il caos sovrano, ma sorprendentemente ti risolvono veramente la vita. Se capiti con l’impiegata giusta, altrimenti manco ti fanno entrare.
Le prenotazioni dei treni online: i labirinti nei labirinti dell’informatica, della tariffazione, di prezzi e sconti. Restate a casa se potete.
La mega farmacia ferroviaria 24h: per Aspirina, condom, creme solari. Ho speso tanto soprattutto per i due solari. Ma la cassiera mi ha obbligato a prendere la terza crema solare gratuita e poi mi ha dato l’olio abbrozzante omaggio. Più due palloni e due borse da spiaggia. Quindi sono uscito con una borsa enorme, piena di regali. E una borsina piccola con gli acquisti.

Ed ora è meglio che mi metta a dormire, perché domani sarà una lunga giornata.

Strade

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Aug 032011
 

La scorsa notte ho fatto un sogno. Brutto.
Nella mia città c’erano dei gruppi armati, delle squadracce. Attaccavano alcune persone, ne andavano cercando altre.
Io ero da solo, a qualche chilometro da casa, e pur sentendo le urle di chi scappava, le grida d’eccitazione di chi cacciava, vicine. Andavo verso casa, cercando di evitare di farmi notare, passando lontano dai luoghi in cui le violenze stavano avvenendo. Avevo paura, e pensavo che l’unica cosa che potevo fare era tornare a casa e dal rifugio sicuro forse avrei potuto denunciare la cosa: non poteva essere così ovunque! E sarebbe intervenuto qualcuno a salvarci.
Non ce l’ho fatta ad arrivare a casa. A un certo punto una gruppo di una ventina di uomini mi è sbucato alle spalle, non ho capito come avessero fatto, ma ho capito che mi avevano visto ed io ero la prossima vittima.
Ho continuato a camminare, ma oramai erano a meno di un passo da me.

Taggare

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Jul 302011
 

Mi sono deciso a passare un po’ di tempo a mettere i tag ai post ancora privi. E probabilmente non li finirò tutti oggi: ne mancano ancora 632.
Una cosa interessante però è che per le foto ora la doppia ricerca: dopo Tin eye, anche Google Image permette la ricerca partendo da un’immagine e così praticamente quasi nulla sfugge alle strette maglie della rete.

May 192011
 

Quello di andare al bar, prima dopo durante, un’importante funzione religiosa è un brutto vizio.
E pare lo si abbia tutti in questa famiglia. Tutti gli uomini almeno.
Non che si sia una famiglia particolarmente devota, ma perfino alle poche importanti funzioni, noi salutiamo tutti sul sagrato, strette di mano, pacche sulle spalle, saluti, abbracci. Poi mentre tutti cominciano ad entrare in chiesa, noi, un piccolo gruppo, ci fermiamo lì. Uno fa “Andiamo al bar”, e tutti ci giriamo e senza dire nulla a nessuno andiamo al bar e torniamo con comodo. Un po’ alla volta, che magari si nota di meno.
E per almeno tre di noi, so da chi abbiamo preso, gli altri sono “arrivati” tra noi già grandi, ma qualcuno ha fatto in tempo a conoscerne l’esempio, ma tre di noi sono cresciuti con l’idea della messa di Natale, a mezzanotte. A giocare a palle di neve sul sagrato, o nel giardino dell’oratorio, oppure al bar sotto la chiesa a salutare il barista rimasto lì da solo. D’altra parte la complicità di noi tre bambini rumorosi era utile per riuscire a sgattaiolare fuori con la scusa “Lo porto fuori, almeno non disturba.”
È un’impronta che ci hai lasciato addosso, che vedo in me, in mio fratello, in mio cugino. È la tua impronta. E la vedo anche nei cognati, negli acquisiti, quelli che hanno fatto in tempo a conoscere da te certi trucchi, e in quelli che sono entrati nella brigata dopo una durissima selezione (le donne della nostra famiglia devono avere una certa vocazione).
Ma siamo stati morigerati oggi, al funerale di tua suocera: al bar abbiamo tutti preso acqua, caffe, coca cola. Tu non avresti mai osato: L’acqua rovina i ponti!
Tu saresti andato diretto al bianchino.

