Nov 152008
Abbiamo la legge Gelmini, ma la Gelmini legge?
Nel senso, il ministro Gelmini, Istruzione, Università e Ricerca, sa leggere?
Il dubbio mi assale a sentire certe dichiarazioni:
«molti dei giovani che vanno in piazza non hanno tanto una preoccupazione nei confronti del decreto Gelmini», ma piuttosto mostrano «un disagio giovanile, una preoccupazione, un’ansia rispetto al futuro»
Sì, sì. Certo. Come no. Infatti nei cortei delle manifestazioni, nessuno a contestato o scritto manifesti in stampatello maiuscolo contro la ministra e le sue riforme.



Ormai abbiamo le orecchie piene dei servizi che “ciarlano” della rivolta studentesca… del decreto Gelmini… della Cisl, della Cgil etc… OK!
Ma forse il problema che dobbiamo combattere non è solamente “i tagli del governo alle Università”.
Roberto Perotti a tal proposito ha scritto un libro che ritengo interessante.
E forse dovrebbe interessare un pò tutti visto che lui l’università la conosce davvero bene (docente di Economia politica alla Bocconi di Milano).
Gli indici di produttività scientifica indicano la nostra Università agli ultimi posti tra i paesi industrializzati.
I concorsi sono truccati, esiste nepotismo e clientelismo in tutto il sistema universitario… come per dire: la mafia non è solo in Sicilia.
Quindi?
Premiare il merito con incentivi e disincentivi.
Perotti dice:
“Accettare che un brillante fisico 25enne, che magari promette di vincere un Nobel, venga pagato tre volte più di un professore ordinario a fine carriera che non ha mai scritto una riga.
Accettare che se un accademico fa assumere il figlio incapace, che non combinerà nulla, la sua università sia penalizzata nei finanziamenti.”
Ma chi è disposto a sottoscrivere questa proposta?
Beh, un iter possibile da seguire c’è: “L’università truccata” di Roberto Perotti.
La Gelmini, come ha detto Caterina Guzzanti, è un sifone con gli occhialetti da stronza.
Trovo che sia la definizione più colta per il ministro dell’istruzione (M e I minuscole volute).
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