E, sinceramente non so neanche se mi conviene scrivere qui certe cose, visto che qualcuno (fiu fiuuuu) legge. E abbiamo visioni un po’ diverse su certe cose. E non vorrei che questi miei pensieri abbastanza sconclusionati possano creare qualche problema. Ma siano, invece, uno spunto per costruire qualcosa, per ragionare a vicenda sui rispettivi caratteri e sul modo di sentire e percepire il medesimo avvenimento. E di crescere, col confronto.
Accolgo, come già preventivato l’invito al confronto.
Perchè io, sostanzialmente, sono per la “non limitazione” dell’altro e, di conseguenza, per la “non limitazione” di me stesso. Sì, esatto. Questo principio è proprio da leggersi come un “fai pure tutto quello che vuoi”. Io mi fido di te. E ciò è possibile solo perchè io ti amo e tu ami me, perchè abbiamo costruito tra di noi qualcosa che è veramente importante.
Mi sembra assolutamente evidente che per me sia lo stesso.
Ad esempio io non “credo” alla monogamia. Non ci credo come istituzione, come costrizione sociale, e neanche personale e/o reciproca.
Eppure io vivo la monogamia: io ho una sensibilità monogama, una affettività e una sensualità monogama. Etcetera etcetera. Ma la mia scelta, non deve essere costrizione impostami da altri, è mia. E non deve essere costrizione da me imposta ad altri, rimane soltanto mia. ( Nella speranza di essere sempre coerente con me stesso su questi punti. )
Un incontro con un ipotetico terzo non lo vedrei come motivo di stare male o essere geloso, perchè rientrerebbe nel discorso di fiducia di prima. Io ti amo e tu ami me, quindi con questo terzo tu non faresti nulla che non dovresti fare. Anzi, neanche. L’idea che tu, Amore, faccia qualcosa che non dovresti fare, è esclusa a priori, visto che ci amiamo e io mi fido di te.
Condivido e sottoscrivo.
Ci sono persone, che posso ritenere “pericolose tentazioni“, per te, per me, a seconda dei casi. Ma non m’importa. La mia gelosia è soprattutto un gioco, un’ironia. Non t’impedirei di incontrare qualcuno del quale potrei essere veramente geloso, perché mi fido.
Non ho motivo di dubitare di te. Per i motivi suddetti.
Ma se poi, con questo terzo, ci fai qualcosa, allora è un problema. E’ però un problema tuo, non mio. E’ tuo, perchè allora vuol dire che non mi ami veramente. E’ tuo, perchè vuol dire che tu sei stato scorretto nei miei confronti. E allora, solo allora, credo di essere in diritto di stare male, essere arrabbiato.
Non sono del tutto d’accordo.
Certo, se io fossi “cornificato”, probabilmente mi arrabbierei, e starei male, comunque sia, ma esiste la possibilità che il tradimento, sia perdonabile, o perfino insignificante. Se lui mi ama, non è così scontato sia monogamo. Perché non m’interessa costringere la persona che amo, quindi se per lui non fosse “normale”, potrei valutare e accettare la cosa. Potrei, non è detto che lo faccia. O che non lo ammazzi occultando i resti in una scatola zincata Ikea.
Però, in cosa effettivamente un tradimento mi danneggerebbe? Nel corpo? Il suo corpo non mi appartiene, non godo di diritti su quel corpo, quindi non ne potrei rivendicare un uso esclusivo.
Nella mente? Suvvia, la mente e i pensieri sono aleatori, e non presterei loro troppa importanza. Salvo fossero idee fisse, ossessioni, amore, allora no, non avrebbe senso. Ami un altro? Pensi sempre a un altro? Desideri sempre un altro? Allora io sarei un surrogato? Un caviale di lombo? No, grazie.
Nel tempo? Ecco, se il tradimento, rubasse del tempo a “noi”, sarebbe gravissimo.
Nel sesso? Idem come sopra, se il fedrifago, si appagasse in altri lidi, e con me nisba, la cosa non sarebbe tollerata.
Nella salute? Idem, con patate. Ovvero, se devi tradirmi, usa tutte le precauzioni, e qualcuna in più. Preservativo ultra spesso, etc… Perché in caso contrario, ti ‘mazzo senza passare dal via.
Queste, ovviamente sono solo linee di massima, che potrebbe essere tradite, nella realtà dei fatti; per il momento, mi auguro di non aver ricevuto corna e tradimenti.
Certo, questo è il mio principio di massima. Ed è altrettanto ovvio che poi tutto dipende dalle altre variabili.
Ecco appunto, stesso discorso del “poi potrei comportarmi in modo imprevisto: d’altra parte è umano.
Perchè, ad esempio, so che tu, al contrario di me, stai male in certe situazioni. E cerco quindi di agire di conseguenza e non far succedere certe cose che so che ti possano far star male.
