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Esse – Solo Satira su Shockdom! » Blog Archive » Ultimora 402 – Fini oratori

Sep 062010
 

Ho una bellissima agenda. Un’agenda digitale sul mio MacBook. Sincronizzata con quella sul mio iPhone. E su quella online sul mio account Google. Google non manca di inviarmi sms per ricordarmi dei miei appuntamenti, si che io mai possa sbagliare. Ed ecco che la mia percentuale d’errore è sempre crescente.
Appuntamenti che si accavallano, litigano e si pestano, coi loro infiniti colori sulla tavolozza della mia settimana. E io che mi perdo. Non ho tempo per questo o per quello. Salto impegni che avevo preso, ma non segnato. O segnato per il giorno sbagliato. Pronastico incontri, trascuro lavori, lavoretti, amici e affetti.
Mi perdo nel caos elegantemente tabulato di un’agenda perfetta.
Anche se è vero che ora ho tante cose da seguire, forse troppe per le mie limitate capacità monotasking, mi dispiaccio di me stesso per i casini che creo, e non capisco come facciano le persone ben organizzate a gestire tutto.
E continuo a lottare contro una slavina di cose da fare.

Sep 062010
 

Io e Lo’ avevamo deciso di passare un sabato pomeriggio in piscina nel suo giardino, ma essendo una delle prime giornate fredde di questo settembre alla fine non ci eravamo nemmeno cambiati e stavamo a goderci l’ultimo sole vestiti sulle sdraio. Al rientro da alcuni acquisti i suoi genitori ci salutano da lontano, e mentre suo padre ritira la macchina, sua madre viene nel vicino capanno a prendere qualcosa. Io e Lo’ continuavamo a parlare del più e del meno, quando arriva in giardino una signora e Lo’ le indica il capanno, ma subito dicendomi che devo conoscerla mi invita ad alzarmi. Raggiunto il capanno troviamo la madre e l’amica che si salutano, e subito Lo’ si unisce a loro e mi chiama per presentarmi. Io cerco accanto al capanno i miei infradito e ne trovo due sinistre, il destro è mancante (o il contrario). Mi guardo attorno preoccupato della possibile figuraccia, fino a quando non noto lo sguardo divertito della madre: ha scambiato lei le scarpe per farmi uno “scherzo”. Nel frattempo Lo’ ignaro di tutto continua a chiamarmi irritato. Poi mi sveglio.

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