L’altra mattina, in preda al più euforico buon umore sono andato al Pol(L)itecnico di Milano, la mia amata università.
Essendo teoricamente un laureando ( Love! metti giù quelle chiavi, non puoi continuare a picchiarmi, uffa! Ti amo lo stesso, ma non picchiarmi, per favore ) ci vado non molto di frequente…
Avevo intuito fosse cambiato qualcosa, quando il sito della biblioteca centrale di architettura comunicava che si erano trasferiti temporaneamente nel palazzo del rettorato, dove c’era la segreteria fino a qualche mese fa.
Ecco, io l’altro giorno andavo al Polimi per andare proprio in segreteria.
Mi reco comunque al palazzo principale, il rettorato, ammiro la nuova biblioteca temporanea, e mi reco in portineria per chiedere dove posso trovare la segreteria.
La portineria, si è però moltiplicata: ha occupato altre due stanzette adiacenti, le informazioni non si chiedono più in portineria, ma nella stanzetta di fronte, dove c’è lo sportello informazioni: porta scorrevole di cristallo trasparente ( quelle di legno d’inizio novecento sono lasciate sempre aperte immagino ) bancone molto alto, giovine donna di gradevole aspetto che ti mostra la parete di depliant illustrativi del polimi, e sa tutto di tutto. Anche grazie al computer sul bancone, ok, ma la segreteria lo sapeva senza controllare.
Quindi posso uscire nel corridoio e osserva la terza saletta, anch’essa con porte scorrevoli
di cristallo, dove in un ambiente tranquillo e rilassato, una signora occupa con eleganza una gradevole scrivania, di fronte a lei alcuni divani ( design le corbusier? ) un tavolino, un lampada di Castiglioni, stupenderrima. In pratica un salottino fighissimo con una segretaria: la sala di
attesa per gli ospiti del rettorato.
Vabbè, mi dirigo verso la nuova segreteria, in via Golgi! ovvero si in CittàStudi, ma sul suo confine orientale, a saperlo non scendevo a Piola ma a Lambrate, sgrunt!
Trovo il gradevole palazzo della segreteria, credo sia nuovo, o almeno non ho mai avuto lezioni qui. In un palazzo simile lì vicino si però, il palazzo D, come Diplomi ( in un’epoca lontana quando il politecnico fece i diplomi universitari in 3 anni )
Questi palazzi piuttosto recenti hanno un simpatico rivestimento in bugne di materiale ceramico, “smaltate”, no vetrificate, no ehm, ok, non so bene come, l’effetto è metallizzato, un acciaio cobalto scuro.
Devo spiegare anche cosa sono le bugne? No, vero? Ok, le bugne sono le pietre, di solito usate per i basamenti, gli angoli e i portali, nei palazzi rinascimentali, etc… quando sono squadrate, ben definite e separate una dall’altra, con la superficie un po’ ruvida ( di solito, ma non è obbligatorio: palazzo diamanti mi pare sia perfettamente regolari e lisce, no? )
Ecco, questi politecnici palazzi hanno bugne “hitec”, in materiali moderni, effetto metallizzato, superficie autopulente, secondo i dettami di Giò Ponti, che sono dei “panettoncini” a base quadrata, ma molto “tondi”, dei piccoli bauletti. Una cosa molto divertente a vedersi.
Ma la vera novità, è l’interno di questo palazzo… entrando, c’è una “hostess” con il bancone che ti aiuta a scegliere quale pulsante premere sul touch screen per ricevere il tuo numerillo ( ce ne sono due di schermi, per sveltire le code ) e poi ti indica la porta alla tua sinistra, lì c’è la sala di attesa.
Che occupa metà del piano terra. Un enorme spazio, tutto wifi, con tavoloni in fondo per i gruppi, e una piccola platea di seggiole a scomparsa, ognuna con il proprio banchetto a scomparsa, come in ogni aula universitaria milanese credo. Ma questi sono più fighi! Il legno non è legnaccio, nono. E non c’è la formica sul banchetto, nono! e lo schienale, non è in grata metallica, nono! Tutto quanto è fatto in legno scuro, quasi nero. Comodissimo, elengantissimo, manco la saletta vip all’aeroporto. Tanto che molti si rifiutano di sedersi, per non sfigurare in tanta perfezione.
Ho pensato per tutto il tempo che attendevo come dovevo stare seduto, come appoggiare la sciarpa rossa perchè fosse perfetta, etc… un dramma.
