Negli States pare stia diventando comune la pratica del Elimination communication, che consiste nell’eliminazioni dei pannolini per bebè e di una maggiore comunicazione con genitori-nutrici-balie.
La teoria “radicale” prevede un uso minimo (o nullo) di pannolini, stabilendo ovviamente nuove regole di gestione (e comunicazione) col pupetto. Pilastri fondanti sarebbero timing, signals, cueing, and intuition.
Timing, cioè tempismo, puntualità. Prevede che ogni bambino abbia un tempo standard tra un pipì e l’altra, stimato genericamente tra i 10 e i 20 minuti, conoscendo bene il proprio bambino, ci sarebbe la possibilità di metterlo sul vasino (i più piccoli andrebbe sostenuti ovviamente) in tempo, prima che si bagni tutto.
Signals, i segnali. I bambini quando si liberano a volte fanno inequivocabili suoni, gesti ed espressioni facciali. Chi ha mai visto un bebè un po’ stitico fare espressioni di puro sforzo, strozzando con le manine il giocattolo di turno, dovrebbe intuire che qualche segnale in effetti c’è.
Cueing, stimolo. Se ogni volta sul vasino ci fosse un particolare rumore (o altro), specifico e solo lì, anche un bambino piccino associerà i due eventi. Lo stesso imprinting lo hanno i cani d’appartamento alla vista del guinzaglio, o i gatti con la sabbietta. Probabilmente funziona inconsapevolmente anche con gli adulti [umani], quindi perché non dovrebbe funzionare con i bambini?
Intuition, intuizione. Questa è un po’ un superpotere, il più improbabile dei 4 pilastri, ma perché escluderlo? Un genitore-nutrice-balia, che passa quasi tutto il suo tempo a curare un bebè, avrà probabilmente un alto livello di comunicazione con il bebè stesso, e potrebbe riuscire a percepire parte dei segnali, o della puntualità, addirittura a livello incosciente, istintivito. Funzionerà?
Pare in generale sia un comportamento adottato da sempre in alcune culture di “cacciatori-raccoglitori” o comunque meno industrializzate.
La teoria è forse un po’ radicale, ma prometterebbe una miglior comunicazione con il proprio bambino, e una sua maggior indipendenza da “arteffati tecnologici” fin dalla primissima infanzia, per un maggior e più profondo legame con i genitori.
Sebbene sia proposta negli States circa una decina di anni fa, con pubblicazioni di studi fin dal 2001, a livello pratico sembra il boom sia in corso negli ultimi mesi. Secondo alcuni analisti la spiegazione è estremamente semplice: i pannolini costano. E anche parecchio.
Secondo alcune stime in Italia una famiglia può spendere fino a 800-850 € annui in pannolini usa-e-getta. Probabilmente con i dovuti adeguamenti la stessa spesa avverrà anche negli Stati Uniti, e ovviamente un simile comportamento può ridurre di parrecchio il consumo e la spesa.
PS: Perché di una notizia così? Perché è più sensata, razionale, interessante coerente e significativa di certi prevedibili atti e proclami vuoti della subpolitichetta aziendale italiotta.
Vivo in una piccola cittadina di provincia ma questa notte, e non è la prima, il silenzio della città è ambizioso.
È una piccola cittadina, ma tra ferrovia, statali, locali, pompieri, ospedale, di solito rimane sempre un rumore costante, fino a tarda ora.
Ora un po’ meno.
E i latrati dei cani lontani appesantiscono la cappa di anomalia.
Chiudo la porta a doppia mandata.
Una delle canzoni che mi frullano per la testa.
When it’s hot and tropical
you drip just like glue
that sunlight’s burning into you
you’re dripping all over
you’re dripping all over
I see you melting up to the stuff on you’re stereo
with you’re friends in the heat, in your Alpha Romeo
you’re dripping all over
sip your lemonade
in the sun
watch it run
off your tongue
sip your lemonade
watch it run
off of your pink tongue
off of your pink tongue
watch it run
off of your pink tongue
with your friends in the heat in your Alfa Romeo