Apr 152011
 

Alle volte ho l’impressione di non avere controllo sulla mia stessa vita.
Incastrato come un vecchio treno a seguire un binario dritto e senza fermate. Come se le opzioni si stessero appiattendo privandomi di ogni reale possibilità di scelta. Fatico a trovare perfino il tempo, a gestirlo, come se si consumasse intorno a me invece di scorrere in modo lineare.
In balia di un oceano di eventi tumultuosi e irriverenti, sopravvivo cercando di catturare boccate d’aria tra le onde. E vedo intorno a me tanti in simili condizioni, con i quali ci si aiuta laddove è possibile, ma un esercito di naufraghi quanto può andare lontano?
Quante onde possiamo sopportare?

Cosa possiamo costruire?

Apr 032011
 

E ogni tanto si prende la bicicletta e si pedala.
Oggi dovrei aver fatto 19.6 km, circa.

Visualizza Biciclettata 3 aprile 2011 in una mappa di dimensioni maggiori

Bilancia

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Mar 062011
 

Lo sospettavo da tempo, ma oggi ne ho avuto conferma: i chili di troppo sono diventati troppi.
Armato di buona volontà ho sostituito la gomma bucata della bicicletta e ho fatto quello che spero essere il primo di diversi giri.


Visualizza biciclettata 6 marzo 2011 in una mappa di dimensioni maggiori

Quasi 13km ed ero già stanco, sono drammaticamente fuori allenamento.

Natale

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Dec 262010
 

Sì, lo so è Natale, anzi è già passato.
Ma questo ultimo periodo è stato massacrante.
Lavorare tutti i giorni dal mattino presto fino a notte inoltrata per un’importante scadenza urgentissima (o sono due?); correre tra la cittadina meneghino-ticinese e la grande metropoli avanti e indietro; e poi le bellissime cene prenatalizie con gli amici, che ti ammazzano le ore di sonno però; e le corse per comprare i regali più belli del mondo, con i nervi a fior pelle.
In pratica sono riuscito a finire tutto che il cenone della vigilia era già cominciato. E non mi ero riposato un attimo.
Quando il parentado ha liberato casa mia, sono precipitato nel mio lettino a dormire il beato sonno dei giusti. Peccato che siano ricomparsi poche ore dopo tutti e molti altri per il pranzo di Natale, mentre io ero ancora sotto le coperte.
È iniziato l’ennessimo attacco alla mia sanità fisica e mentale, e diverse ore dopo quando se ne sono andati, devastati anche loro dalla maratona continua (quest’anno prima del solito in effetti), io sono riuscito solo a spogliarmi e a ficcarmi al caldo sotto le coperte. In pratica ne sono uscito rigenerato questa mattina.
Ed ora mi sto preparando per il pranzo di santo Stefano.

Non so se ne tornerò vivo.
È stato bello scrivervi.

Auguri a tutti, e buona dieta post feste.

Dec 192010
 

Il candidato trovi l’errore nella seguente:

Odio, violenza su donne, su chi si vede diverso (perché migliore?), razzismo del branco: tutto immutato. Non resta che tutelarsi come giusto

Chiaramente è scritto dalla persona discriminata.
La storia è un po’ lunga e ridicola in verità e non la racconterò, ma la si può trovare in giro per FriendFeed, ad esempio qui.
Mi premeva però notare il contrasto stridente tra la discriminazione, definibile perfettamente come razzismo, e l’autocertificazione della propria superiorità come causa del razzismo e della discriminazione stessa.
Come Causa.

Non come effetto: “io non sono razzista, io non discrimino quindi sono superiore a voi (bestie) che lo fate.” Bensì come causa: “io sono superiore, per questo voi (bestie) mi discriminate.
Vi è una forma elengantissima di ossimoro, anzi di non-logica in questo, ma la persona discriminata se ne fa perfino un vanto, e qualcuno riesce persino a dimostrarle la propria solidarietà per questa grave discriminazione.
Sembra incredibile, che esista qualcuno tanto sciocco da non accorgersi che il razzismo, la discriminazione, la violenza prima e cause di tutte le altre è la autocertificazione di superiorità della povera vittima. La quale, poco innocente e vittima in effetti solo di qualche espressione colorita, dovrebbe imparare che nessuno è superiore a un altro semmai solo diverso. E che la discriminazione che l’ha colpita è la discriminazione che ha creato, e che insulta i “razzisti” ben prima che questi comincassero a discriminare e insultare.

Essere tanto stupidi da non rendersene conto, non significa essere innocenti.

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