Alla tua sinistra poi delle porte scorrevoli di vetro satinato bianco nascondo alla vista del locale perfetto, la volgarità del design delle macchinette per bibite, caffè e cibarie. Purtroppo ancora non ne hanno trovate che s’intonino con il livello di figosità dell’arredamento. Probabilmente verrano soppresse e sostituite con minibar gestiti da ragazze e ragazzi fighissimi, nei loro grembiulini in tinta con l’arredo. Mi sembra evidente che sia l’unica soluzione accettabile.
Comunque mentre ero lì a rimirare tutto questo controllo anche il megaschermo piatto di fronte a me che chiami i numeri, guardo il video, e noto che dà un sacco d’informazioni, sulle ultime 5 chiamate: a quale sportello andare, quanta gente c’è ancora in coda, cosa fare, etc… insomma, tantissime cose.
Leggo il cartello con le indicazioni. Gli sportelli occupano il resto del piano terra, e tutto il primo piano. Ci sono circa 30 sportelli.
Rileggo il mio bigliettino, oltre al numero, c’è la lettera che probabilmente indica il tipo di sportello a cui devo andare, un codice a barre. E il numero di persone che sono in coda prima di me per lo stesso sportello: fighissimo!!!! Per fortuna sono soltanto due.
Quando finalmente è il mio turno, torno nella piccola hall, leggo che dovrei andare al primo piano, chiedo conferma alla reception, e vado su. C’è un’altra piccola hall, un altra saletta d’attesa, un po’ di gente in piedi, e la porta su un “open-space”: la segreteria vera e propria. Entro nello spazio, alla mia destra c’è un muro, con molto seggiole e tavolini, per chi volesse aspettare lì, o per gli accompagnatori credo.
sulla sinistra c’è tutta la segreteria, oltre la fila di sportelli molto scrivanie, un sacco di gente che lavora, che va che viene, che parla. Solo lì, in fila ci saranno un dozzina di sportelli, molti aperti. La stanza è però ovattata, non c’è casino: hanno sicuramente usato i meglio materiali fonoassorbenti. E gli sportelli… non sono sportelli ovviamente! Via il vetro, non lo usano neanche più in posta dove sono a rischio furto, figurati qui.
Via anche il bancone, che è un limite alla comunicabilità, mettiamo solo semplici ed ergonomiche scrivanie. E per migliorare l’acustica, e per garantire la privacy, mettiamo separé tra una scrivania e l’altra. In legno chiaro questa volta, perché illumina.
Arrivo al mio sportello, e la segretaria mi fa cenno di accomodarmi sulla poltroncina ergonomica comodissima e fighissima di velluto rosso. Due chiacchere e tutto è chiaro.
L’unica pecca? E’ che dopo avermi abituato così bene, mi aspettavo arrivasse il maggiordomo a portarci il tea mentre eravamo lì a parlare.
E’ bello sapere che i soldi delle mie tasse vengono spesi bene.
Ah, le tasse, ecco cosa ero andato a fare al politecnico… bè, dopo sono andato a prelevare, ho scoperto che io, cliente del gruppo bancario di Torino, ora fuso con quello di Milano, non pago nei bancomat di entrambi, ma! ho il massimale ridotto negli sportelli “nuovi” del gruppo di Milano. Sgrunt! Quindi ho dovuto cercare su internet la banca torinense più vicina e andare a prelevare lì.
Poi tornare al Polimi ed andare nella banca interna appena in tempo.
Banca interna, perché il Polimi, non tocca il denaro, non lo accettano, che volgarità!
Anche il foglio datomi in segreteria era un “finto bonifico”, da ricopiare.
I moduli per le tasse ordinarie che arrivano per posta ( io come laureando non le ricevo più, devo andare in segreteria a chiedere ) non arrivano mica dal Politecnico, no che cosa volgare! Arrivano direttamente dalla banca convenzionata che ha uno sportello interno all’ateneo.
Per comodità ( i tempi e i costi aggiuntivi vengono annullati ) sono andato poi a pagare proprio nella filiale interna. Che cosa elegante! E’ in un palazzo “minore” della prima città studi di “umbertina”. Hanno risistemato l’interno con un grazioso soppalco con un ringhiera moderna, etc… e hanno dotato la banca di giovani impiegati, ragazze e ragazzi, giovani, carucci, ben vestiti ( eleganti, ma senza la giacca, in maniera “leggera” )
In linea con l’estetica “nuova” del politecnico.