Mi chiedo se capisci bene di quali situazioni io parli. Perché con la gelosia, o con il frequentare altre persone, mi pare di ricordare c’entrassero poco.
Ma ho una pessima memoria, lo sai.
Cose che so.. sapere.. Ma come faccio a saperle? Come faccio a sapere cosa ti urta?
Quando divento rabbioso, e schiumo bava, e incenerisco innocenti candidi unicorno con il solo sguardo, allora è certificato, che la cosa, l’evento, quale che esso sia, non è gradito.
Credo sia possibile solo con l’esperienza, con il conoscersi reciprocamente. Ovvero vivendo, essendo se stessi, essendo una coppia, sbagliando, sbagliando senza sapere di stare sbagliando.
Mmmmm
No comment.
Sarei acido e caustico.
Il brutto degli sbagli che fanno stare male l’altro è che l’altro deve dirtelo, deve fartelo sapere o tu devi riuscire in qualche modo ad accorgertene. Per poter chiedere scusa, per rimediare all’errore e per imparare dall’errore stesso. E la prima cosa che si impara è di non sottovalutare o essere superficiale su azioni, fatti, progetti, idee, desideri e speranze che invece sai (perchè l’hai scoperto sbagliando) che sono importanti per l’altro.
Personalmente, posso dire la mia sulle scuse?
Sono un atto formale, gradito a volte, ma spesso non necessarie.
Un “mi dispiace” già sarebbe diverso.
Un sano e reale proposito ( con successo, almeno parziale ) perché non si ripeta, ancora di più.
Ma le “scuse” sebbene corrette nella forma, possono essere vuote nei contenuti.
Di fronte all’uso troppo frequente della parola “scusa”, potrei incazzarmi anche di più.
Prima ho volutamente puntualizzato sbagliando senza sapere di stare sbagliando. Perchè il caso dello sbagliare sapendo di sbagliare rientra nel discorso di fiducia di prima. Io ti amo e tu ami me, quindi non puoi sbagliare (e farmi male) sapendo di sbagliare (e di farmi male). Anzi, neanche. L’idea che tu, Amore, sbagli (facendomi male) sapendo di sbagliare (e di farmi male), è esclusa a priori, visto che ci amiamo e io mi fido di te.
Sbagliare in che senso?
Stiamo ancora parlando di tradimento? Tradire per ferire l’altro? Sarebbe un gesto ignobile.
Se invece sbagliare, nel senso di ferire consapevolmente, con frasi, o altro, bé purtroppo accade. Sappi che quando schiumo rabbia, mi può capitare.
No, non è giusto. E si, è comunque una mia responsabilità, anche se alterato.
Ma potrebbe non essere vero, che io non ferisca, consapevolmente, pur amando. Certo, la consapevolezza sarebbe in parte offuscata; non lo faccio come passatempo quotidiano; non è fatta razionalmente; etc… Ma esiste la possibilità che questo avvenga. Lo terrei in conto, anche da parte altrui.
E allora, se tu sbagli sapendo di sbagliare, è un problema. E, come prima, è un problema tuo, non mio. E’ tuo, perchè allora vuol dire che non mi ami veramente. E’ tuo, perchè vuol dire che tu sei stato scorretto nei miei confronti, sapendo di esserlo. E forse vuol dire che le cose dovrebbero un po’ essere messe in discussione.
Ecco appunto, il problema, potrebbe non essere questo. Potrebbe non voler dire “che non ti amo ( mi ami )”, e significare altro. Di certo che ci sarebbe un problema da risolvere.
Tornando invece al discorso generale, volevo evidenziare un’altra variabile. E’ quella dello stato della relazione, lo stadio in cui si trova. Se è appena nata, se vegeta in qualche modo, se si avvia ad un misero declino.
Qui il discorso m’interessa di meno.
Poniamo il caso che ci sia conosciuti da poco, che la relazione (o come la vuoi chiamare) si trova proprio all’inizio, che sta muovendo i primi passi. Poi una vacanza programmata da tempo e qualche chilometro di distanza. E poniamo il caso che tu, che sei ancora nella grande afosa città decida di uscire con un altro, dopo aver condiviso, in questi primi giorni, un sacco di bei momenti (intimi, tra l’altro e non solo!).Beh, sinceramente.. ma che cavolo ti viene in mente? Guai a te (e dico guai a te!) se esci con Tizio Caio Sempronio solo per una birra e solo per fare quattro chiacchiere punto e basta, e comunque lui sa che ci vediamo.
E io, sinceramente, col cavolo che me sto zitto!
Questo è il caso del Gatto, e l’ho già commentato di là, mi pare.
Mi chiedo se ho scritto tutto. E comunque se ho espresso correttamente tutto quello che pensavo.
Dovrei ridare un rilettura, comunque sia, intanto pubblico, con “beneficio d’inventario”.

