Un bosco («una settantina di piante») in piazza del Duomo, a Milano, quasi co­me l’avevano immaginato Di­no Buzzati e Bruno Munari (ma c’è anche il precedente storico della raccolta del grano duran­te la guerra); un centinaio di al­beri in via Dante e poi altro ver­de in via Orefici (però sul lato non percorso dai tram) e in Piazza Cordusio (potrebbe esse­re una grande aiuola). E poi al­tre piante che scacciano mac­chine e motorini (quelli in cir­colazione e quelli parcheggiati in via Giulini). Renzo Piano im­magina così i suoi primi inter­venti («un lavoro d’équipe: il Comune, la Soprintendenza, il mio studio, i tecnici») per pian­tare quei novantamila alberi («potrebbero essere aceri, i pla­tani qui in città soffrono») che rappresentano il cachet «in na­tura » che riporterà Claudio Ab­bado a dirigere alla Scala (il 4 e il 6 giugno 2010 con l’ Ottava Sinfonia di Mahler).

Un bosco in piazza Duomo: il progetto di Piano per la Milano verde – Milano

Ah beh, questo sarebbe un bosco, quello di Gioia invece no.

(via xlthlx)

il riferimento al grano durante la guerra è emblematico: fu un gesto simbolico. all’atto pratico piazza duomo produsse pochissimo grano, utile soprattutto a convincere la gente a coltivare grano e orti ovunque, anche nei giardini privati, più che per il suo contributo diretto al sostentamento. si dichiara quindi anche questo come atto simbolico, propagandistico.

ok, in tal senso potrebbe funzionare, ma è bene che questo sia chiaro, che da solo questo non possa valere nulla, che si sia consapevoli, che questa non è una soluzione, ma la copertina patinata di una soluzione, una promessa, che comune ed enti dovranno poi mantenere in tutta l’area urbana e metropolitana.

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