Non è una notizia nuova, ma ultimamente viene ampiamente rilanciata, anche da vescovi ed arcivescovi: il perservativo avrebbe microporosità in grado di fermare sì gli spermatozoi, ma non il virus HIV che è più piccolo.
La testa dello spermatozoo in effetti è di 3 µm, mentre il virus HIV è di circa 120 nm, cioè 0.12 µm.
Scientificamente gli studiosi riconoscono che il lattice può avere microporosità, ma queste appunto ne comprometterebbero l’efficacia, per questo è stato sviluppato un test molto semplice, che prevede l’inserimento di acqua all’interno dei preservativi. Se ci fossero micoroporosità l’acqua dovrebbe passarci attraverso e col tempo riuscire a bagnare l’esterno del preservativo. Il raggio di una molecola d’acqua è di quasi 100 pm, che fanno 2 pm di diametro, quindi 0,2 nm, quindi 0,0002 µm; risultando circa mille volte più piccola dell’HIV.
Ovviamente c’è anche chi riesce a negare questa evidenza, e a cercare di affermare che l’acqua, essendo soggetta a tensione superficiale, ed altre regole di attrazione, avrebbe delle forze resistenti alla permeabilizzazione delle microporosità. Ovviamente queste stesse teorie dimenticano che l’HIV muore a contatto con l’aria e che sopravvive solo nel sangue e nei fluidi corporei, i quali sono più vischiosi dell’acqua e con molecole più grandi, ma questo non importa, probabilmente un virus HIV con il suo nuovissimo scafandro riuscirà a sopravvivere al di fuori dei fluidi corporei, attraversando lo strato di lattice, microporosità per microporosità, ed ad arrivare illeso e vitale dall’altra parte.
La cosa strana è che i preservativi sono soggetti anche ad altri test, che vengano bellamente ignoranti dai “complottisti del lattice” (perché a questo punto è tutto un trucco per vendere preservativi probabilmente) come ad esempio il test “palloncino”, l’air burst test.
Il preservativo viene gonfiato d’aria fino al punto di rottura-esplosione. Parecchi litri d’aria. Se fosse così pieno di microporosità di almeno 120 nm, il principale componente dell’aria, l’azoto molecolare N2, dovrebbe avere un raggio atomico inferiore ai 400 pm, quindi 0,4 nm, 0,0004 µm, ancora nell’ordine delle migliaia di volte inferiore alle dimensioni del virus HIV.
L’azoto molecolare, non è soggetto a una tensione superficiale, ne a forze simili, paragonabili all’acqua, e la particolare sperimentazione del test, a forti pressioni con elevata estensione del lattice, e forte spinta dell’azoto verso l’esterno, dovrebbe far venire il dubbio le microporosità se tanto grandi da far passere il virus sparerebbero tutt’attorno le molecole d’aria, rallentando sensibilmente la rottura del preservativo stesso.
E di questo fattore se ne sarebbero accorti i vescovi, e non gli scienziati con i loro test ed esperimenti.
Chissà come mai.
ma quante ne sai?!
la questione non è saperle, la questione è rendersi conto che c’è gente anche colta e preparata, che in alcune materie non “sue” spara cavolate iperboliche, senza rendersi conto che persone con una cultura media potrebbero smentirle e fargli fare la figura dell’idiota ignorante.
se hai studiato solo lingue antiche e teologia, non metterti a parlare pubblicamente di chimica, biologia e sistema metrico decimale.
Complimenti per l’ottimo post!
In fondo, alle loro ca**ate pseudo-scientifiche la risposta migliore è rimettere il discorso sui binari della scienza!
Cavolo che precisione!
anche tu oggi parli di condom….anche o e Giorgio…Sincronicità!—-e arrapamientos!
@decorazionisegrete
non riesco proprio a immaginare cosa tu intenda dire…
Si si… quante ne sai!? Porosità? beh, allora basta un gel della pure zone, chiude i pori e leviga la pelle come nessun altro al mondo