In un paese civile, le teste calde non mancano, gli idioti non mancano, le persone incivili e pericolose non mancano. Purtroppo non si può credere in un utopia dove tutti siano consapevoli, adulti, responsabili delle proprie azioni e delle proprie parole.
In un paese civile, gli attentati, piccoli e grandi, non mancano. Il razzismo, la xenofobia, il rancore religioso, l’omofobia e le tante piccole paure dell’ignoranza, non possono comunque venire debellate. Purtroppo. Rimangono in piccole nicchie, rimangono come “opinioni personali”, condannate dai più, ma non perseguitate. Almeno fino a quando non si trasformano in atti e parole violente contro le altre persone (non userei il riduttivo termine cittadini, le valutazioni qui inerenti non riguardano la cittadinanza, ma la persona umana in senso più ampio).
In un paese civile, qualche testa di cazzo, che lancia bombe carta contro delle persone fuori da un bar, da una moto di passaggio, può esistere. E sarebbe perseguito duramente per questo. Forse anche in Italia.
In un paese civile però, il Ministro delle Pari Opportunità sarebbe stato là dove una minoranza è stata così duramente attaccata di prima mattina. Forse la sera stessa, dato che l’evento è avvenuto nella capitale, sotto uno dei simboli della nazione nel mondo, e non in qualche angolo remoto del paese.
In un paese civile, non mancherebbe gli interventi di solidarietà e condanna, ufficiali ed immediati dei Ministri degli Interni e della Difesa, i quali verrebbero convocati con il Ministro delle Pari Opportunità e con altri colleghi direttamente dal Premier, preoccupato di simili atti di violenza a così pochi passi dai palazzi di Governo.
In un paese civile, il Primo Ministro, valuterebbe pubblicamente la propria adesione (anche personale e non istituzionale, a seconda dei paesi) a una manifestazione, a una fiaccolata, a un evento di vibrante protesta, contro le pericolose teste calde che minano la solidità democratica del paese. Che ne minano apertamente la sicurezza nelle strade.
In un paese civile, le istituzioni tutte, perfino quelle religiose, si direbbero indignate con atti pubblici e ufficiali per comportamenti così aggressivi e pericolosi, per tutti. Non solo per una minoranza.
Io aspetto i segni che questo sia un paese civile, intanto dall’alto ne vedo e ne sento pochi. E questo mi angoscia, perché rende tutte le istituzioni, pubbliche e religiose, complici silenziose di questi attentati alla libertà di tutti.
Schierandosi con omertà tra i “nemici” del Popolo, dello Stato, del Diritto, della Libertà Civili, delle minoranze, dei deboli e degli indifesi.
Se mancasse la condanna pubblica ed ufficiale agli attacchi, se mancano gli interventi atti a tutelare le minoranze pacifiche, perché esiste la Nazione? Qual è il suo scopo se rinuncia a tutelare le persone sul territorio?
[dimenticavo di sottolineare che la capitale in questione è Roma, il Paese che deve a questo punto dimostrare di essere civile è l'Italia, il Governo che deve dimostrare di non essere criminale e nazista è ovviamente l'attuale in carica, i Ministri citati sono Carfagna, Maroni, La Russa e il Premier è Berlusconi, l'attento è stato ieri sera in via San Giovanni in Laterano]
Comprendo e condivido il tuo sconforto.
Vorrei poter fare qualcosa di più concreto, ma mi domando come.
sinceramente?
comincio a riflettere sull'opportunità di una querela al Governo e al Parlamento e personalmente ai ministri del Governo (i parlamentari no, la costituzione prevede non siano perseguibili per gli atti in aula) per gravi omissioni: è da oltre 10 anni che lo stesso parlamento italiano ha ratificato il trattato europeo con la dichiarazione di equiparare i crimini d'odio per omofobia a quelli di razzismo. ma questo spetterebbe a gruppi legalmente forti e rappresentativi.
a livello di individui cosa si può fare? si parla da qualche tempo di negare il pagamento delle tasse a uno stato che rifiuta di tutelare i cittadini. ma questa cosa andrebbe comunque organizzata "in massa" e con gruppi di protesta.
si può andare a protestare, e si farà credo.
si può valutare seriamente di lasciare la barca affondare da sola, dato che chi la dovrebbe governare non fa altro che trapanare lo scafo per farla affondare più in fretta. e ci sto pensando. da tanto e amaramente. ma ci sto pensando.